Lorigine del nome di Catania è incerta.
Varie le supposizioni:
KATNA (minuta, piccola);
KATINON (recipiente, bacino);
KATA-ANA (sconvolgimento causato da terremoti);
KATANE (terreno aspro, non levigato);
KATÀ-AITNEN (in fondo, in basso, dellEtna),
o dalla voce araba QATANIYAH che si riferisce ad un prodotto agricolo cui era ricca la
zona della Plaja.
Teorie rispettabili ma la verità, probabilmente, non si saprà mai.
Catania, prima di essere chiamata così definitivamente, ebbe altri nomi: KATANE; ETNA
CATÀNA (o CÀTINA); BALAD-EL-FIL o MEDINA-EL-FIL (dallarabo: Città
dellelefante).
(Tratto da Breviario della Storia di Catania Dalle origini ad oggi di Aldo
Motta)
BREVE STORIA DI CATANIA
Il nome deriva dal siculo Katane, che significa "scorticatoio,
grattugia" e fa riferimento allo scabroso e irto territorio lavico su cui sorge
Catania.
Il simbolo civico di Catania è l'elefante, che, secondo una antica leggenda, liberò il
territorio catanese da tutti gli animali nocivi.
La stessa leggenda dei Ciclopi nasce dagli elefanti nani
della Sicilia preistorica, perché il foro centrale dei loro crani fu interpretato non
come il buco della proboscide, ma come l'orbita dell'unico occhio dei mitici Ciclopi.
L'elefante a Catania è chiamato Liotru, denominazione che deriva dal nome di un
coltissimo catanese, Eliodoro vissuto a Catania nell'VIII secolo, e che avrebbe voluto,
per la sua cultura, essere nominato vescovo di Catania.
Deluso per la nomina di Leone II, si vendicò, servendosi
dei suoi poteri soprannaturali, turbando le funzioni religiose con vari prodigi, tra cui
c'era anche quello di salire in groppa alla statua dell'Elefante, che è di pietra lavica
perché serviva da talismano contro le eruzioni etnee, e di farlo camminare, e perfino
correre. Il popolo, allora, ribattezzò il pachiderma come "il cavallo di
Eliodoro", che nella pronunzia siciliana divenne "u cavaddu di Liotru".
La principale meraviglia di questa città è il fatto che essa esista ancora.
Infatti, nessun'altra città è stata distrutta ed è stata
ricostruita nove volte, e sempre nello stesso posto di prima.

Sotto l'arco settecentesco di Porta Ferdinanda (oggi Porta Garibaldi, in fondo alla via
omonima), è scolpita una fenice, il mitico uccello che rinasceva dalle sue ceneri, sotto
cui si legge "MELIOR DE CINERE SURGO", "Risorgo sempre più bella dalle mie
ceneri".
Il Santo Patrono di Catania è Sant'Agata, nei confronti della quale i catanesi hanno
un'autentica idolatria. Grandiosi i festeggiamenti in suo onore, specialmente nei giorni 4
e 5 febbraio, che qui assumono un tono veramente coinvolgente e fantasmagorico, per la
partecipazione corale del popolo, che inonda letteralmente le strade e i balconi, e per la
sfarzosa e artistica illuminazione delle vie dove passa la processione.
Anche la pasticceria catanese onora la sua santa, con dolci che vanno dalle olivette di
Sant'Agata, di pasta di zucchero colorata in verde (come la veste della santa), alle paste
che ricordano il martirio al seno subito dalla santa, e che pertanto hanno una forma
rotondeggiante, che alla sommità reca una ciliegia come capezzolo, e che il popolo
impudi-camente chiama minni di Sant'Aita, le "tette" di Sant'Agata.
Una delle più suggestive vie del mondo è senza dubbio la barocca via Crociferi. A questa
fascinosa strada catanese è legata la leggenda del "Cavallo
senza testa".
Si racconta che, durante l'oppressivo dominio angioino, durato nell'isola dal 1270 al
1282, una ragazza catanese, di nome Gammazita, preferì gettarsi in un pozzo, anziché
cedere alle voglie di un soldataccio francese. Ciò spiegherebbe le misteriose macchie
ferruginose che si notano in un pozzo d'acqua potabile, tuttora esistente in via San
Calogero, nei pressi del Castello Ursino.
Il Castello sorse per volere dell'imperatore Federico II di Svevia sulla riva del mare,
per difendere Catania da eventuali attacchi marittimi.
