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Dallo
stesso scritto:
Quella
stessa quiete, tuttavia, per contrasto, gli riportò
alla mente l’abitazione dove aveva trascorso la sua
infanzia e l’atmosfera chiassosa nella quale era
immersa.
Era
un appartamentino sito all’ultimo piano di uno di quei
caseggiati segnati dalla vetustà e traforati da una
moltitudine di balconcini e finestre, che incombono con
la loro mole su tante strade delle zone popolari di
Napoli.
Nino
ne rammentava solo una grande stanza adibita a sala da
pranzo dalla quale, salendo un gradino, si accedeva ad
una loggia, circondata da muretti di tufo screpolati,
qua e là decorati da macchie di muschio rinsecchito,
sui quali s’allungava un corteo di piante.
Qui
trascorreva la maggior parte della giornata,
dilettandosi con un violino ed un grosso cavallo a
dondolo in cartapesta, dono della Befana. Altri
giocattoli non ne aveva, ma egli se li inventava con la
mente e con le mani. Finché non arrivò il fratello,
unico compagno di giochi fu un gatto il quale, una
volta, precipitò nella strada sottostante senza
riportare danni, con sua gran sorpresa. Altri balocchi
erano
i pastori del presepe della loro vicina, Cassese, i
quali facevano le spese
della sua indelicatezza puerile. |