Il 15 giugno di ottantanni fa a Roma
nasce Alberto Sordi, sicuramente il più grande attore apparso sulla scena della nostra
cinematografia dal dopoguerra in poi. Capace, irascibile, canagliesco, avaro,
aggressivamente romanesco e scaltramente italianesco, capace in definitiva
dadattarsi ad ogni ruolo.
Nessuno, come lui, ha saputo ritrarre, nel corso della sua lunghissima e
fortunata carriera, i vizi e le virtù dando quindi vita ad una sorta di storia di
un italiano come da titolo dun suo celeberrimo programma televisivo, costruito
con spezzoni delle pellicole girate durante oltre mezzo secolo.
La sua carriera inizia a 16 anni come attore di compagnia. La sua vera passione
è, e diventerà, il cinema. Appena diciannovenne Sordi esordisce nel grande schermo
sostenendo il suo primo ruolo di protagonista ne I tre aquilotti (1942) di
Mario Mattoli.
Ma, ancor prima che diventasse il grande Albertone che tutti
conosciamo, cè stato un grandissimo trascorso radiofonico. Nel 1947 esordisce alla
radio nei programmi Rosso e Nero e Oplà", ambedue condotti da
Corrado. Rielabora il personaggio de IL SIGNOR DICE con Fiorenzo Fiorentini.
Grazie a questi programmi Alberto inventa una caratterizzazione che diverrà
protagonista di molti suoi film: un tipo petulante e malizioso ed ingenuo allo stesso
tempo.
Il suo debutto nel mondo dello spettacolo risale al 1948, quando, presentato
alla neonata Rai dalla scrittrice Alba de Cespedes, conduce un programma di cui è anche
autore, Vi parla Alberto Sordi.
Nascono qui i compagnucci della parrocchietta che fanno ridere
tutta Italia. Subito dopo, nei primi anni 50, con il Teatrino di Alberto
Sordi che portano Sordi ai vertici della popolarità come comico e caratterista.
Con IL TEATRINO DI ALBERTO SORDI",
nel 1951 si conclude la parentesi radiofonica di Albertone
da ora in poi ci
regalerà film bellissimi e molto significativi, tuttoggi di grande attualità.
I suoi dialoghi surreali rappresentano lItalia fra la fine della guerra e
gli anni del boom economico più di qualsiasi pellicola cinematografica.
Ma è proprio il cinema a monopolizzare pienamente. Sordi ritorno alla radio
soltanto molti anni dopo, quando a Gran varietà ripropone le sue voci e i
suoi personaggi facendoli scoprire ad una nuova generazione che, ancora una volta, ci si
riconosce.
Tante sono state le generazione che cresciute in compagnia della radio fino a
quando la TV in qualche modo monopolizza la maggior parte dellattenzione ed il Sordi
non può fare a meno di cedere alla tentazione televisiva Sordi cede soltanto, in parte,
nel 1979, quando cura con tagli e montaggi la proposta della Rai dei suoi film più
famosi, nelle prime sei puntate di Storia di un italiano.
Sordi alla radio può essere un vero oggetto di studio per ricostruire la
nascita della rivista e della comicità prima dellera della televisione, cioè delle
immagini.
Assai attivo nel dopoguerra in rivista ed in radio, dove ha dato vita a
personaggi come il signor Coso, Mario Pio ed il conte Claro - che gli valgono una grande
popolarità e gli permettono dinterpretare (grazie a De Sica e Zavattini)
Mamma mia, che impressione! (1951) di Roberto Savarese, imprime una prima
svolta alla propria carriera tramite lincontro con Federico Fellini: Lo
sceicco bianco (1952) ed I vitelloni (1953) ce lo presentano nei panni
di giovane infingardo, vigliacchetto, indolente e furbesco, ruolo dipoi costantemente
ripetuto almeno sino a La grande guerra (1959) di Mario Monicelli.
Successivamente, egli darà vita ad una galleria di ritratti quasi tutti
negativi, dipinti con una cattiveria a volte inficiata da un sospetto di compiacimento,
sempre e comunque allinsegna dun magistero recitativo praticamente senza
uguali.
Tra i titoli da citare, Il seduttore (1954) di
Franco Rossi, Un americano a Roma (1954) di Steno, Il marito
(1958) di Gianni Puccini, Tutti a casa (1960) di Luigi Comencini, Una
vita difficile (1961) di Dino Risi, Mafioso (1962) di Alberto Lattuada,
Il medico della mutua (1968) di Luigi Zampa, Detenuto in attesa di
giudizio (1971) di Nanni Loy, Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe
compaesana illibata (1971) di Luigi Zampa, Lo scopone scientifico (1972)
di Luigi Comencini, Un borghese piccolo piccolo (1977) di Mario Monicelli.
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