FRANCESCO CAFISO
un talento made
Sicilia
di Vera Ambra

Quando
sono arrivata davanti al Teatro Massimo Bellini di Catania, ho
notato una copiosa fila di persone in attesa. Non era sabato né
domenica e - conoscendo i "catanesi" - mi sono sorpresa che di
lunedì sera avessero lasciato le loro calde pantofole per
recarsi a Teatro.
A dire
il vero anch'io avevo trascurato il mio improrogabile "cchi
fari" per assistere alla rappresentazione del giovane Francesco
Cafiso.
Era il
natale del 2006 quando l'eco delle sue prodigiose
performances mi giunse al mio orecchio. Mi ero ripromessa di
andarlo a sentire alla prima occasione. Quest'ultima si presento
cinque mesi dopo. Tra aprile e maggio del 2007 io mi trovavo a
Cava de'Tirreni per lo svolgimento di un evento e lui avrebbe
suonato in un locale che si trovava ad un centinaio di metri più
in là. Per dirla in parole povere: nun ci fu versu!
In
tutti questi anni la situazione non è cambiata e stava anche per
saltarmi l'appuntamento di lunedì 8 febbraio al Teatro Massimo
di Catania. La persona che mi doveva accompagnare ha avuto un
contrattempo e, in questo caso, per forza di cose ho costretto
mio figlio a portarmici. Quando glielo accennai, la parola
Concerto-Jazz non lo ha solleticato neppure per un po', ma
gli avevo promesso che nel caso si fosse annoiato ce ne saremmo
andati via...
Conquistate le nostre poltrone a centro platea, ci mettemmo
comodi. Man mano i posti vuoti si erano riempiti a gran
velocità.
Quando
la "qualità" chiama il pubblico risponde, questo è stato il mio
primo pensiero di felicità nel vedere tutta quella bella gente
strappata ai noiosi schermi della tivù...
Finalmente le luci si abbassarono e l'intero teatro fu avvolto
da una prorompente cascata di note che cristalline e fresche
come una cascata d'acqua venivano suonate da Sax di Francesco
Cafiso.
Fin da
subito il pubblico ha risposto con il solo e unico modo che ha
disposizione: un applauso, ma questa volta non si era trattato
del solito applauso di circostanza... il "catanese" è uno
spettatore dal palato raffinato, un fine conoscitore e prima di
manifestare apertamente il proprio plauso... ce ne vuole!
Sul
palco, assieme a Francesco Cafiso,
sax alto, c'è
Dino Rubino al
pianoforte,
Paolino Dalla Porta al
contrabbasso e
Fabrizio Sferra alla
batteria. Questa è la formazione de
Francesco Cafiso "Italian Jazz Quartet".
A quel
punto tutti i pensieri li chiusi a chiave nella cassaforte
del cervello e diedi il via a quel profumo di libertà che
attraverso le note penetrava via via tra le pieghe più sottili
dell'anima.
Per un
breve attimo pravi a chiedermi come sarebbe stata la
quotidianità senza gli artisti... ma ricacciai subito questo
pensiero tra gli altri. Niente doveva turbare quel momento
magico. Da troppi anni attendevo di vivere un'occasione del
genere e nulla doveva guastarmi l'occasione.
Ed
ecco che davanti agli occhi mi apparvero quelle belle immagini
che una volta vi vedevano nei film americani in bianconero. Quei
film che raccontavano come si svolgeva la vita dall'altra parte
del mondo, sono visioni che si snodano tra le cantine di New
Orleans e le belle strade di New York.
La
musica Jazz al tempo aveva aperto un varco nuovo verso altri
generi musicali. Genere che, accorpando le forme popolari del
blues, degli spirituals e della musica bandistica, diventò il
punto di partenza e piattaforma di partenza che diede modo ad
artisti di interpretare e rendere musicalmente vivo il proprio
pensiero o forse ancor meglio dare vita al grido di libertà e di
speranza che alberga nel cuore di ogni uomo.
Davanti
a noi c'è un cast d'eccezione, sono quattro ragazzi.
Al
centro Francesco Cafiso, era appena un ragazzino quando a
soli 18 anni si apprestò
a vivere la sua consacrazione nei luoghi dove il jazz è nato: gli States.
Oggi è un musicista e compositore, considerato uno dei talenti
più precoci e importanti della storia del jazz. Alla sua destra
Dino Rubino è un altro impressionante talento del jazz
italiano che alla tromba alterna il pianoforte. Alle sue spalle
Paolino Dalla Porta è uno dei migliori contrabbassisti di
jazz attivi sulla scena europea. E alla sua sinistra Fabrizio Sferra.
Egli ha iniziato l'attività di batterista di jazz sul finire
degli anni '70 e si è man mano affermato sulla scena nazionale
collaborando con altisonanti e prestigiosi musicisti italiani e
stranieri.
Sempre
sul palco Francesco si muove sì con la disinvoltura di chi sa
quello che fa ma allo stesso tempo ha un atteggiamento composto,
rigoroso. Si percepisce la sua grande emozione di trovarsi
davanti ad un pubblico attento, caloroso ed è la stessa emozione
di chi - ogni volta e come la prima volta - si presenta alla
platea con il cuore in mano, per condividere e celebrare una
nuova pagina di bellezza.
I
brani eseguiti sono stati:
Preghiera,
King Arthur,
Adios,
December 26th,
Enigmatic Night,
Thelonious Monk,
'Round Midnight
Il concerto giunge al termine e con vero dispiacere penso che ci
dobbiamo alzare e accingerci a lasciare il Tempio della
Musica catanese. Le luci si accendono. Un lungo scrosciare di
mano invita gli artisti a concedere il bis. Di sottecchi guardo
mio figlio. Non si era annoiato neppure un po'. Gli porgo un
sorriso soddisfatto come per dirgli Hai visto cosa ti saresti
perso?
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