Nya DanielaFogar
L’artiglio della luna

 


Dicono alcuni che sulla terra nera sia la cosa più bella un esercito di cavalieri, altri di fanti, altri di navi, io invece dico quel che si ama.
Saffo


La nascita di un libro è sempre un “lieto evento”, che va salutato favorevolmente.
La nostra scrittrice, conosciuta con lo pseudonimo di Nya, ci offre questa possibilità: la lettura avvincente di queste prose poetiche.
Si tratta di poesie incisive, simboliche, libere da ogni schema metrico – tranne che per la Filastrocca per Melusina – simili a diamanti che colpiscono per la loro schiettezza e che non lasciano indifferenti.
Esse permettono a Nya di entrare in punta di piedi e in prima persona per rivelare la sua sofferenza di donna, che ha conosciuto l’amore, il tradimento e l’amore a senso unico.
Destino di noi tutte, quello di dare ogni minima attenzione ad un uomo, che poi non sa come ridarcelo!
Davanti a tanta sofferenza c’è la ricerca della Verità: è meglio accettare la realtà, combattere come guerrieri, continuando a crederci, comunque, nell’amore, quando ci si rende conto che “le favole sono finite” e non c’è più “il tempo per le filastrocche”!
Nya si presenta come una persona interessante ma complessa, perché molti sono i suoi interessi.
Innanzitutto la cultura dei Nativi d’America, per la quale prova un amore sconfinato, ma non solo: Nya vorrebbe anche concludere il suo ciclo vitale nella terra del “bisonte bianco” (come nelle poesie Penne rosse nel vento e Il quinto mondo). E poi la cultura egizia e, in particolare, il mito di Iside (come nella poesia Viaggio).
Si rivela una conoscitrice del mondo classico, infatti numerosi sono i personaggi greci e romani citati e così i miti (Camilla, le Amazzoni, Artemide, le Sirene) che diventano simboli del suo pensiero e il suo stesso pseudonimo deriva da Polimnya (cioè “ricca di inni”), una delle Muse, inventrice della lira, dell’agricoltura e dell’arte mimica.
È inoltre appassionata delle sorelle Brontë, soprattutto di Emily – la scrittrice di Cime tempestose e autrice di quasi duecento poesie – alla cui vita spesso si ispira (come nella poesia a lei dedicata).
Ha coltivato poi l’interesse per l’astrologia, l’esoterismo, la falconeria, il Medio Evo, è affascinata dal mondo celtico. Ha viaggiato molto ma spesso da sola, perché si sente un “lupo solitario”, una persona che per anni ha vissuto vincendo la paura di aprirsi agli altri.
La si può definire un’anima talvolta all’eccesso, con le sue luci e le sue ombre.
Nelle poesie tutta la sua vita e le sue passioni si intrecciano ma, oltre a dedicare l’opera all’amata nonna, è alle donne, che Nya vuole parlare e raccontare di sé (vedi la poesia Api).
La sua è una poesia tutta al femminile, che ha inizio proprio dalla scelta della copertina: la Sacerdotessa o la Papessa, la seconda carta dei Tarocchi, o, forse, “la Sposa Fantasma”.
Si tratta di un “manichino” vestito da sposa con un lungo velo bianco all’inizio, poi rosso fiamma, fermato da una corona di mirto e fiori d’arancio (o maggiorana e verbena). Il velo bianco è il simbolo della purezza, del desiderio non ancora realizzato, della verginità, mentre il velo rosso (flammeum), usato dalle donne durante i matrimoni classici, è l’amore consumato, la passione, l’Eros.
Quel velo indica il passaggio fisiologico femminile, che però è istituzionalizzato dall’abito indossato nel rito del matrimonio, simbolo della civiltà umana con la creazione della religione e del diritto. Ma il bianco potrebbe essere in realtà l’argento, il metallo chiamato “lucente di bianco”; e sappiamo che l’oro e l’argento (tra l’altro citati nella poesia Legno fossile) sono contrapposti secondo rituali e geometrie particolari sul corpo dei defunti, quasi questi siano capaci di vivere in sintonia con il cosmo e con gli dei sia celesti che sotterranei.
Non a caso Iside, dea sposa, madre universale e grande maga, è associata alla falce lunare (nascente) – simbolo di ogni inizio e della maternità – e al suo colore argenteo.
Inoltre l’argento è uno dei sette metalli primordiali e più puri e, nella cultura esoterica dei Nativi d’America, è considerato sacro, soprattutto se associato ai turchesi.
Ma quello che colpisce maggiormente è il fatto che il manichino non ha un volto. Si tratterebbe di un fantasma o di una persona che si richiama ad un mondo lontano, rivelato anche dai vari pianeti che lo circondano. Non è tuttavia una persona priva di mente, cioè di intelligenza, bensì essa rappresenta la consapevolezza di chi si rende conto che la mente spesso è viziata dall’inganno verso noi stessi e verso gli altri, e che si può guardare la realtà, senza dover ipotizzare o illudersi.