Venne, pertanto, denominato Castrum Sinus
(Castello della spiaggia), che per corruzione dialettale divenne Castrussìnu, e quindi
"Castello Ursino". Esso è oggi ben lontano dal mare, a causa dell'eruzione
etnea del 1669.
Sulla facciata orientale del castello è visibile una Pentalfa, che non è la "Stella
di David", come vorrebbe qualcuno (il simbolo ebraico ha sei punte, e non cinque come
la Pentalfa). Accanto all'unica porta d'ingresso è collocata una edicola marmorea, che
rappresenta l'aquila sveva che strozza tra gli artigli un agnello (che simbolizza il
popolo catanese che aveva osato ribellarsi all'imperatore).
Il centro storico di Catania si trova perfettamente riprodotto nel centro storico della
città australiana di Adelaide.
Ciò è dovuto all'urbanista inglese William Light, che
visitò Catania nel 1821, e fu incaricato di redigere il piano regolatore di Adelaide nel
1836.
La baronessa catanese Maria Paternò fu la prima divorziata d'Italia. Nel 1808 si
trasferì a Napoli, dove vigeva da quell'anno il Codice Napoleonico, che prevedeva
l'istituto del divorzio. Ottenuto il divorzio con la procedura d'urgenza, si risposò col
bravo avvocato che ne aveva fatto la prima divorziata d'Italia.
Moltissimi sono i catanesi illustri. Tra questi ricordiamo: Ettore Majorana nella fisica;
Giovanni Verga nella letteratura; Filippo Eredia nella meteorologia; Angelo Majorana
nell'economia; Mario Rapisardi nella poesia.
"Visitiamo la città" di V. Giusto Seconda città della Sicilia per numero di
abitanti, eletta capoluogo di provincia nel XIX secolo, Catania si distende sull'omonima
piana, tra il mar Ionio e le pendici dell'Etna. 
La campagna circostante, resa ancora più fertile dalle
eruzioni vulcaniche, è coltivata per la maggior parte a giardini di agrumi. Lo stretto
legame della città col vulcano è anche visibile negli edifici, molti dei quali costruiti
in pietra lavica.
Il nucleo della città antica è Piazza Duomo, che è particolarmente ricca di monumenti:
la Cattedrale, il Seminario dei Chierici e il Municipio. Al centro della piazza è la
fontana dell'Elefante, simbolo di Catania, progettata da Gian Battista Vaccarini. Sopra
l'elefante è un obelisco egiziano, forse proveniente dal circo romano di Catania.
La Cattedrale venne edificata tra il 1078 e il 1093 dal conte Ruggero. Dell'impianto
originario oggi rimangono l'abside e il transetto.
La cupola e la facciata barocca, che è molto scenografica,
furono edificate nel Settecento, mentre il campanile è del secolo successivo. Sul
prospetto settentrionale è un portale cinquecentesco.
All'interno sono custoditi interessanti dipinti: il Sant'Antonio Abate di Guglielmo
Borremans e il Martirio di Sant'Agata di Filippo Paladini.
Nel presbiterio vi sono alcuni affreschi secenteschi, tra
cui il Martirio di Sant'Agata, di Gian Battista Corradini. Pregevole e di notevole valore
è il cinquecentesco coro ligneo con storie di Sant'Agata. A destra del presbiterio è la
cappella di Sant'Agata che conserva l'urna d'argento coi resti della Santa. A destra del
transetto si trova la cappella della Madonna, che ospita la tomba di Costanza, moglie di
Federico III d'Aragona. Il tesoro della Cattedrale possiede numerose opere di grande
valore, soprattutto argenti, fra i quali spiccano la corona e il busto dorato e smaltato
di Sant'Agata.
Il settecentesco Seminario dei chierici, dell'architetto catanese Alonzo Di Benedetto, in
stile barocco fiorito catanese, dall'aspetto massiccio e gradevole, caratterizzato da un
fitto bugnato, finestre e portale decorati e balconi con mensole figurate, occupa il lato
meridionale della piazza.
Alla sua destra si può ammirare l'ottocentesca fontana dell'Amenano, opera dello scultore
napoletano Tito Angelini, che fu fatta erigere per celebrare l'avvenuto imbrigliamento
delle acque del fiume Amenano, che aveva provocato fino ad allora una enorme quantità di
danni ai quartieri centrali della città. Il popolo, a causa del velo d'acqua che cade dai
bordi della vasca, su cui sorge la statua del dio, denominò la fontana "dell'acqua a
lenzuolo".
Dietro la fontana si apre la piazza Alonzo Di Benedetto, dove si tiene quotidianamente il
caratteristico e pittoresco mercato del pesce.
