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  Specchi e Riflessi in Olanda

Primo passo di un gemellaggio con Forum Associazione Italiana


 

Franco Zarpellon e Lucia Chini, responsabile premio Fiur’lini:

consegna dei libri di Akkuaria

Appena tornato da Den Haag, Franco Zarpellon ci ha raccontato con entusiasmo della sua esperienza Olandese con Forum Associazione Italiana, dove è stato invitato a presentare il suo libro Specchi di Carta, Riflessi di Seta. Il pomeriggio letterario si è svolto sabato 17 maggio 2008 al centro Delftstede, vicino al vecchio mulino di Delft, in concomitanza con la premiazione, avvenuta il giorno successivo a Den Haag, del Premio Fiur’lini 2008, giunto quest’anno alla IX edizione. Il premio è organizzato da Forum Associazione Italiana, che come indicato nel loro sito (http://associazioneforum.wordpress.com) si identifica come un’associazione di “italiani, o semplicemente appartenenti alla cultura italiana, che, professionalmente impegnati in terra d’Olanda, desideriamo tenere legami tra noi e quanto per noi l’Italia rappresenta, per mantenere, conservare e nutrire quella nostra identità e cultura che è tanta parte di noi”.

Tutto è nato” racconta Franco “un po’ per caso. Avevo partecipato nel 2003 al Premio e con l’occasione avevo conosciuto Lucia Chini, responsabile del premio, suo marito Alessandro Argentini e molti degli associati. Il bellissimo ricordo dell’esperienza del 2003 e della loro calda ospitalità, tipica dei toscani (anche se trapiantati in Olanda), mi ha portato a mantenere i contatti con Forum e all’inizio di quest’anno avevo scritto loro di aver pubblicato un nuovo libro. Non sono passati due giorni che mi hanno risposto invitandomi nuovamente in Olanda a presentarlo. E così, dopo cinque anni, mi sono ritrovato ancora assieme a persone che non vedevo da anni, ma con le quali sembrava essersi incontrati fino al giorno prima.

L’organizzazione del premio è ad alto livello e molto professionale - non a caso dopo nove edizioni i partecipanti sono stati oltre 500 - e molto interessante la formula di associare in occasione della premiazione un pomeriggio letterario di presentazione, dedicato ai partecipanti e alle loro opere edite. Assieme a me c’erano due autori di poesie, Elisabetta Baleani, vincitrice del premio Fiur’lini e Alfonso Maria Petrosino, vincitore del premio Valentina D’Arrigo, e una giovanissima autrice, Ginevra Milani, di 9 anni. Successivamente ci ha raggiunto Livia Rocchi, vincitrice della sezione narrativa per l’infanzia.

 

Centro DelftStede, a Delft, sede del pomeriggio letterario

Pubblico al pomeriggio letterario di Delft

È stata realmente una esperienza unica, sia per aver ritrovato dopo anni delle persone con cui ho conservato una bella amicizia, sia per aver conosciuto dei nuovi compagni, in questa avventura letteraria, che mi hanno dato delle belle emozioni e con i quali abbiamo passato assieme dei giorni che credo abbiano arricchito tutti noi.”

La partecipazione di Franco all’evento organizzato da Forum è stata anche l’opportunità di presentare l’associazione Akkuaria e le proprie collane editoriali e di iniziare a porre le basi di un gemellaggio tra le due associazioni, che siamo convinti porterà valore ad entrambe.

Di seguito viene riportata la conversazione tra Lucia Chini e Franco Zarpellon, nell’ambito del pomeriggio letterario di Delft.

 

Vecchio mulino di Delft

Tipico negozio olandese, vicino alla piazza Markt di Delft

Stadhius, edificio settecentesco in piazza Markt di Delft

Tipiche ceramiche di Delft

Angolo di Delft

Conversazione tra Lucia Chini a Franco Zarpellon (con interventi di Elisabetta Baleani)

 

Lucia Chini (LC): Franco è un veterano del Fiur’lini, qualcuno di voi presente in sala se lo ricorderà dal 2003 quando è venuto e aveva avuto la menzione speciale per un racconto “Il più piccolo dei tre”, che ci fece tanto discutere perché ci piacque molto, ma alcuni di noi lo consideravano adatto unicamente ad un lettore maturo. Quindi lo conoscete, si chiama Franco Zarpellon e in quell’occasione ci presentò un libro che aveva pubblicato da poco “Il giro delle stagioni”. Oggi torna con un altro libro edito da Akkuaria, un libro di racconti.


