Mercoledì 17 gennaio 2007

INCONTRO A CATANIA

CON LA SCRITTRICE Ruth Càrdenas Vettori

 

 

Provengo da un paese sito a cinque mila metri d'altezza, dove le stelle del firmamento sono la nostra luce diretta. Il mio paese è la Bolivia. Qualcuno potrebbe dire l'Altro Continente, io preferisco dire "Il Continente dell'Altro".

Dolorosamente bella è la mia terra, il Sud che mi ha dato i natali. Appartengo come voi siciliani alla "Croce del Sud".

La mia famiglia incarnava nel sistema educativo il regime dittatoriale. Io ero figlia del peccato, figlia di una relazione prematrimoniale e per questa ragione sono cresciuta con la nonna, una specie di Torquemada che mi imponeva la lettura dell'Antico Testamento come risposta ai miei continui perchè.

Da adulta ho poi scoperto il fascino profondo del Nuovo Testamento.

Procedevo a testa bassa, bisognosa di una carezza che mai mi venne elargita; ero la figlia del peccato.

Ricordo la mia tata, una ragazza della stirpe degli Inca, dalle grosse trecce e dallo sguardo che pareva conoscere i misteri dell'infinito. Era analfabeta, ma in cuor suo celava la saggezza del suo popolo.

Il mio riscatto venne dai libri e il mio primo libro è stato il vocabolario. Da lì ho cominciato a scoprire il significato di parole nuove, e il formarsi di nuovi concetti attraverso giochi linguistici.

La poesia spontaneamente mi venne in aiuto e determinò la mia liberazione.

Così ho cominciato a vestire di toni poetici ogni mia esperienza. La biblioterapia mia aveva mostrato la strada maestra.

 IL PUMA RITORNA A RUGGIRE

 

Mercoledì 17 gennaio, l’Associazione culturale “L’Elefantino” ha avuto l’onore d’ospitare una scrittrice, attrice, poetessa, ma soprattutto una donna di grande umanità: Ruth Càrdenas Vettori.

La sua minuta figura si è fatta spazio tra i presenti silenziosamente, eppure da subito il suo aspetto ha iniziato a comunicare per lei.

Indossava un grande cappello blu elettrico, sotto il quale sbucavano i suoi lunghi capelli nerissimi.

Due segni evidenti che rimandavano con prepotenza alle sue radici boliviane.

La Bolivia ed i suoi paesaggi così lontani hanno cominciato a vivere tra le parole della scrittrice, anche attraverso piccoli episodi privati, immagini della sua infanzia difficile visti attraverso lo sguardo della bambina che non è più e che non ebbe mai la possibilità di essere davvero.

 

Nasce da qui, da questa infanzia rubata, l’esigenza di ”…aggrapparsi alle sfumature per non morire…”, di trovare piccole vie di fuga dal suo doloroso quotidiano.

Ben presto questa via di fuga divenne la parola, la scrittura, la poesia.

La scrittrice definisce la sua stessa poesia “endovenosa”, passionale, perché frutto di esperienze che vengono dal proprio vissuto, dalla propria cultura fatta di un forte simbolismo in cui condor e puma si aggirano come chimere a ricordare la forza di un paese così “dolorosamente bello”, come lei stessa lo descrive.

Ed è proprio in lei, attraverso le sue poesie, che questi puma, costretti al silenzio, ritornano a ruggire, a denunciare le ferite di un paese lontano, di bambini costretti a stenti.

Non è stato solo un incontro in cui si parlava di poesia, ma è stato un modo d’avvicinarsi ad una cultura lontana, ad una vita intensissima il cui racconto può dare tanto, tuttavia senza la presunzione di volerlo fare insegnando, ma con la consapevolezza di stare semplicemente donando un’esperienza preziosa.

“…Bisogna imparare a perdere senza perdersi…”, questa è soltanto una delle piccole perle di saggezza che la scrittrice ha regalato generosamente ai presenti, dimostrando ulteriormente quanto importante può essere il contributo artistico ed umano che una donna come lei può apportare alla società.

