“Editoria
di Poesia
(per piccina che tu sia….)”
presentazione di Ivana Moser
Saluto e benvenuto alla Fiera dell’editoria e Festival dei poeti
Editoria di Poesia (per piccina che tu sia…)un titolo
decisamente originale che, accanto ad una leggera sfumatura di
rammarico, racchiude in sé soprattutto un messaggio di fiducia e
di credo nell’arte poetica.
Questo evento è organizzato dal Comune di Nettuno con il
sostegno della Regione Lazio, ideato e curato da Ugo Magnanti,
in collaborazione con Dona Amati ed Enrico Pietrangeli.
A me il compito, per così dire, di scaldare i motori per
affrontare al meglio una sorta di escursione a largo raggio nel
mondo della poesia.
Qui, fra le mura di uno dei maggiori simboli della città di
Nettuno, oggi e nei due giorni successivi si vivrà il clima di
un grande laboratorio dedicato alla poesia, si respirerà aria di
creatività e piena libertà, libertà di chi scrive, di chi legge,
di chi ascolta, di chi si confronta, o di chi semplicemente e
magari timidamente osserva.
Movimento, scambio, confronto, queste le caratteristiche di
Editoria di poesia (per piccina che tu sia...) che mira ad
incentivare la lettura di libri di poesia e contemporaneamente a
valorizzare e diffondere l’operato di editori che ancora
dedicano uno spazio significativo alla poesia nell'ambito dei
rispettivi cataloghi.
A questa Tre giorni partecipano infatti poeti, critici
letterari, docenti, case editrici, associazioni, librerie, il
cui impegno, lavoro e disponibilità verranno coronati dalla
presenza degli studenti delle scuole del territorio e
naturalmente dai visitatori di tutte le età.
Cosa succederà in questa tre giorni? Di tutto, relativamente al
mondo letterario: presentazione di libri, incontri con poeti e
con critici, letture e performance, mostra di libri d’arte
poetici, una gara poetica/poetry slam, un seminario intensivo di
lettura e scrittura del testo poetico, per non dimenticare poi
il concorso nazionale di poesia collegato a questa
manifestazione, il tavolo dei poeti, la Poesia istantanea, le
dirette streaming di alcuni eventi, e le videoproiezioni.
La voluta contemporaneità di eventi imprimerà ulteriore
movimento all’escursione a vasto raggio nel mondo della poesia.
A questo punto avrei forse potuto considerare svolto il mio
compito di presentazione, ma mi è sembrato doveroso, trattandosi
di una manifestazione di grande portata a livello culturale e
della durata di ben tre giorni, cercare di inquadrare a grandi
linee la situazione e lo stato attuali della Poesia, ben
cosciente di non dire niente di nuovo a chi è del settore e
sperando che Ugo non me ne voglia, dopo le sue raccomandazioni
di sinteticità.
Il mondo della Poesia contemporanea ha subito di recente tre
perdite significative: la scomparsa di Alda Merini (1931-2009),
Edoardo Sanguineti (1930-2010) e Luciano Erba (1922-2010).
La Poesia ha preso consapevolezza di non essere più la sola
genitrice di Parola; sa ormai di dover competere con gli slogan
pubblicitari, con i versi delle canzonette, con i titoli della
scrittura creativa.
Qualcuno sostiene addirittura che la poesia abbia abdicato a
favore della musica, delle canzoni e canzonette, che si
sarebbero assunte la responsabilità di quel “mandato sociale
plebiscitario” che dovrebbe essere ancora il fine primo della
letteratura.
Ai numerosi proclami sulla morte della poesia fanno però da
contraltare le cifre di rilevamenti e sondaggi, secondo i quali
circa un milione e mezzo di italiani avrebbe composto nella sua
vita almeno una raccolta di versi, dai 12 ai 15 milioni di
italiani scriverebbero poesie e, secondo le stime di
associazioni e blog, sarebbero tra i 20 e i 30mila i poeti
praticanti in Italia. Parecchi altri segnali poi sembrerebbero
indicare l' esatto inverso dell’agonia, se non la morte della
Poesia, ad esempio la diffusione di letture pubbliche e grandi
festival della Poesia, il continuo aumento di premi e concorsi,
il costante flusso di antologie, almanacchi e innumerevoli
riviste,
il radicarsi della pratica di autentiche gare di poesia, i
cosiddetti poetry slam, per non dimenticare la diffusione di
riviste e gruppi di discussione in rete.
L’Italia quindi ancora Paese di Poeti?
Sì, pare proprio di sì, ma mentre i poeti si moltiplicano,
aumentano anche le difficoltà di pubblicazione ed i loro libri
restano invenduti.
La poesia esige un approccio reattivo, capace di sottrarre la
parola alla mercificazione quotidiana, ed è appunto questo a
rendere la sua lettura così complessa, impegnativa e impegnata,
ma salutare, "etica".
Gli editori considerano la poesia un investimento rischioso,
osserva (Giuseppe) Conte (1945), e difficilmente accettano di
pubblicare raccolte inedite di liriche, considerandole un
prodotto invendibile.
La Poesia, voce dell’individualità, pare vivere grandi
interrogativi epocali in un’epoca logorroica, in un mondo
dominato dalla comunicazione di massa standardizzata,
dall’inconsistenza dei messaggi e dalla deriva dei significati.
Nel nostro tempo virtuale pare estremamente difficile ritagliare
un angolo da offrire alla riflessione, al dubbio, al
ripensamento, al rovello esistenziale, insomma, a quelle
operazioni concettuali che definiscono la poesia.
