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Sussulti dal buio

di un “Maledetto cuore”


di Gerardo Santella



Nella recensire "Maledetto cuore" di Klem D'avino e Antonella Iannò (ed.Akkuaria), togliamo prima ai lettori una curiosità. Il romanzo è firmato da due autori. Ma vi chiederete come si fa a scrivere un testo in due?

La risposta ce la dà nell'introduzione Iannò, quando dice che il suo contributo consiste nel tramutare in parole la fantasia inventiva di D'Avino, dandole forma di storia. Detto questo e aggiunto che l'autore, appassionato cultore di letteratura, è nato a Palma Campania nel 1967 ed ha pubblicato con lo stesso editore una raccolta poetica, veniamo a qualche nota di analisi sul libro.
Confesso che per i primi capitoli ho proceduto con qualche perplessità: la storia del giovane fattorino Carlo, fidanzato con la bella Simona, da cui è attratto il ricco gioielliere Matteo, e che pura casualità si trova ad uccidere un provocatore e ad essere ingiustamente accusato di omicidio volontario, sapeva di dejà vu.

Quasi una riproposizione in un contesto attualizzato di un romanzo popolare ottocentesco; impressione suffragata anche da una scrittura uniforme ed un andamento un po’ lento, come se gli autori avessero voluto disporre tutti i pezzi sulla scacchiera prima di cominciare a sciogliere il "patto" narrativo con i lettori, ma dopo alcune decine di pagine la storia prende quota e ritmo: il contenitore spaziale della vicenda, un’apparente tranquilla cittadina dell'hinterland milanese, si rivela nei suoi spessi coni d'ombra e nelle sue pieghe più oscure e corrotte; si delineano meglio i caratteri dei personaggi che agiscono sulla scena, moltiplicano in un gioco di specchi le loro maschere metamorfiche, si scambiano ambiguamente i ruoli, si incontrano e scontrano in un intreccio di interessi finalizzati alla conquista del successo e del danaro. E intanto l'opinione pubblica viene manipolata da media, politici, uomini di legge, cioè dalle istituzioni che dovrebbero garantire la civile connivenza e la giustizia sociale.
Gli autori affondano il bisturi in questi corpi malati della società mostrando perversioni, istinti, violenze, vanità che accomunano indistintamente spietati killer, trafficanti di droga in colletto bianco, politici e finanzieri corrotti, giudici collusi con il potere.

C'è spazio in questo modo per i sentimenti, per il cuore? La conclusione, non scontata della storia, che nulla concede ad una attesa gratificante del lettore, sembrerebbe dire no. Eppure in tanto fango sono proprio i sussulti di un cuore di un "maledetto cuore" che portano ad un gesto di pietas, accendono una striatura di luce nel buio dello spazio. Da leggere.

 

pubblicato su
IL PAPPAGALLO
Quindicinale di informazione politica e cultura dell’area vesuviana
Anno XIV numero 217 luglio 2010
ilpappagallocultura@libero.it


 

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