La
gente è il soggetto principale di Duane Hanson. Le persone che riproduce nelle sue
sculture costituiscono lo strumento attraverso cui comunicare il suo messaggio. Non sono
individui specifici. Non sono personaggi speciali, quasi non si fanno notare, perché
provengono dalle masse.
Nel corso della sua vita
Duane Hanson ha notato queste persone e il suo occhio allenato le ha spesso individuate ai
margini della folla: ai margini, perché neppure le masse lasciavano loro uno spazio al
centro, mentalmente o fisicamente. Per oltre trent'anni, questi perdenti nella vita,
questi eroi della vita quotidiana hanno determinato l'attività artistica di Duane Hanson.
L'artista ci ha lasciato un totale di 114 "sculture di vita", alcune delle quali
in numerose varianti e molte così realistiche che chiunque conosca la storia di
Pigmalione narrata da Ovidio tenterebbe di infondervi la vita.
Molti spettatori sono
sconcertati da ciò che vedono e provano un misto di profonda emozione e ammirazione. In
un'epoca in cui la simulazione al computer e la magia della elettronica hanno confuso la
nostra visione della realtà e della somiglianza, della realtà e della realtà virtuale,
il messaggio di Duane Hanson sembra farsi ancora più urgente, più forte e più
persistente, perché la qualità tridimensionale dei suoi individui sollecita una risposta
emozionale che va ben oltre le nostre normali reazioni alle immagini bidimensionali.
Le sue immagini umane
non reagiscono quando sono fissate in modo insistente. Si vorrebbe toccare con mano la
loro realtà sconcertante, quasi oscena, odorare la loro vicinanza, o perlomeno incontrare
il loro sguardo. Possiamo additare queste strane persone, possiamo parlare di loro per
tutto il tempo che vogliamo, anche ad alta voce, ed esse non reagiscono: è uno stato a
metà strada fra attrazione e disagio che, quanto a effetti drammatici, va molto più in
profondità dell'interazione con una Play Station.
Ma qui c'è la
comunicazione. Nel nostro essere più profondo recepiamo il messaggio di Duane Hanson, da
lui trasferito, attraverso questo materiale incarnato, dal mondo esterno al mondo interno
del museo e che noi - non potendoci sottrarre a questo dialogo - consciamente o
inconsciamente ci portiamo dietro nel mondo esterno.
Sentiamo che le persone
in fibra di vetro di Hanson vivono anche nel nostro mondo, che c'imbattiamo in loro ogni
giorno, talvolta il mattino presto vicino alla buca delle lettere, o più tardi alla
stazione di benzina, in ufficio, alla cassa del supermercato, o la sera, mentre andiamo a
teatro o ordiniamo la cena in un ristorante. Vediamo la stessa rassegnazione, lo stesso
vuoto, la stessa solitudine, la stessa noia e disperazione che Duane Hanson ha registrato
nelle sue opere dedicate al modo di vita americano.
I motivi che l'artista
attinge dai ceti bassi e medi della società americana s'identificano perfettamente con i
cliché e i pregiudizi degli europei riguardo alla vita americana. Duane Hanson trasforma
la realtà della vita nel realismo dell'arte. Il suo mondo reale artificiale diventa di
nuovo quotidiano nel mondo reale dell'arte del museo, acuendo la nostra visione del
futuro, del mondo, degli esseri umani nostri confratelli, e anche delle nostre vite.
parte
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