Nell’odierna cultura di massa la poesia presenta enormi
difficoltà a ritagliarsi un proprio spazio, secondo Conte
(1945), ma la poesia non muore mai del tutto, perché la sua
scomparsa comporterebbe l’atrofizzazione del linguaggio e del
pensiero e non sarebbe un capitolo della storia umana a
chiudersi, ma sarebbe l'umanità stessa a cambiare.
Pur essendo diventata un genere letterario sempre più
specialistico, che desta soltanto l’interesse di una ristretta
cerchia di cultori, e abbia perduto ormai in maniera forse
irreversibile il favore del grande pubblico, (Sebastiano)
Vassalli (1941) sostiene che la poesia dimostra di possedere
ancora gli strumenti per continuare a testimoniare la condizione
umana, perché la poesia è il luogo della ricchezza linguistica,
della diversità, è l’ultimo baluardo contro il rischio
dell’impoverimento progressivo e dell’omologazione, è un invito
alla speranza.
La questione circa il valore, ruolo e sopravvivenza della Poesia
non è in effetti un problema esclusivamente legato all’imminente
attualità. Già Eugenio Montale, che definiva le poesie un
prodotto assolutamente inutile ma quasi mai nocivo, nel discorso
per il Premio Nobel più di un trentennio fa, provò a costruire
un’ipotesi di risposta sul ruolo della poesia nel presente e
nell’avvenire, ponendo una distinzione fondamentale tra la
poesia che si assume il compito di accompagnare il clamore del
tempo e che vive nell’effimero della cultura di massa acustica e
visiva e quella che sorge quasi per miracolo, vive ignorata, ma
contiene in sé la capacità di imbalsamare tutta un’epoca, di
restituirne l’essenza attraverso la virtù del linguaggio. Ma lo
stesso Montale negherà che il poeta possa essere artefice di
un’illuminazione sentimentale od intellettuale e avvertirà il
suo pubblico di non essere in grado di trovare la parola che
squadra da ogni lato l’animo nostro informe, potendo comunicare
solo ciò che non siamo e ciò che non vogliamo.
Ma che cos’è la Poesia e chi è il poeta?
Qualche anno fa alla domanda relativa alla sua professione il
poeta Elio Pagliarani (1927) rispose: «Faccio un lavoro che non
esiste, in una lingua che non esiste».
E Luciano Erba raccontava in un’intervista che il poeta è un
ricercatore. Trova e non trova. Si trova, o perlomeno si crede
di aver trovato, quando l'oggetto incontra la parola, o
inversamente quando la parola incontra l'oggetto. E neppure
basta. Il cercatore e trovatore di verità sa che in poesia la
verità non si coglie che per sfuggirci di nuovo. Si potrebbe
dire che la poesia consiste in uno sforzo di cattura e in un
profilo di dileguamento. Di che cosa? Ma sì, chiamiamola verità.
Edoardo Sanguineti scriveva (1930-2010): “Molte cose sono
profondamente cambiate negli ultimi cinquant’anni, anche la
poesia è cambiata, ma non è cambiato il compito dei poeti,
quello di disegnare il profilo ideologico di un’epoca. La poesia
non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina.”.
“La poesia è la vita e se oggi la vita ci chiama a prove
difficili e drammatiche, la poesia non può eluderle. Anzi non
deve. La poesia non è serva di nessuno, serve solo la verità ed
è o dovrebbe essere la più alta testimonianza del tempo in cui
si vive”, affermava Mario Luzi (1914-2005).
Queste le parole Andrea Zanzotto in un’ intervista di qualche
tempo fa: «Per quanto mi riguarda ho il sospetto che la poesia
non sia affatto scrivere; il poeta non è scrittore nel senso
corrente della parola; si tratta di scalfire, scalpellare,
graffiare la lingua o di sprofondarvi più che di usarla [...].
Nella poesia qualcosa è al di là e al di fuori dello scrivere.
Ed infine le parole di Maria Luisa Spaziani: “in un’epoca in cui
le parole sono divenute una sorta di cartamoneta che subisce
l’inflazione generale, io utilizzo l’immagine del lingotto
d’oro, che, viceversa, non varia. La poesia per me è il lingotto
d’oro, rappresenta la possibilità della verità detta in una
forma non intercambiabile e della concentrazione di tutti i
significati. La poesia è inamovibile e funge da garanzia della
società civile”
Il “nuovo” che la poesia produce è ogni volta un’altra visione
che s’apre, un’altra utopia rilanciata. La poesia agisce per
silenziose illuminazioni, salvando le luci preziose della
tradizione e prendendo le distanze dal buio della superficialità
e dell’appiattimento.
Attraverso la poesia, la capacità espressiva della parola è oggi
ancora salva, sebbene essa sia piegata, usurata, svuotata dal
frastuono mediatico.
“Il “non ruolo ”del poeta non può non consistere, che nel
continuo affinamento della sensibilità dei propri strumenti di
ascolto, con cui continuare la propria brancolante ricerca,
vagando per approssimazioni e tentativi”, scriveva Mario Luzi.
La poesia è un po’ la scommessa sull’impossibile: dire qualcosa
di non detto, forse
d’indicibile, usando le parole, vale a dire il mezzo più usato,
più abusato, più sciupato
dall’uso quotidiano.
La scrittura è sempre un compromesso, un procedere per
approssimazioni ed è destinata ad essere “incompiuta” e
tenacemente insoddisfacente per l’autore, che sentirà sempre il
suo linguaggio poetico inadeguato rispetto al “di più” che ha
intuito.
Nettuno 2010
Momenti con l a Poesia e i Poeti di Akkuaria
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