 

Chiara Occhipinti

 

LA CAREZZA MAI RICEVUTA

 

Ci si sente sempre fortunati a conoscere delle personalità
particolari, così come è avvenuto per un gruppo di persone durante un corso di formazione di giornalismo in via Oberdan a Catania.

La signora Ruth Cardenas prima che ci venisse presentata dalla Dott.ssa Stefania Bonifacio, ci colpì per il suo abbigliamento da "First Lady" cappello e giacca di un blu quasi elettrico che colse la nostra attenzione e ci pose tanti interrogativi su chi potesse essere.
Finalmente i nostri dubbi sulla signora dai lunghissimi capelli neri furono placati: era Ruth Cardenas Vettori, una scrittrice boliviana, impegnata nel sociale e particolarmente con i bambini del suo paese, tanto bello quanto sciagurato.
Ci disse che avrebbe voluto portare il blu del cielo boliviano, aveva indossato quel colore per rendere l'idea,i suoi racconti ci rapivano e in quel cielo metaforico, brillavano i suoi occhi come due stelle.

Un' infanzia aristocratica,ma difficile, considerata figlia del
peccato, cresciuta ed educata rigidamente in casa di una nonna bigotta che non le fece mai una carezza, non le disse mai una parola dolce.

Laureatasi prestissimo, sposata con un uomo dal cognome importante e storico Vittorio Vettori, oggi Ruth è una donna che ha usato la parola e la poesia come forma di libertà e della sua vita e della sua esperienza, fa dono a quei bambini che non sono fortunati e che vorrebbe nel suo piccolo regalare quella carezza che lei non ha mai ricevuto.

 


