“Cimeli di Organza”, il libro di versi d’esordio della poetessa Dominga Carrubba  il cui ricavato dalle vendite l’Autrice ha destinato in beneficenza alle attività della IBISCUS (Onlus) – Lega per la ricerca e il trattamento della leucemia e dei tumori infantili.

 

  Al di là del gesto che mi sembra nobilissimo, non va trascurato il valore letterario dei versi di Dominga Carrubba per i quali Pino Amatiello, Rettore Nazionale dell’Ateneo di poesia e di storia delle poetiche europee, che ha li ha editi, ha scritto la seguente Prefazione:

  “La Sicilia ha dato all’Italia la “prima” poesia; essa è nata nella reggia di Federico II che non fu solo un “Trimalcione”, appassionato di gastronomia siciliana al punto da “meritare” di essere collocato dall’Alighieri nel Cerchio dei golosi, ma incoraggiò e stimolò i migliori ingegni della sua epoca.

  Se poi non fosse nato Dante noi oggi parleremmo e scriveremmo un “siciliano illustre”.

  Lo stesso Sommo poeta oggi proverebbe meraviglia se dovesse rendersi conto che con l’Unione Europea tutte le cosiddette “lingue nazionali” sono state declassate a “dialetti” rispetto alla lingua inglese; figurarsi come ne esce la Divina Commedia che si può definire la più grande “opera dialettale” del mondo!

  É un caso che la Sicilia abbia poi “sfornato” nel corso dei secoli poeti grandissimi, generazioni che da Pindaro si susseguono fino a Giovanni Meli, a Salvatore Quasimodo,  a Luigi Pirandello (poeta sconosciuto purtroppo ai più) a Nino Martoglio, ad Alessio Di Giovanni a Vincenzo Licata?

  Non sarà il sole per cui la Sicilia è anche denominata “L’Isola del Sole” a favorire questa fioritura di autentici e straordinari poeti? Il sole che matura le spighe gravide di chicchi provvidenziali o che imbiondi le uve che daranno nettare per gli dei?

  Quanto sto dicendo è solo campanilismo, essendo nato a Sciacca Terme nell’epicentro della Civiltà Greca che perennemente è presente con i suoi Templi, quelli della Valle agrigentina, di Segesta, di Selinunte, tanto per citare alcune località, che ne furono folgorate… o è solo citazione letteraria “ad usum delphini” per introdurre la poesia di Dominga Carrubba contenuta nel suo libro d’esordio “Cimeli d’Organza”?

  Lungi da me qualsiasi volontà celebrativa o attestati di amicizia o di stIma; se è vero  xhe riferendosi ad un’opera l’indagine critica non prescinde dalla personalità del suo autore.

  Nel caso della Carrubba, mi atterrò esclusivamente a porre in evidenza quelli che mi sembrano i pregi della sua poesia.

  Intanto al posto della “spiga gravida di chicchi”, leggendola , si può immaginare  una “spiga” virtuale  i cui chicchi provvidenziali siano le parole, scavate nella sua anima ungarettianamente “come un abisso”.

  La parola per Dominga Carrubba  è “nota” su un pentagramma; è voce sincopata  e melodiosa, straordinario mezzo per raccontare e raccontarsi.

  Parca di aggettivi, in totale assenza di punteggiatura  (assenza che non vuole essere status-simbol di eccesso di modernità, ma, a mio parere il voler lasciare al lettore la libertà di collegare flussi di pensiero, azzardi sintattici e legature di portamento o di valore) questa poesia appare “giovane”( pur essendo la prima datata1988) e nell’ottica del “consumo rapido” che oggi facciamo di tutto, quindi anche della poesia.

  Non si creda però che questa notazione possa in qualche modo classificare la poesia della Carrubba e ottenerla oggetto di rapido consumo a causa della brevità dei versi (sovente un verso è una sola  parola), ma, al contrario, questa “rapidità” espressiva è indice di immediatezza di un modo unico d’espressione al quale non occorrono orpelli o “rifiniture”.

  Una poesia, quindi, che si eleva dalla massa di sedicenti poesie che vogliono essere moderne o d’avanguardia a tutti i costi, nella quale il canto sgorga sonoro e d’istinto.”

 

  E scrive Alexander Sergievskji, critico letterario russo:

 

  “In “cimeli d’Organza” Dominga Carrubba si presenta con una poesia leggera e immediata grazie soprattutto ad una forma non convenzionale.

  L’estrema brevità delle strofe dà vita ad un ritmo veloce e incalzante.

