«Il nome Picasso. Già i miei amici di Barcellona mi chiamavano con questo nome... più sonoro di Ruiz... Ciò che mi attirava di più in questo nome, d’origine italiana, è senza dubbio la doppia s, assai inusuale in Spagna... Avete mai fatto caso alla doppia s nel nome di Matisse, Poussin, di Rousseau il Doganiere?»

PABLO PICASSO

di Giorgio Russello

 

Pablo Riuz Picasso nacque a Màlaga, nel sud della Spagna, il 25 ottobre 1881, primogenito di Dona Marìa Picasso Lopez e Don José Ruiz Blasco, di cui portò inizialmente entrambi i cognomi, come si usava in Spagna, decidendo solo più tardi (1901) di firmarsi con il solo nome della madre. Pablo Ruiz Picasso trascorse la sua infanzia nell’ambiente borghese e artistico che circondava la sua famiglia molto stimata, anche se non benestante. Il padre lavorava come restauratore al museo di Malaga e dava lezioni di disegno alla Scuola di arte e mestieri della città; inoltre dipingeva anche quadri per sale da pranzo, raffiguranti soggetti poco considerati, come animali e nature morte.

il padre

 

Lo straordinario talento del giovane Pablo fu evidente fin da subito; il padre, resosi conto delle enormi doti del figlio, cercò di incoraggiano con ogni mezzo. Lui stesso, per la carriera del figlio, si prefisse obiettivi ambiziosi, quali ritratti e rappresentazioni storiche, e gli trasmise le basi del disegno esatto secondo natura. Nel 1892, a soli dieci anni, superò l’esame di ammissione alla Scuola d’arte di La Coruna, città della Spagna settentrionale in cui allora insegnava. Nel 1895 tutta la famiglia si trasferì a Barcellona, dove aveva migliori prospettive di guadagno. Due anni dopo, aiutato finanziariamente dalla famiglia, Picasso si trasferì a Madrid per continuare gli studi, ma l’insegnamento lo annoiava. In pochi anni Picasso portò a termine la sua formazione artistica e, non ancora maggiorenne, ottenne i primi successi alle mostre d’arte ufficiali del suo paese. Anche se Picasso si discostò presto dai canoni della tradizione accademica, la solida formazione artigianale rimarrà sempre alla base della sua attività.

la madre


Nel 1892 s’iscrisse alla Scuola d’arte di La Coruna; tre anni dopo, trasferitosi a Barcellona, iniziò a frequentare l’Accademia di Belle Arti “La Lonja”, dove il padre insegnava.

È in questa città avvenne il primo passo che portò Picasso a abbandonare la pittura accademica
in favore dell’arte moderna: si unì ad un gruppo di artisti bohémien del caffè “Els 4 gats”, avanguardia ispirata all’art nouveau. In qualità di pittore, si propose al pubblico per la prima volta nel 1896; opere di grande formato, realistiche, dal contenuto morale e religioso: insomma, in linea con il gusto dell’epoca. Ne sono degli esempi Scienza e Carità (1897) e La prima comunione (1896); il primo quadro raffigura un medico e una suora che si occupano di una malata; il tema morale-religioso era stato suggerito dal padre, cui è anche ispirata la figura del medico; questa grande tela venne esposta dall’allora sedicenne Picasso alla galleria di Madrid.

 


La prima comunione fu dipinta per una grande mostra d’arte a Barcellona e fu anche il primo quadro che Picasso espose al pubblico. La scena, disegnata con cura in tutti i particolari, sembra essere animata. Il bianco splendente contrasta con i rossi e i toni scuri; tutti gli sguardi sono rivolti alla giovane in raccoglimento; inoltre gli assi obliqui creano l’effetto di profondità, mentre la direzione degli sguardi dei personaggi raffigurati indica un complesso insieme di rapporti.

Per Picasso il 1989 fu un anno di grandi cambiamenti: abbandonò gli studi accademici a Madrid e si trasferì, dopo una breve malattia, a Horta, villaggio di montagna spagnolo. Agli inizi del 1899, ritornò a Barcellona dove iniziò a frequentare un locale chiamato “Els 4 gats” (i quattro gatti), punto di riferimento di giovani pittori e intellettuali dell’avanguardia spagnola. In questo caffè venivano organizzati mostre, concerti, giochi d’ombra, teatri di marionette, e si potevano leggere riviste internazionali riguardanti le più interessanti opere moderne francesi e tedesche.

Picasso si inserì rapidamente in quell’ambiente e tra gli amici più importanti di quel periodo vanno citati il poeta Jaime Sabartés, il pittore Junyer-Vidal e Carlos Casagemas, che lo avrebbe accompagnato a Parigi. In questo periodo Picasso fu particolarmente attivo: dipinse scene di strade, caffè, corride e ritratti dei suoi amici; per “Els 4 gats” disegnò un menù che faceva trasparire il suo interesse e propensione per l’art nouveau, allora molto diffusa. Sempre di questi anni, l’Autoritratto, in cui i tratti del viso sono molto mancati e definiti da ampie linee di grande effetto, e Il Divano, in cui si nota la grande influenza di Toulouse-Lautrec (Picasso, guardando le riproduzioni dei suoi quadri, ne aveva assimilato lo stile).

segue

 

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