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Nya DanielaFogar
L’artiglio della luna
Appunti critici di Graziella Atzori
L’universo femminile nella sua
complessità e totalità – meglio sarebbe dire nella sua magica
rotondità – è il motivo centrale del bel libro di Daniela Nya Fogar.
La tematica si palesa già nel titolo L’artiglio della luna, e subito
veniamo a sapere che l’artista, con un linguaggio spesso surreale,
vuole resuscitare e dare piena dignità alla forza, alla potenza
creatrice, distruttrice e rinnovatrice, dunque divina, racchiusa nel
“sesso debole” che debole non è. È una forza celeste e insieme
tellurica, negata dalla cultura e nascosta troppo spesso da una
dulcorata, stereotipata e univoca dolcezza muliebre ancillare.
Artiglio quindi, e accostamento, nei testi, dell’io femminile a
tigri e lupe, ma pure a sirene, amazzoni, personaggi mitici e
storici anche poco noti, come Camilla figlia del re dei Volsci,
oppure Zenobia regina e condottiera, che si batté valorosamente e
sfortunatamente
contro Aureliano.
Non siamo però di fronte a un trattato storico o sociologico, bensì
a una raccolta di liriche. Dunque il tono non è quello dimostrativo
o didattico, ci troviamo trasportati sul piano favolistico e
ispirato. È la voce interiore che continuamente parla e guida,
l’autrice si abbandona all’intuizione, lasciandosi portar
dall’estro, dall’umoralità, dal sentimento e dalla passione. Sono
questi stati d’animo racchiusi in una goccia – e in una goccia
d’acqua in una bollicina è contenuto l’universo – a farci approdare
verso la saggezza lunare, verso la rinascita o seconda nascita.
Il cammino della presa di coscienza, o della spiritualità, va dal
vivere passivamente spinti da forze oscure, alla conquista della
propria regalità luminosa, ovvero cosciente, fino a raggiungere
sentimenti cosmici (sarò uno con l’intera esistenza).
La spiritualità nulla ha a che vedere con conquiste di ruolo o
potere, si gioca sul terreno coscienziale ed esistenziale, è una
serenità raggiunta, nonostante le bufere e gli abbandoni, tanto che
Daniela Nya Fogar, a conclusione, può scrivere la bellissima
Semplicemente vivo, identificandosi nella natura con senso panico,
nella dea Iside-Luna-Ecate, e pure in quel maschile configurato in
Ade.
Quest’ultimo dio ha imparato ad abbandonare le sue mire di possesso
su Persefone.
Non è possibile una crescita dell’anima, sembra dirci Nya, con il
suo nome esoterico-mistico e la sua voce da veggente, senza
spalancare le porte al simbolo, a quella mitologia presente in tutti
i popoli e sotto tutti i cieli, presso i Nativi Americani come
presso i Greci, i Cristiani, i Celti, che nel suo pantheon include
lei, stella e luna, pesce, vaso sacro, nulla che non è un vaso
vuoto. La dea.
Le qualità intuitive diventano forza che conduce all’autoconsapevolezza,
nello scorrere degli eventi, simbolizzati dalle quattro fasi della
luna: luna crescente, luna piena, luna calante, luna nera, quest’ultima
è silenzioso e fecondo pre-inizio del cosmo.
E quattro sono anche le sezioni del libro, precedute ciascuna da una
didascalia di Letizia di Terlizzi. Il commento all’opera è di Nora
Miotto, che compila un glossario relativo a necessarie notizie
mitologiche.
Ho accennato alla vena surreale di questa poetessa che sa
felicemente coniugare il divino con la vita quotidiana, in un
movimento lessicale originale, inusitato: leggiamo espressioni quali
pettino l’acqua si stava in un blu amaranto/quando grigio è entrato
dalla porta socchiusa. oppure gli sguardi sono prati nascenti. Onde
di sabbia assumono le circostanze d’obbligo, mute e illusorie. Gli
occhi del mare su di me, Aperti come fari sgranocchiano involtini di
corallo. La gonna blu del mare e molte altre ancora. Sono continue
ed efficaci trasfigurazioni, atte a far percepire il tutto in tutto.
Negli accostamenti impensati e nelle aporie apparenti ricomposte,
l’esistenza ha un senso segreto, è Grande Mistero e Il ragno lo
intesse con dita sicure.
La grande vittoria di Nya consiste nell’imparare che il desiderio è
eterno, è l’albero della vita, la vita nascosta sotto l’albero.
Vittoria è sapere che il dolore non ruba ma solo tocca.
La Papessa, seconda carta dei Tarocchi in copertina, realizzata dal
grafico Nanni Spano, è rappresentata vestita da sposa, con fiori
intorno al capo e sotto il seno, non ha volto in quanto immagine
dell’eterno femminino.
È sempre lei, Iside velata che si rivela a chi sa andare verso
l’immortalità, percorrendo le strade del tempo e strappandone il
velo,
seguendo il ciclo ripetuto lunare circolare.
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Daniela
Nya e Federico Re
“..e ti darò le ali”
Un fiume
potente di parole che all’improvviso si riversano nella vita e
trovano strada negli occhi, nelle orecchie e nei cuori.
Fiumi di parole che s’insinuano e toccano vette superbe di bellezza,
amori che vanno e vengono, sentimenti e occhi che diventano come
diamanti lucenti che nessuno può ingannare.
I due poeti, un uomo e una donna in un connubio che tocca l’unione
simbiotica di uno spirito grande e veritiero, tracciano sentieri
profondi nel cielo per portarli sin quaggiù nella terra a
dischiudere porte e allegre possibilità di vita.
Poesie come “ Così” oppure “Cos’è l’amore” o la stessa .. “Ti darò
le ali” danno l’idea di un lungo sentiero percorso per arrivare ad
un approdo dove la terra incontra lo spirito e tutto diventa
possibile.
La vita che scorre come un fiume e le parole che continuano ad
andare, a fluire verso un amore sempre più profondo. I destini di
due anime che si toccano e creano qualcosa di nuovo e unico, portano
la brezza di una novità dove ognuno fa la sua parte, e trova un
giusto luogo per esprimersi.
Non c’è competizione, né ardore di vincere sull’altro, ma di essere
e di lasciare che le parole facciano la loro strada, appunto poesia
che sembra acqua piena di sonorità.
Nasce dal connubio, una musa che parla ai cuori, una musica che non
appartiene a nessuno, neppure ai poeti che l’hanno creata, ma è di
tutti.
È la vita a cui tutti aspirano…una vita con le Ali
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