  D’altra parte, la “sregolatezza” sintattica e la totale assenza della punteggiatura, unite ad una scelta lessicale che le dona una rara musicalità, fanno si che, come solo nella vera poesia accade, il senso profondo arrivi al lettore in maniera puramente e squisitamente irrazionale.

  Una musicalità fatta di parole che, seppur sovente usuali, si intrecciano in una sinfonia delicata, ricolma del mistero dell’anima poetica sì da sembrare risuonare per la prima volta.

  Poesia, dunque, fortemente suggestiva, questa di Dominga Carrubba, che parla per immagini e suoni.

  Poesia “donna e madre”, colma di accesa sensibilità femminile che guarda, scruta, osserva il mondo da tutte le sfaccettature possibili, capace di vedere e distinguere la moltitudine delle sfumature sotto cui si presenta la complicata costruzione della realtà e della propria dimensione interiore.

  Una poesia che partorisce associazioni a volte sorprendenti e che cerca di oltrepassare quella linea sottile, labile oltre cui “ombra diviene il mondo e cessano le domande” dell’uomo.”

ALCUNE POESIE

Si vedono
si salutano
e per abitudine
vanno chiedendosi
come stai che fai dove vai
e tra marasma di manichini
coi sorrisi timbrati
e corpo agghiacciato
dall’anima
dimessa
in rumori
volteggiano
Poi specchiate alle vetrine
erano figure di parole gesti o sensi
falsa sorpresa
di un ieri immanente
Ora cartoni sdoppiati
di nuovo si vedono
ma ciascuno incurante
perché la vita sua tesse
che a voce stesa
schernisce
e in geloso silenzio
gioisce
per abitudine solo.




 

Fragranza
di primavera
ancora vergine
primo tepore
di nature
che sbirciano
scogliere
smussate
da mari
di seta
Rituali
fissati
in sguardi
curiosi
di un’età
sorpresa
di emozioni
in silenzio
Tra una folla
senza volto
di parole
che vanno
bisbigliando
nell’anima
di una conchiglia
frangenti
del mio
tempo.
 

Quante volte
sono stata
a te vicina
senza dire
parole
che tu
potessi sentire
e sobbalzando
nel vuoto
a me tornavano
in echi
delusi
Ora
capinere
ed usignoli
sono
gli ospiti
dei tuoi giorni
di una vita incuranti
in un tempo
fantasma
Mentre
i cuori
rimasti
soli
stentano
feriti
da mali
impietosi
prodighi
di foto sbiadite
e pensieri confusi
su cimeli
di organza.

 

Ed ora
il silenzio
diaframma
del vero
che stende
la vita
su terre
in congiura
Madri
di eroi
aureole
del tempo
che vanno
di nuovo
ogni giorno
morendo
in parvenze di cuori
che memoria
non hanno
Volti in attesa
in alto le mani
con le dita serrate
ecco i colori
di pagine di storia
smorfia di nomi
e dialetti
ragguaglio di sermoni
e saluti
a chi sorprende
il nome
dei pupi.

T’imbattesti
in finestre
per caso
semiaperte
e da giù
di voci bianche
sentisti
forte
i cori
Allora
ascolto
al cuore
desti
che diceva
ricordi
sempre
le mani
fare
i larghi
girotondi
e le corse
di figli
verso madri
di fiabe
fate
Per Iddio
più piano
adesso canti
e ti soffermi
ovunque credi
ci sia mistero
che al cielo
porti
Girovagando
prosegui poi
e di grembiuli
i nastri azzurri
di brio
dimesso
l’eco
fanno.

 ***

Dominga Carrubba nasce il 12 aprile 1973 a Palermo. Vive e lavora a Messina. Sue poesie hanno incontrato il favore di critici e ricevuto riconoscimenti e segnalazioni tra cui: Premio Letterario "Città di Caserta", 1995. Premio internazionale di Poesia "Alba Florio", 1997. Segnalazione d'Onore Premio Internazionale di Poesia "Il Faro d'Argento", 1997. Premio Internazionale "Lev Tolstoj ed. 2201". V Premio "Il Tarassaco d'Oro, ed 2004. 
Segnalazione di Merito: Premio Il Diamante, 2004. Ventennale de "Il Giornale dei Poeti, al quale collabora come Corrispondente della Sicilia Orientale.

 

L’opera potrà essere richiesta inviando 13 euro (comprensive delle spese per la spedizione) a: Dominga Carrubba – Viale Giostra Tremonti – Cooperativa

“La Gazzella” A/24 – 98152 Messina-

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