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IL CANDORE E LA PUREZZA DI INSABEL
di Sonia Pozzoni

 


Il mio nome è Insabel. Non so cosa vuol dire il mio nome. In breve, potrei darvi una spiegazione, più che altro per convincere me stessa. (…)

Eppure, pronunciandolo, quante volte mi sono divertita a cercare un suono che svelasse l’arcano significato di queste tre sillabe: In-sa-bel.

È un nome che potrebbe significare: entrare nel sapere delle cose belle.”
 

Il nome è importante, ci contraddistingue dalla nascita, ci accompagna per la vita. Viene sussurrato dal nostro partner al telefono o nell’intimità.
Con queste parole, con la spiegazione del suo nome, la protagonista si presenta a noi, svelandoci tutto del suo mondo: dal modo di pensare al modo di sognare, fino all’intimità che ci dona senza riserve, come ha fatto con Fausto, compagno e amante di poche notti trascorse insieme, ma che hanno lasciato un segno indelebile nella mente e nelle emozioni di lui tanto da parlarne, a distanza di tempo, alla sua nuova compagna di letto e di vita: Giulia.
Fausto non sa mettersi in gioco come Insabel, cela la sua paura di amare dietro alla definizione di “amica-amante”; così, infatti, parla di Insabel a Giulia.

La protagonista, invece, si dona completamente a lui, senza timori, senza pensare al futuro. Vive l’attimo
con piacere e liberazione, dona la sua verginità, la sua ‘rosa’, senza riserve: “Il sogno dei miei sogni e assieme a lui avevo conosciuto i suoi sogni.”
È con lui che diventa ‘donna’ e in questo svela il suo coraggio, il suo desiderio di non fuggire da un rapporto che lei stessa sa destinato a non durare.
Come ogni donna, in cuor suo, Insabel spera di aver aperto il suo fiore nascosto e segreto all’uomo giusto, ma il comportamento di Fausto, che non si fa più sentire, le apre gli occhi su ciò che in realtà lei rappresentava per lui e, con lucidità, ammette: “Lui non aveva più bisogno di me, ma delle sue bugie. Senza bugie la sua esistenza si sarebbe sfaldata come neve al sole.”
Insabel, si esprime con profondo e sublime lirismo, soprattutto quando si rivolge al suo primo vero uomo: “Volergli bene era come suonare un liuto con un plettro fatto d’ali di farfalle intrecciate per comporre il suo sorriso. Era come girare le pagine di un libro che parlava d’amore ed accorgersi di essere sempre allo stesso punto. Volergli bene era andare come un’ape fra le viole e staccarne una da far cadere sul suo guanciale mentre dormiva e sussurrargli con un batter d’ali che l’indomani sarebbe stata una bella giornata.”
La protagonista, un istante dopo, si ferma a riflettere sul fatto che non ha mai provato un sentimento così forte per nessun altro: “A ragionarci bene, per un uomo, non avevo mai pensato parole così dolci, eppure volergli bene era come ascoltare il canto di un usignolo e rispondergli cinguettando che lui per me era una ragione in più per vivere.”
Aspetta con ansia di sentirlo al telefono, decide lei quando, conduce il gioco con il desiderio sempre acceso di unire il suo
corpo a quello di Fausto: “Profondamente intrisa di sensualità ero soltanto un corpo che desiderava appartenere a un uomo. Era così che più spesso, nella penombra di un giorno che appassiva, scoprivo a poco a poco gli angoli nascosti della mia intimità.
Solo i frammenti delle sensazioni s’intrecciavano nella loro continua differenza, attraverso le mie dita, fino a quando non iniziavo a ritrovare lo stesso piacere che Fausto m’aveva insegnato, esplorando le parti più intime del corpo. Tutto ciò mi faceva dimenticare le ore o i giorni che mi mutilavano da lui: allora aveva più gusto la prelibata carezza, intimamente rubata nell’attesa di dimenticare l’attesa”. Appaga da sola il desiderio, la voglia di lui: “Tra le mie mani diventavo facile preda di me stessa.”E in questo è simile all’uomo che sta dall’altra parte del telefono, anch’egli preda della passione che finisce in un va e vieni di carezze sulle parti intime, fino a cedere alla resa di un piacere gustato soltanto a metà.
Insabel, un racconto fatto di passione, piacere, desiderio che non cade mai nella volgarità. Amplessi descritti dai protagonisti che non trascurano alcun dettaglio e che permettono, anche solo per un istante, ai lettori di immedesimarsi nei loro ruoli, magari con una punta d’invidia, dal momento che possiamo essere soltanto lettori e ascoltatori di quelle emozioni, attraverso righe nere che solcano foglio bianchi, candidi come la purezza di Insabel che si macchia di piacere carnale senza troppi indugi, che si abbandona a Fausto come una rosa si lascia cogliere dal giardiniere; come una rosa strappata dalla pianta per essere donata a una fanciulla amata, una rosa che la donna innamorata odora per poter godere del profumo di questo fiore, mischiato a quello di colui che gliel’ha donata per amore o passione travolgente.
La forza di questo racconto sta nel leggere le emozioni, i piaceri della carne e la forte passione di cui sono preda i protagonisti e provare con loro le stesse sensazioni.
Ciò che colpisce è la poesia che tra le righe si fa forza per emergere e allontanare la volgarità che, spesso, si ritrova negli scritti che descrivono amplessi e unioni di corpi.

Qui, stupenda è la fusione delle anime di Fausto e Insabel nel momento in cui le loro sagome, la loro carne si unisce fino al raggiungimento dell’estasi al culmine del piacere.
Insabel conosce bene e svela in ogni sua parte il sentire e vivere il sesso da parte delle donne ma, al contempo, riesce a descrivere anche ciò che prova l’uomo e come esso soddisfi il suo bisogno di toccare la sua amante, in pochi gesti naturali, in carezze ritmiche che lo portano a raggiungere il piacere da solo.
Un amore nato come la luce di una candela, che piano piano si eleva, per spegnersi nel vento, improvvisamente, ma il cui stoppino rimane lì, consunto solo in parte nei loro pensieri, nel momento in cui alla mente tornano i ricordi, le sensazioni, gli odori, i piaceri che Insabel e Fausto hanno provato insieme.
Una storia d’amore finita senza motivo.
Le ultime parole pronunciate dal protagonista, per bocca dell’autrice, emergono irrazionali a porre fine a questa relazione.
Fausto, come un giardiniere, ha colto la rosa di Insabel, togliendole così la possibilità di aprirsi al nuovo giorno, alle nuove.

 

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