Marzia Colitti alla Fiera Internazionale del Libro Torino 2005Conoscere la Danza Indiana

Intervista alla coreografa Marzia Colitti durante lo svolgimento del Salone del Libro 2005

Come ha vissuto la sua esperienza alla Fiera Internazionale del libro di Torino nella doppia veste di danzatrice e scrittrice?

«Quando Vera Ambra, Presidente dell'Associazione Akkuaria, alcuni mesi fa, mi propose di danzare a quest’ultima edizione del Salone Internazionale del Libro da poco conclusa, ne fui entusiasta, ma al tempo stesso un po’ sorpresa: “danzare ad una manifestazione dedicata alla lettura? Una cosa insolita, ma perché no?”. Non ero mai stata a questa manifestazione prima neanche come semplice visitatrice, quindi l’esperienza era del tutto nuova. E poi sarebbero stati presentati per la prima volta, tra i libri di Akkuaria, anche il mio libro sulla danza e quello di Daniela Naccari. Esibirsi sarebbe stata il giusto, quasi necessario completamento di due pubblicazioni brevi, ma ampiamente corredate di foto e di pose. Il venerdì sera, sebbene non ci fossero tanti visitatori quanti ce ne sono stati il sabato e la domenica, i campanellini delle mie “salangai” riuscirono ad attirare una discreta fetta di pubblico e ad animare in modo originale il piccolo e “periferico” stand.
È stato bello firmare la prima copia venduta di “Dove va lo sguardo va il cuore”, mio modesto contributo ad una meravigliosa forma d’arte quale è la danza indiana e visto il successo di venerdì il giorno dopo mi sono esibita di nuovo con due brevi intermezzi di danza tra una conferenza e l’altra, seppur senza il costume e i numerosi ornamenti che la tradizione richiederebbe. Anche senza gli ornamenti la danza indiana ha attirato e piacevolmente intrattenuto un folto gruppo di gente.»

 

Scrittura e danza. Due forme artistiche molto diffuse. Secondo lei l'una è più espressiva dell'altra? Sono due cose diverse? Hanno o possono avere punti di contatto, se non da un punto di vista formale, almeno nei contenuti espressivi?

«Non credo che una sia più espressiva dell’altra. Sono senza dubbio due forme d’arte differenti con differenti modi di esprimersi, ma nella danza indiana i punti di contatto tra l’una e l’altra sono quanto mai numerosi se si pensa che la pantomima, fondamemtale nella danza bharatanatyam, esprime il contenuto poetico attraverso il linguaggio corporeo.»

Le rimane più facile scrivere o danzare?

«In realtà non sono una scrittrice. Diciamo che ho più esperienza come danzatrice.»

Come è nata in lei la passione per la danza?

«Mi è sempre piaciuto danzare fin dalla più tenera età. Forse è qualcosa che mi porto dietro…dalle vite precedenti.»

Crede, allora, nella reincarnazione?

«Sì. E poi non si tratta di crederci o meno, fa parte dell'esistenza. Ci si può anche non credere, ma ciò non cambia il fatto che una volta lasciato questo nostro vestito di carne, l'anima quasi sempre torna sulla terra, dimenticandosi a livello conscio - ma non sempre e non completamente - della vita precedente.»

Quale sono state le ragioni che l'hanno spinta ad avvicinarsi alla danza classica indiana?

«La bellezza e l’armonia nella coordinazione tra le varie parti del corpo, la purezza delle linee nelle pose, una grande varietà ritmica del tutto sconosciuta nel nostro balletto classico, ma forse la cosa che più di tutte mi affascina è la raffinatezza del linguaggio mimico, così importante nella danza classica indiana.»

Che differenza intercorre tra il codice espressivo della danza contemporanea e quello della danza classica indiana?

