
ANGELO MUSCO
Nacque a Catania nel 1871.
Quattordicesimo figlio di un bottegaio, fu costretto a lavorare in giovanissima età.
Fece, male ed insofferente, il barbiere, il calzolaio e il muratore. Manifestava già le
attitudini istrioniche cantando canzonette per le strade della città. A 12 anni compì la
sua prima esperienza di attore in una compagnia napoletana, tutta di siciliani, che fallì
poco dopo. Nel 1899 entrò nella compagnia di Giovanni Grasso senior, attore tragico di straordinaria
efficacia.
Alla fine dello spettacolo egli parodiava la tragedia
interpretata da Grasso e con due piroette e pochi lazzi asciugava le lacrime, secondo le
antiche tradizioni delle Atellane e dei Mimi. Riuscì a conquistare il pubblico, che
immancabilmente gli gridava dal loggione: Angilu! 'A musca.
Era una canzoncina che eseguiva più che con la voce, con
smorfie e gioco di gambe, sfruttando l'assonanza del titolo e del contenuto della stessa
con il suo cognome. Nacque progressivamente, però, una rivalità professionale tra i due
attori, anche se non intaccò i rapporti personali.
Musco si staccò da Grasso e passò alla compagnia di
Marinella Bragaglia. Nel 1914, finalmente capocomico, presentò a Napoli la Comica
compagnia siciliana del Cav. Angelo Musco. Facevano parte della compagnia le due sorelle Anselmi, una delle quali, Rosina, divenne la
sua fedelissima compagna d'arte. Per circa un anno furono tempi bui e Musco ed i suoi
attori dovettero arrangiarsi per sopravvivere.
Nell'aprile del 1915 decisero di giocare l'ultima carta ai
Filodrammatici di Milano, dando Paraninfu di Capuana. L'indomani, il noto critico Simoni,
fornendo forse la più efficace descrizione di Musco, scriveva sul Corriere della Sera:
Egli è un comico irresistibile...
È un comico tutto istinto, dagli occhi accesi, dalla
faccia bruciata, bizzarro, indiavolato, colorito come una maschera del tempo fecondo. Due
anni dopo, sull'Illustrazione italiana, ancora un lusinghiero ritratto dello stesso
Simoni, che rileva la raggiunta notorietà dell'attore nella città di Milano. Fra il 1915
e il 1917 cominciò, infatti, la sua fortuna e divenne un attore popolarissimo, molto
apprezzato dalla critica al punto che i maggiori scrittori siciliani, come Pirandello,
Capuana e Martoglio, scrissero per lui.
La commedia è la stoffa e l'attore è il sarto, che la
taglia, la trasforma, la ricompone: questa era la teoria dell'intrepretazione teatrale di
Musco.
Egli aveva un grande talento di osservatore dell'umanità,
spontaneità e gioa di vivere, che riversava sul suo lavoro di attore, spingendosi a
trasformare il testo dell'autore, intrecciando ad esso battute originali ed estemporanee.
Tra i suoi grandi successi il San Giovanni decollato e
l'Aria del continente di Martoglio, La Patente, Pensaci Giacomino, Il berretto a sonagli,
Liolà di Pirandello, Cavaliere Pedagna di Capuana. Per il cinema interpretò undici films, tra i quali L'eredità dello zio buon'anima,
L'aria del continente, Lo smemorato, Gatta ci cova. Musco morì improvvisamente a Milano il 6 ottobre 1937.
Quando la sua salma venne restituita a Catania, il 14
ottobre, ad attenderla alla stazione vi era una sterminata folla, presenti tutte le
autorità.
Enciclopedia di Catania - Tringale Editore
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