IntiIntervista a Inti, un artista di strada

Un Mino tra le Antiche strade di Carpineto
di Vera Ambra

È sera. Dopo che ha piovuto tutto il giorno e finalmente ha smesso, l’aria è piuttosto pungente, e nonostante ci sia freddo le stradine del centro storico di Carpineto sono piene di gente. Ad un certo punto mi fermo vicino ad un crocchio di gente: ad esibirsi c’è Inti un mimo.
La prima cosa che noto sono le bocche spalancate di meraviglia dei bambini che in prima fila guardano con stupore le sue magiche movenze.
Senza volerlo mi fermo ad esplorare la sua  performance. Lo guardo con gli occhi del poeta ed è qui che in lui ritrovo una gran forza creativa che mi fa immergere in poco tempo nel suo mondo fantastico attraverso l’alchimia di un momento puramente creativo ed espressivo. Ed ecco che l’artista dona ai presenti un unico ed irripetibile momento di grande contenuto emozionale.
Poi, come tutte le cose, arriva il momento che lo spettacolo si conclude e Inti raccatta i suoi strumenti di scena davanti a tutti. In questo momento è avvicinato da un bambino che stupito gli chiede:
«…Ma, sotto il trucco sei normale
«Io sono normale e sono così come mi vedi» Risponde Inti in tutta sincerità. E il bambino continua:
«Quando ti lavi la faccia… diventi normale?».
Dopo una tenera risata, fatta tra me e me, ecco che scatta nella mia mente una simile domanda. Forse più che altro la stessa parola essere “normale” diventa rassicurante. Ed è per questo che qualche giorno dopo anch’io ripropongo lo stesso quesito ad Inti.

Ci troviamo nei locali della Biblioteca di Carpineto Romano, luogo che è diventato il punto di concentramento di tutti gli artisti presenti al Festival che in quei giorni si svolgeva a Carpineto Romano. Il primo approccio con Inti è difficile, sento che tra me e lui c’è una barriera, una distanza che mi riesce difficile a colmare. In effetti, ho dimenticato che lui è un Mimo e i mimi hanno maniere di approcciarsi diversi: si esprimono con i gesti, con gli occhi, con le espressioni. La parola “mimo” ha origine dal latino mimus, che proviene dal greco mimos, derivato a sua volta dal verbo mimeomai, in altre parole imitare, rappresentare imitando. Inti, tutto sommato, è un seme della vita consegnato alla terra per far germogliare quella sua poesia che porta dentro.

Ecco che inizia il nostro colloquio.

– Cos’è per te la “normalità”.
La normalità è un concetto che ha un significato puramente statistico. È un modo per rassicurare quelle convenzioni che si stabiliscono tra gli esseri umani e che si fondamentalmente si basano sulle aspettative di un comportamento che rientra nei canoni accettati dalla maggior parte dei casi.

– Il trucco ti mette a disagio.
No. Provo disagio solamente quando mi sento sotto tensione. Magari agli occhi degli altri posso diventare un altro però con la maschera o senza la maschera sono sempre io.

– Cosa vuol significare per te essere un mimo?
È movimento controllato. Bisogno di comunicare. È un modo per raccontarsi. Raccontare quella parte di “bambino” che è rimasta in me. Ed è stato fin da quand’ero bambino che ho sempre coltivato un interesse particolare per la natura e di conseguenza per la strada.

– Come mai hai scelto “la strada”.
La strada dà la possibilità di ricominciare tutto daccapo. È come una fenice che si rinnova ogni volta. La strada dà un significato più comune al mio modo di essere, alla mia vita.

– Qual è stato il motivo che ha determinato la tua scelta.
La conformazione fisica del mio volto ha qualcosa che fa ridere qualunque cosa faccia. Capita comunemente che quando raccontavo qualcosa la gente si metteva a ridere, anche quando sono molto arrabbiato. Loro ridevano e io mi arrabbiavo sempre di più. Forse è stata la voglia di ridere di me stesso che ha fatto scaturire questa mia scelta. Che dire: ci sono persone che vanno a “scuola” per imparare le varie forme di spettacolo, come quello dei clown… io vorrei trovare una scuola per imparare a perdere la mia faccia da clown.

– Cos’è per te la tua arte.
È il modo migliore per raccontarmi ed io lo faccio attraverso quello che più mi piace, ad esempio il silenzio, i colori. Mi piace rappresentare situazioni e avvenimenti attraverso i gesti. Le parole non sempre tendono a definire ciò che si vuol dire. Un gesto non ha bisogno di parole per esprimersi ed è più avvolgente di una parola.

– Cos’è la gestualità.
La gestualità è anche la capacità di mimetizzarsi, di assumere il colore dell’ambiente che lo circonda.

– Un mimo come si rapporta con lo specchio.
Dipende dal tipo di specchio! Lo specchio è il riflesso dell’illusione, non è reale. Prova a focalizzare la tua attenzione sugli occhi, vedrai che il volto scompare del tutto.

– Come misuri il tuo rapporto con il pubblico.
Il rapporto con il pubblico c’è o non c’è e questo avviene solo nel momento in cui crollano le barriere è, quando succede c’è un rapporto intenso. Ritrovarsi “in scena" è un viaggio nel fantastico ma è anche il risultato di tante e tante ore impiegate a imparare e studiare.

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