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La poesia mi è venuta a trovare negli eccetera eccetera
Scriverò parole scontate, banali e decisamente poco originali. Già la premessa è da sottolineare nell’oceano delle parole superflue.
Sono nato ventisette anni fa, alcuni mesi e spiccioli di minuti. Nella mia vita ho subito e ho cercato molte trasfor-mazioni, perciò è difficile definirmi in modo esatto.
Da sempre vivo in Toscana, e da sempre mi sento vicino e alle volte distante al mondo dintorno.
I miei piccoli paesi si estendono nelle colline e nelle valli tra Firenze e Pisa, i miei fiori calpestati per questo da qui nascono, muoiono e risorgono verso la natura a me cara, e si dirigono nei loro frantumati pollini nelle arie di un confine molto vicino al non originale infinito. Con i miei occhi nocciola, ho sempre guardato agli avvenimenti della mia generazione con il dovuto sarcasmo e la necessaria ironia, non tralasciando la beata malinconia che questi generano e naturalmente l’amore e la trasparenza della indispensabile speranza.
Ho cercato di camminare avanti, nella solitudine, nel coraggio, nella paura, nella fragilità e nei valori residui dei miei anni caratterizzati da vicende personali e da episodi nazionali e internazionali. Ho cercato di camminare, guardando avanti e cercando indietro le parole più adatte per descrivere la mia sensazione e provare a capire le molteplici altre percezioni. La poesia, mi ha aiutato in questo, la poesia per me è la verità, è la vita, banalmente come da premessa. Le parole non devono avere dei sensi immensi, solo parole, la bellezza delle parole è semplice, niente di complicato, è pura, non confondibile, niente da decifrare. Alle volte può ferire, sgretolare, frantumare, altre invece aiuta a ricomporre, a rendere compatta l’aria, il respiro.
Vorrei con questa mia prima raccolta, dare un’altra concezione al continuo sentirsi malati di qualcosa che fa paura, vorrei dire che è sano avere sentimenti, essere partecipe con i sensi ai giorni che pian piano si svalutano di freddi arcobaleni e da aghi che ormai non ledono più la pelle. E nel fare questo non bisogna dimenticare l’ironia, il surrealismo di ogni situazione, trovare la leggerezza e la trasparenza.
La poesia mi è venuta trovare, dopo anni di scuola razionale, di indifferenza per ogni futuro, di desiderio, di protesta, di bassi voti ai compiti di italiano e non solo, di svogliatezza lavorativa, di esperienze universitarie prima in Giurisprudenza e poi in Lettere. La poesia mi è venuta a trovare, in pochi versi di un poeta allora per me sconosciuto quale Charles Baudelaire, mi è venuta a trovare in un fumetto adolescenziale, e da allora non mi ha lasciato.
Mi ha rapito. Mi ha accompagnato nelle prime infrazioni alle regole, negli amori contrastati, nei dolori, nella voglia di cambiare. La poesia mi è venuta a trovare, con l’incantesimo di uno sguardo innamorato, in un litigio con un amico, in un sorso di birra, nel mondo che non comprendo, nella politica corrotta, nei mass media controllati, nella televisione subliminale, nelle guerre di potere e nelle troppe banalità. La poesia mi è venuta a trovare negli eccetera eccetera.
Io non so chi sono, le mie esperienze sono simili a molti altri della mia età e non, io scrivo semplicemente per farmi capire e per capire, sempre, e spero di dare emozioni, sorrisi, lacrime e molti altri eccetera eccetera.
Francesco Bartalini
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