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Nino Cordio
Uno spirito puro che adesso
cavalca la Grande prateria dei Cieli

di Vera Ambra
A Santa Ninfa, in
provincia di Trapani, nell'estate del 1937, era esattamente il 10 luglio quando due
identici gemelli videro la luce. Solo uno di loro due, per primo e per sempre, s'impregnò
con la totalità della luce e si sparse addosso tutto il profumo che in quel momento la
zagara dei limoni di Sicilia regalava al vento.
Era il profumo che nei pomeriggi,
carichi di calura estiva, tra le case bianche, si trascina, da parente in parete, e che il
vento, riproponendo il mormorio della gente e il vociare dei bimbi per strada, annunciava
la nascita di una nuova stella.
Per nove mesi, dentro quell'unico
grembo, Salvatore e Nino Cordio avevano ascoltato un solo battito di cuore, ma fin
d'allora Nino aveva prestato il suo orecchio ad un richiamo diverso: un inscindibile
appello lo incamminava già per altre strade.
Una strada che gli apparve
luminosa nell'incertezza dei suoi appena diciotto anni.
Per
ben 18 anni aveva fatto parte di quella schiera di fortunati giovani che erano riusciti a
frequentare un Istituto d'Arte. Ma adesso non sapeva che farsene di un misero diploma che
gli avrebbe, al massimo, permesso di insegnare in qualche scuola. Non erano di certo
queste le aspirazioni da soddisfare.
La Sicilia se da un lato è una terra egoisticamente ricca,
dall'altra è estremamente avara con i suoi figli prediletti.
Non fu facile quindi per il giovane Nino spezzare tutti i
legami con una famiglia radicata in un tessuto di antica cultura, ma quando il richiamo
del cuore e della mente ti porta da un'altra parte non c'è una ragione che tenga:
bisogna proprio avere il coraggio d'imboccare il proprio destino.
Infatti non ebbe nessuna incertezza quand'egli quasi fuggì
via. Via verso gli approdi dell'Accademia di Belle Arti della Capitale.
Neanche Roma riuscì a trattenerlo tra le sue larghe mura,
questa volta ad aprirgli generosamente le braccia fu l'Atelier di Friedländer
nell'accogliente città d'arte a Parigi. In Francia prende il via il suo lungo e faticoso
cammino ma, man mano che giunge un nuovo successo egli non può far a meno del guardarsi
indietro.
Quasi un rituale il suo.
Un atto che è quasi un dovere verso sé stesso. Sa che non
deve farsi catturare dai facili abbagli e sa anche che non deve mai dimenticare ciò che
la propria natura prodigalmente gli ha donato.
Mai un attimo egli ha abbandonato il suo passato. Ogni
giorno lui ha saputo alimentarlo. L'ha tenuto vivo, non ha mai dimenticato un solo giorno
il cammino che da solo ha dovuto affrontare in quegli anni in cui non doveva pensare ad
altro se non come dover mantenere la sua permanenza all'estero.
Sopravvivere in una città piena di tentazioni con delle
misere borse di studio e soprattutto non dimenticare mai quegli anni in cui i giovani
avevano l'unica esigenza di vivere la vita e certamente non quella (come oggi) di
annoiarsi.
Nella sua memoria è sempre rimasta viva la stessa ansia
che s'accompagna ai giorni in cui con mille batticuori si viaggiava senza biglietto nei
tram. Erano anni difficili sì, ma anni vivi; anni in cui non si buttava nulla e il cibo
che avanzava lo si conservava per il giorno dopo.
Sono i piccoli frangenti che nella vita segnano il
tessuto di un uomo e lo rendono umano ed egli, con quei piccoli frammenti, giorno dopo
giorno, ha costruito i mattoni della sua vita, senza perderne nemmeno uno. Ogni sua
piccola emozione, anche quella più banale, non è stata mai accantonata: diventava
colore.
La sua vita, nella significanza del suo aver pienamente
vissuto, è stata via. Ogni giorno, di tutti i giorni dei suoi anni, non ha mai perso la
freschezza e ogni singolo attimo del suo vissuto è stato trasferito nelle piccole
particelle che oggi compongono ad imperitura memoria le sue opere. Le opere compite è il
solo risultato che segna il cammino di un uomo e nelle sue opere rimane viva e presente la
stessa carica emotiva che lo guidò fin dalla sua prima inesperta ed incerta pennellata.
Egli non ha neppure sentito il male che da dentro lo
divorava era troppo pieno di quella naturale radiosità che lo ha poi portato a
manifestare quell'irruente amore verso la vita anche se in fin dei conti con la stessa
vita, poco generosa con lui, lo ha anzitempo sottratto all'affetto dei suoi cari.
Morto improvvisamente dopo una breve e incurabile malattia
i suoi funerali si sono svolti a Roma il 26 aprile 2000, nella Chiesa degli Artisti, in
piazza del Popolo a Roma, con gli interventi di pittori, attori, musicisti e amici che lo
hanno ricordato. La tumulazione è avvenuta sabato 27 maggio al cimitero acattolico del
Testaccio, a Roma.
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