Franco Zarpellon (FZ): Il libro si intitola “Specchi di Carta, Riflessi di Seta” e è composto da tredici racconti. Riallacciandomi alle conversazioni precedenti dei poeti, non so se sia più facile scrivere poesie o scrivere racconti. Io preferisco scrivere racconti, racconti che vanno tra le quattro e le quindici pagine. Dico questo perché credo che ognuno abbia i suoi ritmi di scrittura, c’è chi scrive i grandi romanzi, chi scrive poesie e probabilmente nello scrivere racconti si troverebbe svantaggiato. Anche tra racconti lunghi e brevi ci sono ritmi diversi.

LC: Hai detto tra le quattro e le quindici pagine?

FZ: Lo dico a posteriori, non come principio, anche perché mi accorgo che questo è il metro dei miei brani, anche se sto provando la strada dei racconti più lunghi.

LC: Per chi era nella giuria, Franco ci ha mandato un racconto intitolato “Filtrando Venezia” e mi diceva che questo racconto è stato accorciato per rientrare nelle cinque cartelle che noi avevamo richiesto.

FZ:Filtrando Venezia”, mentre il titolo originale era “Filtrando (flirtando) Venezia”. Il racconto letto così, come l’ho mandato, sembra un racconto lineare, un po’ innaturale per il mio modo di scrivere. Infatti nella sua forma originaria c’erano dentro alcune parti, alcune intersezioni, che lo rendevano più articolato, e poteva essere pensato su più dimensioni temporali, più prospettive, più possibilità. L’ho scritto per essere inserito in un’antologia “De-scrivere Venezia” edita dall’Istituto d’Arte di Venezia, che aveva fatto un concorso di narrativa ex-tempore per i ragazzi dell’Istituto e mi avevano chiesto un brano da inserire come contributo letterario. Dopo aver letto il racconto, mi hanno chiesto di scrivere anche un paio di pagine per descriverne le varie interpretazioni e aiutare i ragazzi nella lettura. È stato interessante perché nel rileggerlo con occhio critico e con l’obiettivo di doverlo spiegare, ci si accorge delle molteplici possibilità di interpretazione, che quando si scrive non si percepiscono necessariamente in tutti i loro risvolti.

LC: Questo è il Franco che conosciamo noi, perché anche autore di un altro racconto “La mia storia”, che è stato mandato alla sezione per l’infanzia e che sembrava un po’ ispirato ai Sei personaggi in cerca d’autore. Un racconto complesso, un po’ più rispondente a te. Tutti i tuoi racconti infatti si leggono a più livelli.

FZ: Sì, si leggono a più livelli; livelli spaziali e livelli temporali, lungo più coordinate. Fino al “Giro delle stagioni”, il primo libro, ce n’erano quattro, le tre dimensioni dello spazio più il tempo. In questo libro si è aggiunta una quinta dimensione, che è il confronto fra lo scrittore e la sua scrittura. La scrittura interagisce con lo scrittore e influisce sul suo scrivere. In realtà “La mia storia” è abbastanza lineare, solo che il protagonista non è una persona, ma una Storia che non ha ancora trovato una sua collocazione all’interno della mente di una persona e sta cercando chi la possa accogliere e rendere reale, trasformandola in una storia scritta. Poi alla fine quella storia, nella sua bontà quasi innaturale, troverà un bambino di quattro-cinque anni che la ‘scriverà non scrivendola’, ma vivendola. Questo se vogliamo è un’altra dimensione, il parlare non dal punto di vista dell’uomo, ma di qualcosa che sta dall’altra parte rispetto all’essere umano e che lo può influenzare.

LC: Torniamo al tuo libro, a “Specchi di Carta, Riflessi di Seta”.
 

