Forse è nata a Catania, forse a
Palermo. Forse è vissuta al tempo delle persecuzioni dell'imperatore Decio (249-251),
forse all'epoca delle persecuzioni di Diocleziano e Massimiano nel 303-4. Subì il
martirio all'epoca di Quintiano, proconsole della Sicilia.
Incerte sono le notizie sulla vita di una delle più note
sante di Sicilia, ma, nonostante tutto, il suo culto è molto diffuso e profondo.
Molto bella e di nobile e ricca famiglia, all'età di quindici anni venne chiesta in sposa
dal proconsole Quintiano.
Agata, che si era votata interamente alla castità e
all'amore per il Cristo, gli rispose che l'avrebbe sposato solo dopo aver completato la
tessitura di una tela, che, però, andava disfacendo di notte, come la mitica Penelope.
Senonchè Quintiano scoprì l'inganno e minacciò di avviarla alla prostituzione se non
avesse ripudiato la sua religione. Ma Agata, forte della sua fede in Cristo, non cedette
alle minacce, rendendo Quintiano ancora più furioso. Questi, infatti, la fece prima
fustigare e poi la sottopose ad indicibili torture, che culminarono nell'asportazione di
un seno con una tenaglia infuocata.
Si dice che durante la sua prigionia venne a farle visita San Pietro, che la guarì dalle
piaghe e le ridonò tutto l'ardore e l'amore in Cristo.
Sempre più infuriato, Quintiano, ordinò che la si facesse rotolare su un tappeto di
carboni ardenti.
Dopo il supplizio del fuoco Agata fu riportata in carcere e
morì. Quintiano, inseguito dal popolo che voleva lapidarlo, giunto sulle sponde del
Simeto, fu disarcionato da cavallo e annegò nel fiume.
La tradizione vuole che proprio mentre la santa moriva, la Città di Catania vennisse
scossa da un tremendo terremoto. L'anno seguente, nel giorno dell'anniversario della sua
morte, un'eruzione dell'Etna minacciava la Città e i catanesi, invocando la protezione di
Sant'Agata, trasportarono sul fronte lavico il suo velo, che oggi è conservato nella
cattedrale di Catania, e, miracolosamente, la lava si fermò.
Nel 1040 il corpo della Santa fu trafugato e portato a Costantinopoli, ma venne
successivamente riportato in Sicilia.
Il culto della Santa è oggi diffuso in tutta Italia, ma a Catania è intensamente e
profondamente sentito.
Qui vi sono parecchie chiese dedicate alla Santa, ma quella
più bella e più grande è certamente il Duomo.
Ogni anno, dal 3 al 5 febbraio, Catania celebra la sua "Santuzza" con solenni
festeggiamenti, che attirano in questa bella e accogliente città centinaia di migliaia di
persone, molte delle quali sono semplici turisti o curiosi, ma la maggior parte delle
quali sono fedeli della Santa, accorsi alla sua festa per ringraziarla di qualche grazia
ricevuta, per ottenerne qualcuna, o, semplicemente, per invocarne la protezione.
Questa festa è un misto di fede e di folclore ed è un
grande spettacolo poter ammirare le lunghe e sfavillanti luminarie di luci multicolori con
cui vengono addobbate strade e chiese, i fantasmagorici spettacoli pirotecnici, le solenni
processioni, i cortei storici e, soprattutto, poter respirare l'atmosfera di misticità,
di religiosità mista a forme quasi di paganesimo che la circonda.
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