Giovanni Verga nacque a
Catania, il 2 settembre 1840, da Giovanni Battista e Caterina di Mauro.
Il padre era un proprietario terriero di Vizzini, con
ascendenze nobiliari e il diritto al titolo di cavaliere, la madre apparteneva a una
famiglia della borghesia catanese.
Se l'ambiente familiare era colto e sensibile, oltre che
agiato, quello cittadino era estremamente provinciale.
Alcuni tratti di questo provincialismo culturale avrebbero avuto nella formazione del
giovane Verga una importanza almeno pari a quella della buona situazione familiare.
Il livello degli insegnamenti impartiti comunemente nella città era assai basso, e non
faceva eccezione la scuola di Antonino Abate, dove Verga rimase una decina di anni, da
quando sapeva appena leggere, scrivere e far di conto, a quando si iscrisse
all'università.
Da un maestro del genere, autore di poemi e romanzi di ispirazione ferventemente
patriottica e di ritardati sentimenti romantici, il futuro scrittore mutuò un senso
altissimo della missione morale e civile del letterato e una sovrana disinvoltura nei
confronti delle istituzioni linguistiche e culturali.
L'Abate era infatti contemporaneamente un accanito oppositore della dinastia borbonica e
un vero e proprio " rivoluzionario " in fatto di grammatica, come risulta dalla
lingua non proprio esemplare in cui erano scritte le sue opere.
A lui comunque Verga sottopose il suo primo romanzo, un voluminoso manoscritto di 672
pagine, datato 23 dicembre 1856-26 agosto 1857 e significativamente intitolato Amore e
patria, ricevendone un parere assai incoraggiante.
Siccome però un altro insegnante, il canonico Torrisi, che evidentemente gli impartiva
lezioni di tutt'altro genere e peso non solo per lo specifico àmbito del latino, avanzò
qualche riserva sul romanzo e invitò lo scrittore in erba alla cautela, il manoscritto
rimase nel cassetto.
La rinuncia alla pubblicazione sarebbe stata definitiva, come del resto il proposito di
continuare sulla strada intrapresa.
Almeno la vocazione letteraria fu in Verga sicuramente precoce.
Tra i sedici e i ventitré anni, nel tempo che impiegò a scrivere tre romanzi e a
pubblicarne due, egli maturò la decisione irrevocabile di fare lo scrittore,
interrompendo gli studi di giurisprudenza alla vigilia della laurea e persuadendo anche il
padre, in termini che non si fatica a immaginare ragionevoli e pacati, della convenienza
della sua scelta e della sagacia del calcolo che gliela aveva suggerita.
Ancora romantica nella sua assolutezza di vocazione e nel suo velleitarismo, la decisione
di Verga non comportò alcuna drammatica lacerazione e persino sul piano dell'orientamento
letterario di quale scrittore insomma lui volesse essere si riferisce con una certa
sicurezza e altrettanta ingenuità a una immagine di onesto artigianato da scrittore
d'appendice.
I tre romanzi giovanili, al contrario della vocazione, possono essere considerati
tutt'altro che precoci proprio perché sono completamente estranei a qualsiasi pretesa
d'arte e non solo agli sviluppi della maggiore narrativa verghiana.
Essi pagano un pesante tributo ai pessimi modelli raccomandati nella sua scuola dall'Abate
e felicemente acclimatati nella estrema provincia siciliana: non tanto le composizioni in
prosa e in versi dell'Abate medesimo e dell'altra improbabile gloria locale di Domenico
Castorina, quanto per l'appunto i romanzoni a forti tinte dei più popolari appendicisti.
L'evidente schematicità di tali straordinarie passioni e avventure, che ricorrevano con
minime variazioni di romanzo in romanzo e di autore in autore, aveva infallibilmente la
meglio anche sul più prestigioso concorrente modello manzoniano dal punto di vista di chi
cercava poi proprio schemi belli e pronti da riprodurre.
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