FZ: Questa carellata iniziale, anche se non abbiamo ancora parlato del libro, credo sia paradigmatica di quanto si trova nei racconti della raccolta. Sono sue sezioni. La prima, Specchi di Carta, è formata da quattro racconti un po’ più lunghi, di cui è più evidente il lavorare su più dimensioni, con racconti dentro racconti, piuttosto che con personaggi che influenzano lo scrivere di chi sta scrivendo, o da questo sono influenzati. Mentre gli altri nove racconti, della seconda parte, Riflessi di Seta, sono più lineari, quasi lo sviluppo dei primi; tutti in qualche modo si intersecano infatti fra loro. Forse, come scrive uno dei personaggi di un mio personaggio, il mio sogno sarebbe di scrivere un libro con 52 racconti (numero non casuale) che letti la prima volta hanno un senso, ma arrivati alla fine si trovano delle intersezioni tali per cui devono essere riletti con ordine diverso per essere interpretati correttamente.

Io credo che questa sia un po’ anche la vita. Noi viviamo linearmente nel tempo e quindi interpretiamo la sola dimensione del tempo che scorre, ma se potessimo viverla o percepirla non linearmente, come alle volte accade nei pensieri o nei sogni, scopriremmo della nostra vita tante cose che il fluire del tempo ci nasconde. Questa è un po’ la ricerca che sta dietro ad alcuni dei racconti.
 

LC: Sembra complesso.
 

FZ: Io credo che non sia così difficile, molto spesso queste cose sono più difficile da raccontare che da leggere. Ciò che a qualcuno è capitato, specialmente per i racconti della prima parte, è di essere arrivato alla fine della lettura e dover riiniziare a leggere perché ci sono cambi di prospettiva, cambi di personaggi, personaggi che entrano e che escono in modo strano e solo alla fine se ne capisce il motivo. Ci sono anche delle storie circolari, nel senso che la storia inizia dove dovrebbe finire. Insomma una serie di giochini che intrigano. Quando venni qui cinque anni fa vi avevo accennato ad una ricerca sul tempo che stavo facendo e qui dentro se vogliamo c’è qualche elemento di questa ricerca, di questo modo diverso di vedere i tempi da parte delle persone e dei protagonisti. Quando si scrive una storia, il tempo della storia, o meglio con cui la storia fluisce, è diverso dal tempo dello scrittore. Il tentativo è quello di riuscire ad intersecare questi tempi all’interno dei racconti. Per questo alle volte è necessario leggerli più d’una volta. C’è chi li legge la prima volta e dice ho capito, ma forse non è così credibile.

Credo inoltre che ognuno abbia il suo modo di leggerli. Tutti coloro che hanno letto questa raccolta hanno trovato il proprio racconto, nel senso che non c’è – e questa è la cosa che mi piace di più – il racconto che piace a tutti, ma ciascuno può trovare il racconto che veramente è vicino a lui e sembra scritto per lui. Quando ho chiesto di mettere in ordine i tre o quattro racconti che piacciono di più, ancora una volta le sequenze sono state completamente diverse. E questo se vogliamo è quanto riassunto anche in una recensione di Luciano Menetto, poeta veneziano, che dice che la chiave giusta per avvicinarsi al libro e al suo senso è data dall’interpretazione della lettura come reinvenzione del testo, in qualche modo il lettore leggendo il libro si ritrova e ne diventa autore e protagonista.
 

LC: Quattro e nove racconti, dunque.
 

FZ: Quattro e nove non è casuale, l’ho già detto in altre interviste. Quattro è il quadrato di due, nove il quadrato di tre, quattro più nove fa tredici, il numero totale dei racconti, e uno dei racconti centrali gioca proprio sul numero 13. Il titolo di questo racconto è “Fuori dallo schema”, la storia di una persona nata il 13 gennaio; quando compie tredici anni succede qualcosa e ai 38 anni trova un personaggio che riassume i 38 personaggi che l’hanno segnata nei vari anni. Il numero 13 è anche il numero delle righe di mattonelle che è abituata a contare fino ad arrivare a 364, più una 365, la mattonella che avanza e attorno a cui gira tutta la storia.
 