Marzia Colitti«La danza contemporanea ha un’origine recente. 
È nata in seno alla cultura occidentale, ad una cultura che all’inizio del secolo scorso aveva espresso la sua insofferenza nei confronti dei canoni classici e delle sue regole già a cominciare – in campo pittorico – dall’impressionismo di Monet alla fine del XIX secolo e ancor di più nell’espressionismo e nel cubismo. Anche nella danza gli artisti cercarono nuovi linguaggi espressivi, nuove fonti d’ispirazione, e questa ricerca non è mai terminata. Secondo me la danza contemporanea non ha un codice, o almeno non ne ha uno solo ma sinceramente negli ultimi tempi questo anelare all’originalità ad ogni costo mi sembra sterile. Accanto ad alcune produzioni pregevoli, ce ne sono molte altre assai noiose. Non so, forse sono io ad avere perso ogni interesse per la danza contemporanea, per quanto un danzatore possa essere tecnicamente preparato, o il talento di un coreografo possa essere elogiato dalla critica. La danza classica indiana invece ha origini antichissime e il suo codice espressivo è rimasto per lo più invariato nel corso dei secoli. Certo, oggi accanto alla tradizione mitologica, alcuni artisti indiani propongono, forse coraggiosamente, temi che riguardano la denuncia sociale, come la condizione delle donne indiane, che ancora oggi subiscono una discriminazione basata su costumi arcaici duri a morire. Oppure personaggi storici: la coreografa Vyjayanthi Kashi, stimata interprete dello stile Kuchipudi (altro stile di danza classica) presentò, per la giornata dedicata alle donne lo scorso 8 marzo, e senza cambiare niente dello stile tradizionale, un lavoro dedicato alla regina di Jahnsi (JAHNSI KI RANI) famosa per avere strenuamente combattuto contro gli inglesi nella la metà del XIX secolo.»

Il passaggio tra queste due diverse forme di danza le ha comportato difficoltà da un punto della tecnica espressiva?

«No. Premetto che i miei primi approcci alla danza indiana risalgono ad un’epoca in cui già avevo abbandonato la danza contemporanea da diversi anni. E comunque la mia formazione di base è nel balletto classico, sebbene abbia studiato anche diversi generi di danza contemporanea.»

Marzia Colitti presso lo Stand BillBook alla Fiera del Libro di TorinoAlle giovanissime che si avvicinano alla danza consiglierebbe un approccio diretto con la danza classica indiana od è preferibile che seguano il suo stesso percorso?

«Non è necessario incominciare con la tecnica accademica se l’obiettivo è quello di apprendere la danza classica indiana. In India normalmente si inizia a studiare anche all’età di 5 o 6 anni. Se una bambina (o un bambino) lo desidera e ha la possibilità effettiva di apprendere la danza indiana – considerando che sul territorio nazionale i maestri di questo tipo di danza si contano sulla punta delle dita – perché farle fare qualcos’altro?»

Per lei danzare è più espressione della sua personalità e quindi passione per una ben precisa forma artistica oppure rappresenta la realizzazione di un  "sogno" che ha ragioni psicologiche diverse? 

«Danzare per me significa rendere omaggio alla danza stessa. Interpretare la danza indiana vuol dire effettivamente realizzare un sogno: quello di poter esplorare con il corpo e con l’anima questa meravigliosa forma d’arte e anche accettare la sfida di affrontarne le difficoltà. Difficoltà che non sono solo tecniche ma anche culturali poiché provengo da un paese molto lontano e molto diverso dall’India.»

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Marzia Colitti è nata a Roma, consegue l'attestato di insegnante di danza accademica nel 1988 presso l'Accademia Nazionale di Danza, allora diretta da Giuliana Penzi, dove frequenta anche le prime lezioni di danza contemporanea (tecnica Graham) inizialmente con Elsa Piperno, poi con Elizabeth Sjostrom.

Tra il 1990 e il 1991 frequenta il corso di formazione professionale per danzatori alla regione Lazio, dove studia tecnica accademica con Sue Carlton Jones e danza contemporanea con Roberta Garrison (tecnica Cunningham). Contemporaneamente partecipa a numerosi stage di approfondimento del balletto classico, soprattutto con la maestra Margarita Trajanova. Dopo un lungo periodo di pausa e di riflessione si avvicina alla danza classica indiana (stile Bharatanatyam) inizialmente con due brevi stage introduttivi: il primo nell'ottobre del 1996 con Roberta Rinci, il secondo l'anno successivo con Tiziana Leucci.
Dall'inizio del 2000 si dedica completamente allo studio della danza classica indiana con Giovanna Leva Joglekar, danzatrice italiana già allieva di Yamini Krishnamurti, uno dei nomi più noti nel mondo della danza indiana, anche fuori dall'India, paese d'origine. Marzia stessa ha occasione di incontrare la maestra Krishnamurti un mese l'anno in India per perfezionare lo stile. Oltre a studiare il repertorio di Yamini Krishnamurti, apprende alcune coreografie dalla maestra Usha Raghavan e da Annalisa Migliorini, sua allieva residente a Roma. Ha avuto un primo approccio con lo stile Kuchipudi (stile affine al bharatanatyam) nel settembre del 2002, con la maestra Vijayanti Kashi.

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