Sulla Danza...
Essere Danzatore, esserlo profondamente, rappresenta un raro privilegio.
Il Danzatore può arrivare ad essere, in maniera autentica, l'essenza stessa del pensiero. L'essenza libera da vincoli linguistici e dialettici, e quindi di efficacia immediata, del pensiero elevato a poesia.
Essere Danzatore rappresenta dunque il raro privilegio di poter comunicare con il mondo attraverso un linguaggio personale ed essenziale, un linguaggio che é teso verso l'infinito ed é manifestazione dell'anima.
Il privilegio del Danzatore é anche quello di poter, attraverso il movimento, scrivere nello spazio impossessandosene e di conseguenza ricreando un contesto spazio-tempo che é solo suo e del suo pubblico. La magia scenica, poi, é forse illusione ma non finzione, in quanto l'interpretazione dovrebbe non essere finta, o falsa o ricreata artificialmente, ma dovrebbe piuttosto scaturire direttamente dalla propria interiorità, ricca di un vissuto personale e del proprio bagaglio di emozioni, per arrivare al cuore dello spettatore come un lampo abbagliante.
Esiste infatti un filo sottilissimo che riesce a collegare, nell' oscurità del Teatro, l'interprete e lo spettatore in un dialogo esclusivo ed irripetibile, reso possibile dalla passione dell'uno intimamente unita all'attenzione dell'altro.
Questa comunicazione d'amore cela un ulteriore, irrinunciabile privilegio del Danzatore: quello, cui accennavo, dell'incorporazione dell'Idea, vale a dire dell'Azione Prima grazie alla quale ci muoviamo e grazie alla quale diveniamo metafore, valori assoluti al servizio di un messaggio.
È questa la "nudità" cui alludeva Stephane Mallarmé, l'essere spoglio da qualunque artificio così da vivere semplicemente nella propria essenza, trasfigurando la propria soggettività e persino la propria corporeità per ambire ad attingere l'orizzonte dell'universale ed essere, ancora con Mallarmé, al tempo stesso in sé e fuori di sé superando il limite oggettivo della quotidianità.
E' bello lavorare con colleghi disponibili a darsi all'altro ed a viversi sulla scena senza riserve o inutili pudori. Una vitale fonte di arricchimento è poi l'incontro con grandissimi artisti come Carla Fracci, che ho avuto la fortuna di affiancare in meravigliosi Pas de Deux come quello, di una spiritualità quasi dolorosa, creato da Luc Bouy sullo Stabat Mater di Boccherini ed ispirato ai versi di Jacopone da Todi.
E l'incanto, sorprendente, é che la tensione all'eterno si giochi in un unico attimo, quello effimero ed irripetibile della rappresentazione teatrale.
In ultima analisi, la Danza é un volo libero. Libero e liberatorio. È una meditazione, al suo stadio più alto.
Per queste ragioni ho scelto, con tutte le mie forze, quelle del cuore e quelle dell'intelletto, di essere Danzatore, e di esserlo profondamente.
Solo il tempo ed il pubblico sapranno dire, un giorno, se davvero ci sono riuscito.
Fabio Grossi
Fabio Grossi, danzatore romano premiato ai concorsi internazionali di Rieti e di Mosca ed insignito del Premio Positano, ha fatto parte negli ultimi anni di importanti compagnie europee (Aterballetto, Ballet de Genève, Leipzig Ballett, Scala di Milano, Ballet de Marseille) arricchendo il suo repertorio delle migliori firme contemporanee (Balanchine, Kylian, Forsythe, Scholz, Naharin, Amodio, Bigonzetti).
E' oggi tra i principali interpreti del repertorio classico al Teatro dell'Opera di Roma, spesso partner di Carla Fracci in nuove creazioni.
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