LE BELLEZZE VIOLATE

Quando si uccide la bellezza, senza pietà,
è questo il crimine più grave.
Io non so le ferite quali mortali siano
inflitte a te, Dubrovnik, città
di cristallo, alle tue piccole vie nascoste
sulla calcarea pietra, protetta
dall’orgogliosa bianca cinta muraria.
Inquieto, attaccato mi tengo al pensiero del tuo mare,
agli isolotti sparsi qua è là, sul mare accovacciati,
ai laghi salati, socchiusi tra i silenziosi boschi
e tra giardini di limoni e aranci,
risvegliatisi impauriti dalla crudezza degli strepiti
e dai lamenti innocenti come di Cristo sulla croce.
Triste è la sorte dello splendore dell’umanità,
terre da conquistare, come la tua e la mia,
città assediate, nei secoli espugnate,
oltraggiate, lacerate da lame saracene,
violentate nell’umana carne delle nostre donne
insanguinate, rivoli di sangue ancora scorrono
dai pietrosi campanili delle nostre chiese,
offese, profanate, trafitte al cuore.
L’incolpevole sangue non si deterge,
resta lì vivo, dignitoso quale fiero segno,
negli occhi della nostra gente, più pura e accogliente,
e nel cuore delle nostre città, rese più belle.

È nell’impercettibile rumore della bellezza
che si nasconde l’agitato silenzio d’una poesia
che la notte vaga per i vicoli gemendo pace.


Antonio Ragone

 

 

 

OMAGGIO A DUBROVNIK

 

 

 

È stata per me l’esperienza più importante e gradita, all’interno della Rassegna di Cava de’ Tirreni, quella di conoscere nuove persone, nuovi pensieri, nuovi amici.

È, questo uno dei compiti più importanti e interessanti della Cultura, che ti propone, oltre l’utilità del confrontarsi, l’efficacia della conoscenza, che esplicita il rapporto tra chi conosce e ciò che viene conosciuto.

La presenza di Ivana Marija Vidovic di Dubrovnik ci ha coinvolti nella Notte dei Poeti, una stretta, autentica simbiosi tra “Musica e Poesia”, l’Arte, insomma; ma, inevitabilmente, ci ha resi emotivamente partecipi di avvenimenti da lei drammaticamente vissuti. Sono ritornati in mente i fatti tragici a partire dal 1991, quando la coesione delle federazioni jugoslave s’era ormai inclinata, avendo ciascun Paese dichiarato la propria indipendenza.

Ciò provocò il dramma sanguinoso della guerra, che, purtroppo tutti ricordano. Questa premessa, pur dolorosa, è funzionale per comprendere la presenza delle ferite morali che le guerre lasciano ineluttabilmente e implacabilmente nelle profondità del proprio essere.

Oggi, come sempre, ci chiedono di scrivere poesie di gioia, ma, purtroppo, la funzione di un poeta è quella di concretizzare per iscritto tutto ciò che raccoglie in una realtà, dove valori e ideologie sono state buttate all’aria d’un vento inquinato, senza però negare la possibilità della gratificante occasione della Bellezza, ove ricercare la speranza per comunque risorgere.

Qui mi sovviene la poesia “Alle fronde dei salici” che Salvatore Quasimodo scrisse alla fine dell’inverno del 1944, traendo spunto dal salmo 136 della Bibbia: “Sui fiumi di Babilonia,/là sedevamo piangendo/al ricordo di Sion./Ai salici di quella terra/appendemmo le nostre cetre.”

 

Credo opportuno, in questa occasione, riproporla:

E come potevano noi cantare/con il piede straniero sopra il cuore,/fra i morti abbandonati nelle piazze/sull’erba dura di ghiaccio, al lamento/d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero/della madre che andava incontro al figlio/crocifisso sul palo del telegrafo?/Alle fronde dei salici, per voto,/anche le nostre cetre erano appese,/oscillavano lievi al triste vento.

 

La conoscenza di cui ho fatto cenno mi ha spinto, al ritorno da Cava de’ Tirreni verso la campagna romana, ad interessarmi della città di Dubrovnik, splendidamente situata a sud delle coste dalmate.

Io, Dubrovnik, non l’ho mai vista, eppure, confrontandomi con essa, sia pur virtualmente, ho individuato molteplici affinità con la mia terra di origine, la Costiera Amalfitana.

Prima di tutto il mare, a cui gli uomini, lontani nei secoli, sono stati costretti a strappare la terra per costruirci le loro case; l’antica Repubblica di Ragusa considerata come la quinta Repubblica marinara italiana dopo le quattro che comprendeva la Repubblica marinara d’Amalfi; le origini vigorose ed orgogliose esposte all’attacco e alla violenza dei saraceni; le colture di limoni e aranci, le agavi fiorite del Mediterraneo; il variegato profumo di vegetazione e salsedine.

Poi, credo, la relazione più importante, entrambe riconosciute dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità, per la loro bellezza.

Ecco, la Bellezza, appunto, mortificata e violata nei secoli e, purtroppo, nel caso di Dubrovnik, anche piuttosto recentemente.

Da tutto ciò, ho tratto l’istinto per scrivere “Le Bellezze violate”.

 

 

 

Antonio Ragone

 

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