Rosalba Chillemi

Il mio incontro con Ruth Cardenas Vettori: Oltre le parole



Le corde dell'anima le intendo, metaforicamente, come quelle di un'arpa dove tutto è al contempo invisibile ma immensamente vero e melodioso.
Le tocchi coi ricordi ed esse emanano suoni.
Suoni che a volte sono struggenti... a volte lenti sussulti... a volte sferzate di gioiosa vitalità... a volte sono suoni di immenso Silenzio... raramente melodie estasianti.
Le corde dell'anima vibrano estasiate in coro quando a parlare è Ruth Cardenas.
Il cuore si pone in ascolto e il battito dapprima lento si accora e poi accelera fino ad oltrepassare la soglia dell'emozione.
Si arriva alla frontiera dell'Essere e dell'Apparire.
Si arriva al Sentimento.
Si arriva a toccare e a far vibrare insieme la corda del Senso della Vita.
Quei suoni sono le parole con le quali si arriva a poter guardare fin dentro l'anima per meglio osservare e comprendere ciò che ci circonda.
Quelle di Ruth sono stati suoni di parole di una donna che ha snodato da sempre corde di dolori senza tempo perché nati da un Dolore che è quello di tutta una vita.
Un dono.
L'incontro con Ruth per me è stato un dono.
Un battito di ali con le quali ha aperto a tutto il pubblico presente le stanze della sua Vita concedendo ad ognuno la possibilità di incontrare ognuno il proprio Dolore spesso inespresso e quasi mai condiviso.
Un gioco allo specchio offerto per riflettere ognuno la propria esperienza col Dolore.
Un'esperienza che spesso cambia d'abito e si presenta diversamente ma inevitabilmente è sempre riconoscibile nell'intensità delle tristi vibrazioni delle note emesse dalla sua corda purtroppo uguale e dalla nota costante per tutti.
Parlo di quel Dolore che ci segue per tutto il percorso ...poco importa quando lo abbiamo incontrato.
La vita di Ruth, nel suo racconto, mi è apparsa vissuta ad imparare il Dolore e la Sofferenza e poi profusa nel vivere il tempo insieme e per gli altri alla ricerca del Senso, soffrendo per la tessitura di quei nodi sempre più stretti a mordere i giorni in irrisolvibili ricordi.
Ad un certo punto del racconto le corde dell'anima di Ruth hanno vibrato dentro e intorno a me per significare l'esistenza e hanno amplificato il suono di quelle tristi corde rendendole melodia del vivere in quel armonico equilibrio scaturito dal rifiuto di dimenticare e dalla scelta di optare per l'alternativa di condividere e di offrirsi in dono
I ricordi di Ruth. Palpabili.
Ricordi che non hanno mai permesso che i giorni scorressero perdendo in essi il senso del Dolore ma concedendo che in essi, tramite quel Dolore, si acquisisse la giusta direzione del Vivere anche accompagnandosi coi colori.
Il blu del cielo trasportato da Ruth improvvisamente ha invaso e colorato i miei pensieri e, in un ambiente circoscritto, ha elevato e trasportato la mia anima senza alienazioni in nuove possibili compenetrazioni.
E' stato un incontro all'insegna del colore del cielo... mistica simbologia adottata da una donna che al Cielo ha dimostrato di saper guardare senza interrogarsi ma sapendovi dialogare.
Grazie a Ruth il mio cuore si è posto all'ascolto in una nuova e libera prospettiva dalla quale esso è riuscito ad evadere la logica della mente per entrare nella dimensione della condivisione.
La condivisione del Dolore... un altro immenso raro dono concessomi.
Ruth, senza magie,con la forza della sua Poesia, ha saputo trasformare l'incubo in una favola.
Una favola vera e vissuta: tale è apparso il contenuto del racconto dell'incubo vissuto di Ruth, una donna possibile nell'impossibile del quotidiano che ha trasformato il Dolore in un patrimonio al quale attingere continuamente colorandolo con contrapposto amore e rendendolo il protagonista di una favola dal lieto fine.
Un racconto di una vita solo accennata in sfumature che forse non tutto il pubblico presente ha potuto cogliere, più per l'ignoranza del cuore posto in ascolto che per quella di un presunto potere di "comprensione" e di "concetto".
Tutto questo ha tristemente confermato l'esistenza di ciò che da sempre è espresso nel concetto di "insensibilità" sottolineando e dando maggior risalto e spessore alla coraggiosa profondità di parole che narravano una straordinaria, delicata e profonda voce d'anima.
Un'anima che in un momento senza tempo si è librata tra l'incomprensione e liberata da quella insensibilità con un semplice gesto.... togliersi il cappello.
Un gesto semplice ma profondo col quale Ruth ha volutamente liberato " le sue frecce" indirizzandole a sensibilizzare l'insensibilità di quei cuori in un ulteriore moto d'amore e di donazione all'altro senza remore.
Sono quelli che io definisco i gesti del "per sempre" ...i piccoli gesti coi quali ci iscriviamo nell'Infinito e che rendono grande l'anima che ci appartiene ed appartengono al codice degli addolorati.
Riecheggia ancora in me la voce di Ruth, intensa e densa, che ha divorato il tempo, quello fatto di lancette implacabili e frettolose che avrei voluto fermassero la loro, a mio avviso sempre insensata, corsa verso un irraggiungibile perché inesistente traguardo.
Noi esseri umani siamo così piccoli che misuriamo la Vita in giorni, mesi, anni, generazioni, .. Cerchiamo di dare e di darci un valore e una collocazione perdendo il senso del giusto riferimento con l'Infinito che denuncia quanto in realtà il nostro esistere ferma momenti di una dimensione senza limiti di tempo.
Incontrare Ruth e la sua Poesia ha fermato in me un preciso Momento ed un Momento è per sempre... appartiene all'Infinito.
La Poesia di Ruth ha solcato lo spazio e il tempo e si è impressa indelebile in me in quello specchio dove, chi vuole, può trovare il senso del vivere.
La chiamano semplicemente "poesia".
La Poesia è principalmente il filtro di chi coglie il vivere vivendo la vita in una certa direzione ed è in quella direzione che ho incontrato l'anima di Ruth.
La Poesia è anche in versi come quelli che Ruth ci ha regalato in lettura.
La Poesia, spesso, è il suono muto di un silenzio che non è mai soltanto una pausa del discorso ma dimostra l'esigenza dell'anima posta in quella direzione ed esige di fermarsi un attimo per controllare la forza del ricordo nel racconto e raccogliere le forze per proseguire.
Ed è allora, in quel silenzio, che la Poesia la leggi negli occhi.
Gli occhi di Ruth.... pura Poesia.
Oltre le parole:negli occhi.
Lì ho incontrato Ruth Cardenas.

Anna Vigo
 

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