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Antonietta
& Salvatore
I
miei genitori. Ecco come descriveva il loro incontro mia
zia:
Poi,
rivolgendosi a lui che le ascoltava e le scrutava
perplesso, proseguiva: «Povero piccerillo… Starà
penzanne chiste so pazze!…Vuoi sapere bello da’ zia,
come si conobbero i tuoi genitori?…», e quindi, fatta
una pausa, mentre un riso furbesco e brioso le
illuminava il volto, accarezzandogli i capelli,
continuava. «Un pomeriggio stavamo passeggiando, quando
ad un tratto mi accorgo che ci segue un giovanotto.
Faccio finta di niente, ma lo seguo con la coda
dell’occhio. Poco dopo questi ci si affianca e chiede
di accompagnarci. Lo guardo, stringo sottobraccio mia
sorella ed affrettando il passo, le sussurro: - Per
carità, non ti fermare, non rispondere. Ha i capelli
rossi… chissà chi è…-
Ma che vuoi affrettare, quello non ci perdeva di
vista. Non si stancava. Ad ogni modo, come Dio volle,
arrivammo a casa. Ma il giorno dopo, e quelli
successivi, rieccotelo di nuovo dietro. Così mi avvidi
che aveva preso l’abitudine di piazzarsi di fronte al
nostro palazzo a spiare le nostre uscite. Diventò
un’ossessione…. Andò a finire che ogni pomeriggio,
prima di andare a spasso, spiavo da dietro le tende
della finestra per vedere se era giù in strada ad
aspettarci… Ed eccolo lì, puntuale come la morte,
sotto al palazzo. E mia sorella?!… ormai si stava
fissando, ma in un altro senso. |