Non essendoci neppure la bocca verrebbe da pensare che ci si trovi di fronte a una di quelle sacerdotesse classiche, nel cui corpo, considerato “cavo”, si insinua la voce della divinità.
È questo l’arcano segreto della figura in copertina?
O forse Nya è una poetessa alla ricerca della spiritualità in grado di cogliere fino in fondo la realtà della vita e del mistero di essa?
Di sicuro si può dire che Nya, come i Nativi, si senta parte della natura e non al di sopra di essa. Per lei, tutta la vita è scandita dalla spiritualità, in una concezione del mondo simile a quella di Platone, che crede in un mondo spirituale più giusto e vero di quello materiale. Così i fenomeni naturali, il sole, le stelle, la luna, hanno un’essenza spirituale e questa entra ed esce in ogni fase della vita umana. Il suo è un ambiente sempre “rotondo”, come il cerchio, come del resto la “ruota della medicina” secondo la tradizione dei Nativi.
Come il cerchio sacro è diviso in quattro quarti, che corrispondono ai quattro punti cardinali e ai quattro venti, allo stesso modo la nostra autrice pensa di dividere il suo lavoro in quattro capitoli, poiché tutto ruota attorno alla magia del numero (quattro, sette, dieci…).
Allora nuovamente il ritorno all’argento, perché chi crede nella magia e guarda alla sua lucentezza non può fare a meno di pensare alle dee lunari, all’energia femminile e ai suoi cicli, alla nascita e alla reincarnazione, all’equilibrio del corpo e dello spirito, ai sogni e alle intuizioni, a tutto ciò che è creativo e alla neutralizzazione dei poteri del male: perché, non dimentichiamolo, l’argento possiede un’anima oscura e complessa che tende ad ossidarsi e a mostrare il lato oscuro dell’elemento, così come avviene nella natura umana.
A questo punto Nya si abbandona al simbolo “vita-luna”.
Nella fase della luna crescente (o nascente) ha vissuto nella condizione di Parthenos (Vergine), custodita dalla famiglia: si sente un’“orsetta” che a poco a poco acquista l’armonia e che ad un certo momento dovrà offrire ad Artemide i suoi giocattoli infantili e tagliarsi i capelli, simbolo della sua crescita. È il periodo di poesie quali Per Emily, Tre parole, Leggo il cielo.
Arriva poi la fase della luna piena (per i Greci sarebbe Gamelione, il mese dei matrimoni). Nya si innamora, si sposa, diventa madre, conosce l’amarezza del tradimento, ma ritrova nuovamente l’amore e la serenità. In questo capitolo ci sono due poesie che meritano un’attenzione particolare: Legno fossile e Filastrocca per Melusina.
La prima è dedicata ai bambini, considerati il miracolo della vita, che troppo spesso sfidano la morte, assorbiti da un mondo che mostra loro la bellezza della natura ma offre l’inganno dell’oro e dell’argento. Sono spesso rami spezzati, amori sepolti, legni che hanno in sé “speranze e risposte antiche”, il cui unico sogno è quello di ricongiungersi ai propri cari. L’altra è la storia di una ninfa che ha sposato un re con l’inganno, non rivelandogli la sua natura di sirena.
Ora che ha perso tutto, Melusina decide di guardare in faccia la realtà e capisce che il suo è un amore a senso unico, che l’ha privata di ogni gesto e affetto e l’ha condannata per sempre a non credere nelle favole.
Segue poi la fase della luna calante: è il tempo della riflessione su gran parte della vita.
È il sogno del ritorno, un giorno, in Egitto, ad incontrare Anubi e Iside. È l’incontro con Un uomo e un cane, in cui vince l’umanità della bestia rispetto alla cecità degli uomini.
Segue una serie di poesie in cui predominano la natura e il mare. In Occhi del mare, Nya afferma che tutti siamo come dei marinai portati dalla corrente della vita. Lungo il viaggio abbiamo incontrato le sirene, simbolo di richiami apparenti e ingannevoli, dai canti delle quali ci siamo fatti ingannare oppure ci siamo semplicemente incagliati nei loro scogli con le nostre barche. Alcune volte siamo dei delfini che nuotano liberi in coppia nel mare della vita e ci riconosciamo soltanto se usiamo un linguaggio universale. Talvolta è il mare a strapparci dall’affetto dei nostri cari e allora perdiamo il senno e, come tanti Orlandi, ci abbandoniamo alla ricerca disperata di cose irrealizzabili.
Infine, l’ultima fase lunare (la luna nera): la morte, il mistero, sicuramente la chiusura di un ciclo vitale che però è tutto “rotondo”. È Ecate, colei che opera da lontano, ora prodiga verso gli uomini, ora dea della notte, dei fantasmi, della magia, degli incantesimi e dell’evocazione dei morti. Essa è presente nei crocicchi come la dea con tre teste o tre corpi. Interessanti si rivelano le poesie Quinto mondo e E… ti darò le ali.
In conclusione: chi è Nya?
La risposta è tutta nella poesia Semplicemente vivo.



