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CATANIA E LA SUA MUSICA
Una storia tutta da raccontare
Negli ultimi 10-15 anni, di pari passo con il risveglio culturale ed economico, nella nostra città si è sviluppato un fermento musicale che ha dell'incredibile, sia per il dato numerico rappresentato dalle band che popolano la scena underground catanese, sia sopratutto per la qualità dell'offerta musicale, vasta eceterogenea, che va dal pop al jazz, dal blues all'heavy metal, dal rock al crossover etc.Aprendo questa sezione che vuole contribuire a rappresentare il panorama musicale etneo,ci sembra doveroso un breve excursus storico sui protagonisti della scena musicale catanese.Su quegli artisti che partendo da Catania hanno saputo ritagliarsi uno spazio a livello nazionale.Ma,quando comincia l'epopea della Catania "Seattle d'Europa"?Dobbiamo andare indietro nel tempo,negli anni '80.Quando in tutta Italia spopolava la new wawew inglese con i suoi epigoni italiani,quando nelle discoteche della Penisola si ballava sulle note degli Alphaville, Human League, Spandau Ballet, Duran Duran, a Catania i d.j delle radio (Radio Delfino) e delle discoteche (tra i quali l'indimenticato Francesco Virlinzi) "suonavano" il rock, portando alla ribalta artisti come Tommy Tutone, o Flamingo, Joe Perrino, Sick Rose, Yo Yo Zed and the Falcons, New Romantics, per citarne alcuni.A Catania cominciava ad imporsi la musica di quattro ragazzi di Athens, Georgia, il cui rock impastato di atmosfere psichedeliche sixties, unite ad una pulsante ritmica figlia del punk e della new wawe, di lì a poco avrebbe conquistato il mondo: i R.E.M.Ma a Catania soprattutto, tantissimi ragazzi coltivano la passione per la musica, sfidando l'assenza totale di spazi e la lontananza dai centri del mercato discografico.Poche prospettive ma tanta dedizione.Tra i molti che non riescono ad emergere, ma che comunque si ritagliano uno spazio a livello locale, c'è chi riesce a portarsi avanti. I Boppin Kids di Orazio "Boppin" Grillo (in arte Brando, insieme a Blasco Mirabella ed Emilio Catera), con il loro rock 'nroll scatenato, poco più che adolescenti, girano su e giù per l'Italia scaldando gli animi (indimenticabile la loro cover di "Tainted Love" dei Softcell).Ma soprattutto i Denovo.Chi scrive considera il quartetto formato da Mario Venuti, Luca Madonia, Gabriele Madonia e Toni Carbone, quanto di meglio il pop italiano abbia espresso neglin anni '80 e non solo.Il cospicuo patrimonio di stile, ebergie ed idee musicali accumulato dal gruppo che aveva mirato ad inventarsi dal nuula un pop elegante e di alto profilo (orientato all'inglese nella direzione dei postbeatlesiani XTC), ha purtroppo avuto un riscontro inferiore ai meriti, probabilmente perchè troppo in anticipo sui tempi di una Italia musicalmente legata agli stereotipi sanremesi, e perchè non adeguatamente promozionato.Rimane il rimpianto per una esperienza musicale finita troppo presto, ma sopratutto rimangoni i dischi: dopo gli esordi di "Niete insetti su Wilma"del 1984 e "Unicanisai" del 1985, "Persuasione" del 1987, il disco del primo successo,con le celebri "Non c'è nessuno" e "Sant'Andrea"; "Così fan tutti", del 1988, con "Un Fuoco" e "Ma che idea"; e per finire,"Venuti dalle Madonie a cercar Carbone", del 1989, prodotto da Franco Battiato e Giusto Pio, vero manifesto stilistico della band, disco che consiglio a tutti di ascoltare. |
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