Sul lato settentrionale della piazza Duomo, si erge il palazzo del Municipio, la cui
facciata principale è del Vaccarini.
Il più bel palazzo della Catania settecentesca è senza ombra di dubbio il Palazzo
Biscari, che meritò una bella descrizione fatta da Goethe nel suo libro "Viaggio in
Italia".
Il Castello Ursino sorge in piazza Federico di Svevia, Ha pianta quadrata e possenti torri
cilindriche.
È oggi sede del Museo civico e ospita opere di
straordinario valore.
Lungo la via Garibaldi si incontra la settecentesca Chiesa di Santa Chiara, che conserva
delle pregevoli opere, tra cui una tela di Paolo Vasta, raffigurante San Lorenzo, e uno
splendido Crocifisso.
Tra la via Garibaldi e via Sant'Anna, si può visitare la casa di Giovanni Verga, uno dei
più grandi scrittori siciliani.
Alla fine di via Garibaldi si trova la Porta Ferdinandea, realizzata nel 1768 in onore
delle nozze di Ferdinando III con Maria Carolina d'Austria.
Tornando indietro, lungo il corso Vittorio Emanuele, parallelo alla via Garibaldi, si
incontrano alcuni pregevoli palazzi barocchi (Gravina, Valdisavoia).
In questa zona sono ubicati pure alcuni tra i più rappresentativi edifici religiosi della
città: la chiesa di San Francesco, che conserva alcuni pregevoli dipinti settecenteschi,
e la monumentale e scenografica chiesa di Sant'Agostino.
In piazza Bellini sorge il Teatro Massimo Bellini, che fu inaugurato nel 1880 con la Norma
di Vincenzo Bellini.
Di fronte alla Chiesa di San Francesco si trova il museo belliniano, sistemato nella casa
dove nacque il grande musicista ottocentesco, con testimonianze sulla vita e sull'opera
dell'artista.
Nelle immediate vicinanze è possibile visitare i resti del foro romano e del teatro
romano, definito comunemente "greco", e l'Odeon, edificio semi-circolare
utilizzato per gli spettacoli pubblici.
Da piazza San Francesco ci si immette in quella che, a ragione, può essere considerata
una delle più belle strade del barocco siciliano, la via Crociferi, in cui le chiese si
susseguono una dopo l'altra e conferiscono al luogo un atmosfera magica. Nella parte bassa
si incontrano il complesso di San Benedetto e l'arco omonimo che cavalca la via. Subito
dopo, il palazzo dell'Ospizio di Beneficenza e l'annessa chiesa di Sant'Ignazio, antico
collegio gesuitico con un interessante chiostro interno ad archi e colonne. Di fronte la
chiesa di San Giuliano, con una bella facciata convessa e misurata e un prezioso
Crocifisso del XV secolo sull'altare maggiore.
In piazza Stesicoro sono stati portati alla luce i resti di un anfi-teatro romano del II
secolo d. C., con struttura in pietra lavica rivestita di marmo.
In fondo alla piazza sorge la chiesa Sant'Agata alla Fornace, perché si crede che qui
fosse il luogo del martirio della Santa.
Sempre in piazza Stesicoro, all'angolo con la via Cappuccini, è la chiesa barocca di
Sant'Agata al Carcere, così denominata perché, secondo la tradizione, qui sarebbe stata
rinchiusa la Santa. Qui si conservano alcune reliquie della Santa, due lastre di pietra
lavica (su cui sarebbero le impronte dei suoi piedi) e il coper-chio della cassa che ne
aveva conservato il corpo.
Nella parte nord-occidentale della città sorge il grande complesso monastico dei
Benedettini, che occupa un'area di 100.000 mq ed è oggi sede della Facoltà di lettere e
filosofia dell'Università di Catania. Il convento, il cui ciclo costruttivo durò per ben
tre secoli, è uno dei più imponenti edifici religiosi d'Europa. Esso si raccoglie
attorno a due chiostri ed è caratterizzato dai notevoli prospetti meridionale ed
orientale, in cui risaltano esuberanti decorazioni di gusto ancor secentesco, ma eseguite,
invece, nella prima metà del settecento.
La chiesa, dedicata a San Nicolo, la cui facciata intensamente plastica è tuttora
incompiuta, è la più vasta della Sicilia.
Essa conserva al suo interno opere interessanti di artisti settecenteschi, un magnifico
coro stupendamente intagliato e un bellissimo organo dorato.
Nell'ala settentrionale del convento è la Biblioteca, con un patrimonio librario ricco di
numerosi e pregiati volumi.
Santi Correnti
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