Nora Miotto


 
Daniela Nya e Federico Re

“..e ti darò le ali”

 

Un fiume potente di parole che all’improvviso si riversano nella vita e trovano strada negli occhi, nelle orecchie e nei cuori.
Fiumi di parole che s’insinuano e toccano vette superbe di bellezza, amori che vanno e vengono, sentimenti e occhi che diventano come diamanti lucenti che nessuno può ingannare.
I due poeti, un uomo e una donna in un connubio che tocca l’unione simbiotica di uno spirito grande e veritiero, tracciano sentieri profondi nel cielo per portarli sin quaggiù nella terra a dischiudere porte e allegre possibilità di vita.
Poesie come “ Così” oppure “Cos’è l’amore” o la stessa .. “Ti darò le ali” danno l’idea di un lungo sentiero percorso per arrivare ad un approdo dove la terra incontra lo spirito e tutto diventa possibile.
La vita che scorre come un fiume e le parole che continuano ad andare, a fluire verso un amore sempre più profondo. I destini di due anime che si toccano e creano qualcosa di nuovo e unico, portano la brezza di una novità dove ognuno fa la sua parte, e trova un giusto luogo per esprimersi.
Non c’è competizione, né ardore di vincere sull’altro, ma di essere e di lasciare che le parole facciano la loro strada, appunto poesia che sembra acqua piena di sonorità.
Nasce dal connubio, una musa che parla ai cuori, una musica che non appartiene a nessuno, neppure ai poeti che l’hanno creata, ma è di tutti.
È la vita a cui tutti aspirano…una vita con le Ali

 

Scrive di lei il critico d'arte Giancarlo Bonomo.

Le parole di Nya, immediate, irrompono subito e si incidono come una punta di diamante sul cristallo.

Nascono rarefatte con l'intento di rimanere impresse nei luoghi della memoria più segreti. La frequenza irrituale dell'onda viaggia su canali riconducibili al Mito, al culto della Grande Madre intesa come Sapientia Universalis e, in generale, a quell'insieme di leggende e tradizioni che costituiscono la materia d'indagine antroposofica. Frequenti sono, dunque,le citazioni mitologiche, le immagini oniriche e fantastiche evocate con autentica convinzione che lasciano trasparire tutto il senso di un dolore dell'animo che pretende di essere decodificato e compreso, quasi fosse un misterioso compito ancestrale da svolgere. Pur nell'impostazione moderna del verso libero,paradossalmente tali immagini suggeriscono un legame sotterraneo con l'epopea di una Poesia classica che ai miti si legava in maniera indissolubile. Ma la Nya risolve l'ambiguità ponendosi in prima persona dentro le figure allegoriche evocate.

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