I VELI DELLA LUNA

La Sibilla errante

Helena Petrovna Blavatsky

di Roberto Negrini

 

"Ogni donna eccezionale, specialmente una scrittrice, sarà perseguitata dal mondo"

(Helena Fadeeva von Hahn, madre di H.P.B.)

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"Sembrava un uomo; una donna; un leone; un’aquila; una tartaruga; un rospo; era cosmica; era ogni cosa. Esteriormente ricordava la mostruosità di quelle strane forme disegnate da Blake, i cui abiti, capelli, gesti sembrano parte delle rocce e degli alberi che li circondano, che camminano cinti dallo zodiaco e tengono conversazione con gli dei".

Così l’artista americano Edmund Russel tentava di descrivere una delle più controverse figure dell’Occultismo tardo-ottocentesco: Helena Petrovna Blavatsky, sua amica e confidente. Una personalità emblematica intorno a cui si è scritto e discusso con accenti che hanno contrapposto l’esaltazione più acritica alla denigrazione più diffamatoria.

La sua vita fu un romanzo, la sua personalità un ciclone, il suo pensiero una rivoluzione, il suo potere personale un mistero. E le sue opere, multiformi, incredibili, monumentali, introdussero la prima sistematica diffusione di una visione magica del mondo.

Eppure proprio a causa della mancanza di obiettività dei seguaci, pari solo alla miopia dei detrattori, un’analisi comparativa dell’opera di Blavatsky in rapporto ad altri pionieri del pensiero gnostico e magico moderno (come Kremmerz, Gurdjieff, Crowley, Spare) attende di essere scritta.

E poco è stata studiata la peculiarità della sua posizione di donna sola e indipendente, ammessa ad alcuni tra i più esclusivi circoli misterici orientali, nonché leader spirituale di centinaia di esoteristi occidentali in un’epoca in cui alle donne dei paesi "evoluti" (e non in tutti) erano da poco stati concessi i più elementari diritti civili. Del resto nella sua famiglia genialità ed eccezionalità erano state frequenti, specie coniugate al femminile.

Helena Petrovna von Hahn nacque a Ekaterinoslav, attuale Dnepropetrovsk, in Ucraina, il 12 agosto 1831. Suo padre, il colonnello Peter Hahn von Rottenstern, discendeva da una nobile famiglia tedesca del Mecklemburg e sua madre Helena Fadeeva, morta a soli 25 anni, apparteneva alla più antica aristocrazia dell’impero zarista, oltre a essere imparentata con i conti ugonotti Du Plessy.

La Fadeeva divenne nota in Russia come scrittrice sotto lo pseudonimo di Zenajda, con il quale tra il 1830 e il ’40 firmò, prima assoluta in Russia, una serie di romanzi protofemministi che le guadagnarono l’appellativo di "George Sand della letteratura russa". A sua volta la madre di Helena Fadeeva, la principessa Helena Pavlovna Fadeeva dell’antico casato dei Dolgorukov, era artista e musicista, parlava cinque lingue e fu la prima e forse unica naturalista autodidatta dei suoi tempi.

Helena Petrovna rappresentava quindi la terza generazione di donne con quel nome e il suo destino sarebbe stato di gran lunga più eccezionale di quello della madre e della nonna, dalle quali ereditò comunque l’appassionato impeto di riforma sociale, la padronanza di molte lingue e l’avida curiosità umanistico-scientifica.

Diversi presagi prefigurarono il destino tempestoso di quella gracile bambina dagli occhi vitrei, il più eclatante dei quali fu l’incendio delle vesti del pope durante il battesimo a causa di un cero maldestramente manipolato. Inoltre fin dalla più tenera età Helena manifestò un carattere sensibile e insofferente a ogni disciplina e strani poteri di origine medianica.

A 17 anni, già da tempo orfana di madre e ormai stanca della vita di famiglia e della pur ricchissima biblioteca della nonna, decise all’improvviso di sposarsi. La scelta cadde su un amico di famiglia, il consigliere di stato Nicéphore Blavatsky, più vecchio di lei di quasi mezzo secolo. Ma una notte, dopo soli tre mesi di matrimonio non consumato e di tragicomica convivenza, la scatenata amazzone fuggì da sola, a cavallo, dalla residenza di Erevan verso il suo formidabile destino, non prima di aver esplorato le vicine pendici del biblico monte Ararat. Del generale Blavatsky non le rimase che il cognome, che utilizzò per tutta la vita contraendolo spesso, con il proprio nome, nelle iniziali H.P.B.

Uscita in modo rocambolesco dalla Russia la giovane avventuriera visitò Costantinopoli e la Grecia, poi si fermò in Egitto, dove un certo Paulos Metamon, magista copto la cui identità resta misteriosa, la introdusse ai primi rudimenti della Magia Egizia e dei Misteri Isiaci. Nel 1851 lasciò l’Egitto e dopo una permanenza a Parigi si recò a Londra. Lì coltivò contatti con Mazzini e con l’ambiente para-massonico della Giovane Europa e, come lei stessa racconta, incontrò un personaggio orientale dal nome forse simbolico di Morya, che fin da bambina aveva conosciuto in sogno e che riconobbe come proprio Maestro. Fu il primo contatto con la cosiddetta Grande Fratellanza Bianca, occulta e solo in parte fisica, che da millenni dirigerebbe l’evoluzione dell’umanità.

