DUANE
HANSON
More than
Reality
a cura di Vera Ambra e Giorgio
Russello
«Non riproduco la vita, faccio una
dichiarazione sui valori umani.
La mia opera si occupa di persone che conducono un'esistenza
di calma disperazione.
Mostro il vuoto, la fatica, l'invecchiamento, la
frustrazione. Queste persone non sanno reggere la competitività. Sono degli esclusi,
degli esseri psicologicamente handicappati.»
Duane Hanson
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Per
la prima volta in Italia Milano ha ospitato dal 29 maggio al 1 settembre 2002 la più
grande retrospettiva dello scultore americano Duane Hanson, a sei anni dalla sua
scomparsa. La mostra, dopo i successi presso la Schirn Kunsthalle di Francoforte e la
Galerie der Stadt di Stoccarda, approda al Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano.
Duane Hanson era nato il 17 gennaio 1925 ad
Alexandria (Minnesota), nel Midwest americano. I suoi genitori, Agnes Nelson e Dewey O.
Hanson, erano svedesi immigrati in America. Gestivano un caseificio rurale, e Duane era
cresciuto in un'atmosfera protettiva e amorevole all'interno di un sistema di valori
tipicamente americani. Quando Duane aveva cinque anni la famiglia si trasferì a Parkers
Prairie, una cittadina di settecento abitanti, nessuno dei quali aveva un qualsiasi
interesse per l'arte a parte Duane.
La gente è il soggetto principale di Duane Hanson.
Le persone che riproduce nelle sue sculture costituiscono lo strumento attraverso cui
comunicare il suo messaggio. Non sono individui specifici. Non sono personaggi speciali,
quasi non si fanno notare, perché provengono dalle masse.
di Thomas Buchsteiner - Institut für
Kulturaustausch, Tübingen
Le mostre
dedicate ai lavori di Duane Hanson sono di particolare importanti: la sua arte permette di
riflettere sulle esperienze di un mondo che sta diventando sempre più impersonale.
di
Thomas Buchsteiner e Otto Letze - Curatori della mostra
COME GUARDARE
Anche se, mischiate fra la gente, probabilmente non si perderebbero tra la folla dei loro
simili, le sculture di Duane Hanson potrebbero però semplicemente essere accettate come
un fatto della vita sociale.
Christine
Breyhan, storico dell'arte Brema
A partire dagli anni cinquanta sino a oggi
l'umanesimo è stato oggetto di un prolungato attacco, nell'arte come nella filosofia. Non
soltanto è stato criticato per aver posto l'essere umano al centro della scena e per aver
interpretato il mondo in base ai principi di un soggetto unificato e razionale (e in
genere di sesso maschile), ma è stato anche ritenuto privo di senso critico e troppo
disposto ad accettare i valori tradizionali. Per molti era semplicemente vecchio stampo.
Keith Hartley - Scottish National Gallery of
Modern Art, Edimburgo
Al contrario di quanto comunemente si crede, nel
corso dei secoli gli artisti visivi sono stati soltanto di rado interessati a produrre
immagini fedeli della realtà, con il solo scopo di fornire ai posteri una perenne
testimonianza di come fossero una volta le cose.
Johann-Karl Schmidt - Galerie des Stadt
Stuttgart
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