LC: Avevi detto che questi racconti ce li avevi già cinque anni fa?
 

FZ: Quando vi mandai nel 2003 “La barca degli altri” (racconto che poi è inserito nella raccolta) era il periodo in cui li stavo scrivendo, tra il 2002 e il 2003. Poi dal 2004 ho temporaneamente dedicato meno tempo allo scrivere; uno nella vita può aver tempo e scrivere, oppure alle volte dice che non ha tempo ed è un buon pretesto per smettere. Però nel 2003 avevo cambiato lavoro, che poi mi ha impegnato notevolmente per diversi anni. Questi racconti sono rimasti comunque nel cassetto e lo scorso anno in luglio mi ha contattato Vera Ambra della casa editrice Akkuaria, che aveva trovato dei miei racconti in internet. Gli era piaciuto questo modo particolare di scrivere..
 

LC: …un po’ intrigante, devo dire…
 

FZ: …e così è stata pubblicata questa raccolta. Da allora, anche perché mi sono ritrovato con un di più tempo (ovvero, con meno pretesti per non farlo) ho anche ripreso a scrivere. Stanno nascendo questi nuovi racconti ambientati a Venezia, tra cui anche quello che avevo inviato al Fiur’lini, “Filtrando Venezia”, con i suoi riferimenti all’arte, alla pittura e alla letteratura, a Hemingway in particolare, che in qualche modo fa parte della storia di Venezia.
 

Elisabetta Baleani (EB): Vorrei sapere se tu hai rapporti particolari con qualche scrittore, prima citavi i numeri e la numerologia varia; volevo chiederti se conosci e hai letto Borges e anche Pessoa e quanto questi sono in relazione con quanto tu scrivi; Pirandello è scontato, lo hai detto tu stesso.
 

FZ: La risposta è sì, e dopo la decliniamo, però il discorso della numerologia è un po’ a sé nel senso che io sono un matematico, un ingegnere (ahimè, spesso hanno una mentalità così squadrata, ragionano solo a zero e uno, a sì e no). Se un ingegnere si è messo a scrivere probabilmente è riuscito a rompere questo paraocchi; quindi è chiaro che i numeri su di me hanno un’influenza proprio per la preparazione scolastica, che poi mi sono portato avanti negli anni, al di là dei vari Borges, Pessoa o quant’altro. Tra l’altro una motivazione per cui mi sono messo a leggere e scrivere è anche per ‘colpa’ dei numeri e di un incontro con il mio vecchio maestro, e la storia di questo incontro e la successiva frequentazione c’è anche in uno dei brani. Spinto dal maestro ho iniziato un percorso di lettura che poi mi ha portato anche a tutto il mondo sudamericano, che mi attira tantissimo, tra cui anche Borges oltre ad autori della penisola iberica. Quello che mi attira è il paradigma del labirinto, spaziale e temporale, che ritroviamo nella fantasia e nella magia di molti di questi autori tra cui ad esempio Bioy Casares (“L’altro labirinto”), o Cortazar (“Il gioco del mondo”). Stefano Valentini, direttore della Nuova Tribuna Letteraria, dice che sono evidenti questi influssi sudamericani, solo che nei miei racconti sono portati alla realtà.
 

EB: Prima parlavi di ingegnere che si mette a scrivere; come Gadda, allora.
 

FZ: Credo che ce ne siano sempre di più ingegneri che si mettono a scrivere, che costruiscono un percorso parallelo, perché il lavoro ci porta alla massima razionalità e responsabilità (ndr: Zarpellon è direttore generale di una azienda di soluzioni software), però in parallelo ti costruisci degli spazi che possono (o devono?) essere completamente diversi, spazi paralleli che cerchi di tenere sotto controllo. Poi quando, come degli iceberg, questi cominciano a forare la superficie, a venire fuori, allora ti accorgi che probabilmente è molto meglio e più salutare; ottimo sarebbe riuscire a declinare in parallelo lavoro e scrittura e dedicarsi alla diversa razionalità che è la scrittura, un modo diverso di interpretare il mondo.