Un mito, questo dei Superiori Sconosciuti, di cui si era sussurrato fin dal Settecento tra gli eredi della Tradizione rosacruciana e in certi ambienti della Massoneria, ma che Blavatsky seppe presentare come realtà concreta.

Il periodo 1851-’58 risulta uno dei più evanescenti nella vita di H.P.B.

A quanto lei stessa afferma avrebbe compiuto due viaggi in Oriente fino al Cachemire, alla ricerca (o sotto la guida) dei suoi misteriosi Maestri, con due tentativi di entrare in Tibet clandestinamente, il secondo dei quali coronato da successo nel 1855 (o ’56) grazie all’aiuto di uno sciamano tartaro. Documenti ripubblicati di recente confermerebbero molti dei suoi racconti, contraddicendo la tesi secondo cui il periodo asiatico di H.P.B. sarebbe stato un espediente letterario per giustificare la sua vasta seppur confusa conoscenza delle dottrine indotibetane.

Dal ’58 al ’64 la ritroviamo in Russia in famiglia, dove sembra che abbia esibito un’incredibile amplificazione delle sue facoltà paranormali. Una predisposizione naturale che gli Istruttori asiatici avrebbero sottoposto a un training rigenerativo per trasmutare una problematica medianità in una sensibilità pitonica magicamente direzionabile.

Dopo altri viaggi, che la vedono in Italia, in Francia e di nuovo in Oriente e in Tibet, nel 1867 appare addirittura a fianco di Garibaldi nella battaglia di Mentana contro le truppe pontificie, dove rimane ferita. Infine nel ’73, dopo essere scampata a un naufragio e dopo tentativi abortiti di organizzare scuole magiche a Il Cairo e a Parigi, H.P.B. approda negli Stati Uniti, dove annoda contatti con quelle Fratellanze magiche che avrebbero costituito il substrato promotore del suo movimento.

In particolare stabilisce rapporti con l’Antico e Primitivo Rito di Memphis e Mitzraim, filiazione massonica che ebbe un’influenza determinante per la nascita di illustri Ordini iniziatici europei come l’Ordine Martinista in Francia e l’Ordo Templi Orientis (O.T.O.) in Germania, uno dei cui fondatori, Franz Hartmann, fu segretario di Blavatsky per anni. Si affilia inoltre alla Hermetic Brotherhood of Luxor, detentrice di tradizioni operative legate alla Magia Cerimoniale e all’alchimia sessuale.Fu proprio dal sodalizio di H.P.B. con membri della Massoneria e della Luxor che il 17 novembre 1875 nacque a New York la Società Teosofica. Tre i suoi scopi:

     1 - formare un nucleo di fratellanza universale estraneo a       distinzioni di razza, religione, sesso e livello sociale;

2 - incoraggiare lo studio comparato di religioni, filosofie e scienze;

3 - investigare le leggi nascoste della Natura e i poteri latenti dell’Uomo.

Nell’autunno 1877 Blavatsky pubblicò la prima monumentale sintesi del suo pensiero, Iside svelata, poi si trasferì in India, fondando ad Adyar, presso Madras, il fulcro mondiale di irradiazione della Società Teosofica. La sua lotta infaticabile per risvegliare l’orgoglio spirituale e culturale degli indiani, frustrato dal potere coloniale cristiano, scatenò contro di lei l’odio delle autorità religiose, mentre la sfida allo scientismo ottuso dell’epoca le attirò strali di larga parte del mondo scientifico. Ma che dire quando questa bizzarra e grassa sibilla, dinanzi a uno scettico interlocutore, dopo aver spiegato tra una sigaretta e l’altra il meccanismo dei fenomeni occulti agitava con aria di sufficienza una mano e faceva piovere sul malcapitato cascate di fiori freschi dal nulla? O quando i suoi insegnamenti venivano precisati da lettere manoscritte dei Fratelli (chiamati in India Mahatma, o Grandi Anime), che apparivano nei luoghi più assurdi e spesso cadevano dall’aria nelle mani di seguaci esterrefatti, alcuni dei quali dichiararono poi di avere incontrato fisicamente i Mahatma? Prestidigitazione? Forse. Ma spesso i fenomeni avvenivano anche mentre lei era assente.

Nel 1884 in India, su ispirazione di ambienti missionari, i coniugi ricattatori Coulomb esibirono false lettere di H.P.B. da cui risultava che i fenomeni da lei prodotti erano fraudolenti. Seguì un’indagine della Società per le Ricerche Psichiche di Londra condotta da Richard Hodgson, che compilò un rapporto in cui Blavatsky veniva denunciata come truffatrice. Solo nel 1986 la stessa Società di Ricerche londinese, nella persona di Vernon Harrison esperto di falsificazioni, ha riabilitato H.P.B., rilevando la superficialità e la faziosità di Hogdson e rivolgendo postume scuse alla grande occultista diffamata.

