Recensione a "Pegaseium nectar"


  SEMI DI MELAGRANA

di

Francesco Giordano
 



Ad una lettura veloce, l'ultima raccolta poetica di Vera Ambra (Pegaseium nectar, Catania 2003, pp. 48), potrebbe apparire quasi un inno, garbato sì ma preponderante nell'aspetto materico, all'unione dei sensi e dei corpi nell'amplesso corroborante, che è sovente la summa dei rapporti tra gli umani esseri. Tuttavia, per chi come noi ha avuto la ventura di conoscere l'autrice da lunga pezza, v'ha da rilevare la consapevolezza che codesti versi sottendono, la grande macerazione ed il lavorìo interiore precedente la creazione.
Non a caso il titolo, e la contestualità delle poesie, come una sorta d'ideale dialogo fra il dio immortale della vitalità dell'Occidente (ponte con le civiltà orientali, almeno nelle forme ancestrali) e la donna, in una serie d'immagini plastiche, mai volgari, seppure in piccoli aspetti volgarizzate - e sembra inevitabile -, della estasi eterna.


Proseguendo nella indagine, ci si accorge però che una certa qual mistica sensuale è invero il filo conduttore del libretto: sin dall'inizio, "eppure noi davanti al cancello della vita \ sempre ci sfameremo con l'appetito della preghiera"; e perfino in conclusione: "Dal profondo il crogiolo \ zolfo e mercurio esala \ Frena il temporale sulla pianura \ se in corsa il destriero sferraglia l'aroma \ e poi s'adagia lacrimato di latte puro \ Un cigno dopo che canta \ muore", con aspetti vagamente alchemici e crepuscolari.


Sensualità ideale che si rifà alla venerazione ctonia per l'acqua, codesto divino elemento il quale, con la spiga il fuoco e la terra, è costantemente evocato dalll'autrice, in senso quasi catartico. E se ella afferma: "La verità ha la sembianza della luna: \ cambia sempre faccia", riferimento evidente alle falsità aberranti delle illusioni d'ogni rapporto a due, con la consapevole certezza di una conoscenza intima attraverso fasi indefettibili ("sappi che bastano due dita appena \ per scoprire una donna"), è la ricerca del mistero della vita, rinvolto nell'aspro a volte connubio fra gli elementi, ad essere esteriorizzato: "L'alba presto si sveglierà senza rumori \ ma qual cosa potrà eguagliare questa notte \ alquanto nel disegno nascosto \ la via della vita ho intravisto...".
Nel caso in cui si vogliano rintracciare frammenti di eco, nonostante la poesia tutta sia arte imparagonabile e irripetibile, i versi sull'oblìo della bevanda di Noè, intesa metaforicamente qual liquido generativo, "ormai è giunta l'ora che del bianco vino tu mi fai dono \ e tra feste e canti \ non berrò per dimenticare \ ma per far divina questa bevanda", ci rammentarono la freschezza averroistica del mago di Nisciapùr, quell'Omar Khayyàm il quale cantò in arcano sulla conoscenza, ineggiando ai piaceri dell'esistenza secondo il vero senso del messaggio lucreziano.
Nella misura in cui "ad ogni ubriaco più d'una censura \ giova una lode esagerata", la raccolta può definirsi misurata e gradevole, melagrana i cui semi - come nelle misteriosofie di Cibele - spargonsi entro le zolle, calde e accoglienti, per la crescita di futuri fiori.

È vietato l'uso delle immagini e dei testi non autorizzato.
© 2006 Associazione Akkuaria

 

Presentazione Akkuaria - Statuto Akkuaria - Scrivi Akkuaria