LC: E dopo questo libro, il tuo futuro?

FZ: Ci saranno questi racconti che come dicevo stanno nascendo ambientati a Venezia. Rispetto a questa raccolta stanno sviluppandosi con trame un po’ più tranquille, più lineari, leggermente meno articolate.

LC: Hai progetti per un romanzo?

FZ: Mi piacerebbe scrivere un romanzo; anche se ha dei tempi diversi rispetto al racconto. Probabilmente passerei attraverso più racconti messi in fila a costruire un’unica storia, tipo collage, come Calvino in Se una notte d’inverno un viaggiatore, che secondo me è un bellissimo libro, che ho letto da poco e che quando ho letto ho detto, questo è il libro che io dovevo scrivere. Dicono che si sente nei miei racconti l’influsso di Calvino, e così ho ripreso a leggerlo proprio ora che ho avuto questa indicazione. Ma leggendolo e leggendo la sua biografia ho capito perché si avvertono questi influssi, credo per aver entrambi (con tutto il rispetto per questo grande autore) degli influssi in comune (Borges ad esempio).

LC: Questa è quindi la tua visione di romanzo; e per le poesie?

FZ: Le poesie sono più distanti, forse non le sento completamente, anche se alle volte qualcosa nasce, magari per caso. L’ultima che ho scritto, “E adesso”, è nata da una mail inviata ad una amica, la regista del Teatro in folle che ha drammatizzato uno dei racconti e che mi accompagna nelle presentazioni del libro. Dopo aver messo in scena per la prima volta con la sua compagnia questo racconto le ho scritto una mail, molto simpatica, che giocava un po’ sul racconto stesso che parlava e il cui senso diceva qualcosa come: Io che sono nato, cinque anni fa, dalle idee di un vecchio scrittore adesso mi ritrovo con una giovane scrittrice che mi riporta in scena in maniera diversa, ma cosa diventerò io, resterò racconto o diventerò qualcos’altro? L’ho scritta come prosa, poi rileggendola mi sono accorro che di prosa aveva solo il fatto che non c’erano gli a capo, così l’ho sistemata, l’ho pulita – ma tanto – ed è entrata in un antologia di poesie di autori mestrini.

LC: Bene, siamo arrivati alla fine, e so che Franco voleva ancora aggiungere qualcosa.
 

FZ: Volevo concludere con due parole sulla casa editrice e sull’associazione Akkuaria a cui appartengono tutti i suoi autori. È una formula che funziona bene, perché poi si sviluppano un’interessante serie di iniziative culturali e di promozione, anche, ma non solo, via internet.

L’ultima di queste iniziative, che sto portando avanti assieme ad Ambra e a cui hanno aderito alcuni autori di prosa, poesia e immagini, è un’antologia dedicata a Venezia, intitolata “d’Acqua è il mio nome”, che sarà pubblicata a breve e che verrà presentata a Mestre, il 18 giugno, al Centro Culturale Regionale di Paola di Rosa Settembrini e a cui parteciperanno molti associati.

Quando ho detto che sarei venuto a Den Haag a presentare agli amici di Forum il libro, Vera, la direttrice di Akkuaria, anche in base ad altre esperienze fatte con associazioni di italiani all’estero, era dell’idea di effettuare un gemellaggio tra le due associazioni, tra Forum e Akkuaria, come base per creare delle sinergie e sviluppare delle iniziative comuni. Come primo passo di questo gemellaggio mi sono stati consegnati alcuni testi di autori di Akkuaria, paradigma delle collane di narrativa, poesia e saggistica, di cui l’associazione fa omaggio a Forum e che ti consegno ufficialmente. Speriamo che nasca qualcosa.

LC: Certamente, l’idea del gemellaggio è molto interessante; ti ringrazio e presto ci metteremo in contatto con Akkuaria e con Vera. Ti aspettiamo il prossimo anno al decennale del Fiur’lini.
 

FZ: Al prossimo anno, allora, e grazie.

Franco Zarpellon al Literair Theater Branoul di Den Haag

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