Federico Re

“..e ti darò le ali”

 

Un fiume potente di parole che all’improvviso si riversano nella vita e trovano strada negli occhi, nelle orecchie e nei cuori.
Fiumi di parole che s’insinuano e toccano vette superbe di bellezza, amori che vanno e vengono, sentimenti e occhi che diventano come diamanti lucenti che nessuno può ingannare.
I due poeti, un uomo e una donna in un connubio che tocca l’unione simbiotica di uno spirito grande e veritiero, tracciano sentieri profondi nel cielo per portarli sin quaggiù nella terra a dischiudere porte e allegre possibilità di vita.
Poesie come “ Così” oppure “Cos’è l’amore” o la stessa .. “Ti darò le ali” danno l’idea di un lungo sentiero percorso per arrivare ad un approdo dove la terra incontra lo spirito e tutto diventa possibile.
La vita che scorre come un fiume e le parole che continuano ad andare, a fluire verso un amore sempre più profondo. I destini di due anime che si toccano e creano qualcosa di nuovo e unico, portano la brezza di una novità dove ognuno fa la sua parte, e trova un giusto luogo per esprimersi.
Non c’è competizione, né ardore di vincere sull’altro, ma di essere e di lasciare che le parole facciano la loro strada, appunto poesia che sembra acqua piena di sonorità.
Nasce dal connubio, una musa che parla ai cuori, una musica che non appartiene a nessuno, neppure ai poeti che l’hanno creata, ma è di tutti.
È la vita a cui tutti aspirano…una vita con le Ali
 


Federico Re

LA BOTTIGLIA VUOTA

 

Una bottiglia vuota da riempire con pensieri ed azioni.
Riflessi del vetro distorti da animi inquieti che non sanno dove andare e che identità seguire e accettare. Rubriche dove uomini e donne si presentano e cercano un contatto, una frequenza di dialogo. Questo ed anche altro è La Bottiglia Vuota, uno scavare nei meandri dell’anima per cercare soluzioni a problemi, ricette seppure semplici per rendere la vita migliore.
Tutto è inquieto, veloce, intrigato, una matassa di pensieri ed emozioni dove ci si perde e alla fine si ritrova la semplicità della vita.
L’uomo tende una mano immaginaria verso il mondo femminile per divenire completo e maturo e le donne attendono, aspettano questo passo importante.
Forse ci sono soluzioni fra queste righe, oppure no, ma l’importante è tentare e scavare con coraggio dove nessuno ha mai provato.
Rubrica dopo rubrica si delinea il pensiero che unisce cuore a cuore e trova nel profondo di simboli e fantasie la ricetta per un vivere degno di essere raccontato.
In fondo sta tutto negli occhi di un uomo e di una donna il destino del mondo, l’equilibrio e l’amore che ne scaturisce trovano un riflesso là fuori nella vita di ogni giorno. Ancora una volta, come sempre, siamo noi che possiamo cambiare le cose solo cominciando da noi stessi perché chi siamo lo sappiamo sin troppo bene, ma ci fa ancora troppa paura mostrarlo e dirlo in giro.
Le bottiglie sono vuote e ci vuole tempo per riempirle, ma è questo che ci chiede la vita.


 

Federico Re

L'ULTIMO MIRACOLO 

 

Grazie ad un intrigante stratagemma il filo narrativo abilmente s’intesse tra le intime pagine di un diario che riportano alla luce il risultato di una introspezione che scava in uno spaccato di vissuto quotidiano di persone sempre diverse, più o meno deplorevoli o sventurate.
Pagine che progressivamente scorrono sotto l’accorta indagine del protagonista che ci accompagna in un lucido e dissacrante “viaggio”.

Il Fantasma del Bene viene inviato sulla Terra dal suo diretto superiore, Dio, per smascherare le ipocrisie e le menzogne che nascondono il male tra e negli uomini: a tale scopo egli raccoglie testimonianze di vita, che diventano le pagine del diario che il divino emissario riporta ai lettori ed al suo diretto superiore.
Grazie a questo stratagemma il romanzo di Federico Re è abilmente tessuto in una struttura bipartita: da una parte le intime pagine del diario, intense ed introspettive fino ad un espressionismo quasi tragico, pagine di persone sempre diverse, più o meno deplorevoli o sventurate, dall'altra i commenti del Fantasma del Bene, lucido e dissacrante "chirurgo" dei sentimenti malati, delle ipocrisie e dei più bassi istinti umani.
La narrazione intradiegetica permette al lettore di vivere in presa diretta i drammi delle pagine del diario e successivamente di prenderne tragicamente e catarticamente la distanza, questo anche grazie ai pensieri del Fantasma, che è smaliziato e disilluso, talora grottescamente beffardo e sincero fino quasi alla crudeltà.
Le pagine del diario rappresentano il male dell'Uomo, prodotto o subito, raffigurato in una varia umanità e in diverse tipologie umane: James il beone, Ivan ragazzo di Kiev che ama guardare le nuvole e sognare una vita migliore, una vecchia nonna che nessuno più ascolta mentre denunzia l'incomunicabilità del mondo che la circonda, Carlo l'impiegato, due ragazzi miracolati dall'esposizione radioattiva, Manuel rovinato da una vincita alla lotteria, Teodor l'uomo tradito.
Ma allora come salvarsi?
Il Fantasma ha smascherato alcune gravi e radicate ipocrisie del genere umano e quindi spetta proprio all'uomo il cambiamento, riconoscendo il male e rifiutandolo. In ciò consiste la speranza in un ultimo miracolo.
Certo la speranza appare molto improbabile.
Una soluzione sembra essere quella consegnata dall'ultima pagina di diario, quella di Paola che per incanto si accorge di poter leggere nei pensieri della gente, in questo modo tutti gli uomini dovranno essere sinceri e così come Paola legge i pensieri degli uomini il Fantasma del Bene ne ha smascherato e condannato le ipocrisie.
"Beati i bambini che sono sinceri e puri come l'acqua, non credono alle vostre palle camuffate di verità e arrivano sempre a sconcertarvi come meritate."
Ma gli uomini cambieranno?
Il Bene in quanto Fantasma è solo ciò che può togliere il velo dell'ipocrisia e della menzogna per consegnare agli uomini la responsabilità e il potere di cambiare.
Mentre a lui, personaggio testimone di verità per molti scomode, resta la speranza di aver smosso qualcosa in grado forse di portare ad un miracoloso cambiamento.
Il romanzo ha, dunque, una struttura narrativa originale; la scrittura è agile e sicura, lo stile è capace di specchiare nel linguaggio la realtà umana postmoderna fin nei più riposti angoli dell'interiorità.
Il finale, in cui il commento decisivo del Fantasma del Bene scioglie il dilemma trovando nella sincerità l'arma per sconfiggere il male che attanaglia il mondo sapremo essere sinceri e dire tutta la verità? E se questa sarà evidente fino a vederla dipinta negli occhi e nell'animo come ci comporteremo? Saremo ancora giudici e spietati esecutori per noi e per il prossimo? L'ultimo miracolo di cui parla il Fantasma del bene è un dono divino da usare con consapevolezza e saggezza, un dono in cui nulla può essere nascosto, e tutto diventa rivelazione, dai pensieri della madre di Paola all'ipocrisia viscerale dei politici che si nascondo per mostrare la loro vera faccia. Ma rimane sempre un dilemma, anche con l'immenso dono divino sapremo sconfiggere i mali del mondo?.....La risposta come sempre sta in noi. 

 

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