Nonostante il trauma dello scandalo Blavatsky proseguì per la sua strada e, dopo essersi trasferita prima a Würzburg (Germania) poi a Londra, compilò la sua seconda opera: La dottrina segreta, pubblicata nel 1888. Tre volumi di 2200 pagine complessive, presentati come "una sintesi di scienza, religione e filosofia" e basati sulla decifrazione di un arcaico testo tibetano solo a lei noto, il Libro di Dzyan, la cui reale natura è ancora oggetto di controversie.

Il corpus dottrinale di Blavatsky rappresenta il primo tentativo moderno di rielaborazione gnostica, ermetica e magica delle dottrine esoteriche, proponendo concezioni quali: l’unità fondamentale di tutte le tradizioni del Sacro, l’estrema antichità dell’Uomo e la sua origine cosmica, la negazione di Dio come essere personale, l’eternità e divinità della Materia, la possibilità per l’uomo e per la donna di raggiungere la saggezza attraverso l’Iniziazione, l’eterna ciclicità di ogni manifestazione, la legge di causa-effetto (Karma) come regolatrice dell’ordine naturale delle cose, l’esistenza di Esseri e Poteri Superiori. E infine la condanna radicale di ogni dogmatismo religioso, e particolarmente del Cristianesimo storico, alla luce di una sorta di Luciferismo Gnostico o Teo-Sophia, la Sapienza del Divino.

In queste convinzioni H.P.B. visse e in queste convinzioni morì, a Londra, circondata da quei pochi che veramente l’avevano amata, il 10 maggio 1891.

Se pur macroscopica fu la genialità di Blavatsky macroscopici furono anche alcuni suoi limiti psicologici e dottrinali, evidenti nel rifiuto di Tradizioni come il Tantrismo e la Magia Cerimoniale, che pure aveva conosciuto nella Luxor, da lei bollati come "magia nera", forse anche a causa della sua propensione alla castità e di una forte avversione per il ritualismo. Ed è emblematico che proprio questi aspetti riduttivi del suo insegnamento siano stati tra i più apprezzati da certo spiritualismo occidentale e che i continuatori li abbiano ingigantiti a tal punto da determinare una misticizzazione e spesso una cristianizzazione della Teosofia. Mentre H.P.B., pur nel rispetto per il mito gnostico del Christos, riteneva che il Gesù della leggenda evangelica non fosse neppure esistito.

Così oggi la reale comprensione del portato iniziatico-filosofico di Blavatsky nelle sue componenti più interessanti è forse rilevabile più all’esterno che all’interno della Società Teosofica.

Ma chi o che cosa si era mosso dietro, o sopra, o attraverso madame Blavatsky? Quale indefinibile energia aveva animato questo incrocio fra vestale, soldato di ventura, filosofa, strega e pontefice pagano? H.P.B. era uno strambo genio di creatività, truffa e idealismo o uno strumento di quei Poteri che agiscono dietro le quinte della Storia? è possibile che dopo essere stati "ideati" da lei i Mahatma abbiano preso vita in una sorta di Realtà Virtuale e incontrato altri pontefici e altre pitonesse? Può esistere un’interazione tra Archetipo e Storia al punto che un mito altamente simbolico come quello dei Superiori Sconosciuti possa concretizzarsi, dettare libri, fondare Ordini, assumere forme diverse in tempi e ambienti diversi? A fianco di Morya e Kooth-Hoomi troviamo i Collegi Operanti Invisibili di Kremmerz e i Fratelli della Stella d’Argento di Crowley, per arrivare al moderno mistero degli UFO e dei loro occupanti, prefigurato un secolo fa da Blavatsky che parlò di rapporti tra gli umani e i "Signori della Fiamma".

Inoltre per quale arcana rete di saggezze precognitive in testi pubblicati da H.P.B. tra il 1877 e il 1888 si trovano concetti elaborati solo nel nostro secolo, come la divisibilità degli atomi, il loro perpetuo movimento, la convertibilità reciproca tra materia ed energia, il vuoto subnucleare, il moto ondulatorio delle particelle? E perché Einstein, come riferisce la nipote, teneva sulla scrivania una copia della Dottrina segreta e mitologi e psicologi della statura di Campbell e Jung hanno dimostrato profondo interesse per alcune parti della Teosofia di Blavatsky?

Resta il fatto incontrovertibile che l’intero tessuto culturale neo-gnostico che oggi serpeggia in tutti i continenti del mondo si trova abbozzato nelle opere principali di H.P.B. e nelle elaborate "lettere" dei suoi Mahatma, che insigni grafologi, anche con l’ausilio di computer, hanno dimostrato essere state scritte in una calligrafia diversa da quella dell’occultista.

Ma quale che sia la fonte reale di tutto questo, chiunque nel nostro secolo abbia aperto la mente e il cuore alla riscoperta dell’antica Saggezza Iniziatica deve qualcosa all’enigmatica madame Blavatsky. E - al di là di qualsiasi snobismo nei suoi confronti - non può che concordare con l’assioma da lei scelto per diffondere il suo pensiero: "non vi è Religione superiore alla Verità!".

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