SEZIONE DI ARTE CONTEMPORANEA

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CHARLES SCHULZ 

DA POETA TIMIDO A IMPRENDITORE MILIARDARIO

Nessun altro potrà mai più disegnare i personaggi di cui egli ha raccontato per mezzo secolo le disavventure.

 

di Vera Ambra

Charlie Brown dice: «Credo che stia scrivendo».

Il tenerissimo bracchetto Snoopy, con gli altri della banda è sul tetto della sua cuccia, intento a battere a macchina. charlie.jpg (7768 byte)

«Cari amici - dice il testo - sono stato abbastanza fortunato da disegnare Charlie Brown e i suoi amici per quasi 50 anni. Ho realizzato le ambizioni che avevo fin da bambino. Ma sfortunatamente non posso più mantenere i ritmi richiesti da una puntata quotidiana. La mia famiglia non vuole che nessun altro continui a disegnare i Peanuts al posto mio e per questo devo annunciare il mio ritiro, perciò annuncio il mio ritiro. Per anni - prosegue il messaggio - sono grato ai miei editori per la fedeltà che mi hanno dimostrato in tutti questi anni e ai fan dei miei fumetti per l’affetto e il sostegno che mi hanno dato. Charlie e Sally Brown, Snoopy, Linus, Lucy… come potrò mai dimenticarli...»

La lettera termina con la firma di Schulz e illustrata con immagini Sno2.jpg (11959 byte)famose dei Peanuts: Lucy che toglie il pallone mentre Charlie Brown cerca di calciarlo, Snoopy che cerca di rubare la coperta a Linus, ancora Lucy colpita sulla testa da una palla da baseball.

È IL 13 febbraio 2000....  Addio papà Charlie…

Charlie Schulz, il papà dei “Peanuts” si è spento nel sonno, all’età di 77 anni. Da tempo era malato di cancro, e aveva sofferto per una serie di complicazioni cardiache durante il lungo intervento di chirurgia addominale cui era stato sottoposto nel novembre dello scorso anno. Dopo l’operazione, il disegnatore aveva annunciato il suo “ritiro”. L'ultima “striscia” dei Peanuts era apparsa sull’edizione dei giornali statunitensi il 13 febbraio scorso.

Nato il 26 novembre 1922 a St. Paul nel Minnesota, Schulz trovò la sua strada dopo aver visto su un giornale un annuncio dal titolo: ‘Vi piace disegnare?’ .Decise quel giorno di iscriversi al liceo artistico. A 21 anni fu richiamato alle armi e spedito in Europa. Dopo la guerra trovo’ lavoro come insegnante. Non avrebbe mai immaginato di guadagnarsi da vivere soltanto con le vignette di Linus e Charles Brown, che disegnava per il giornale di St. Paul. I suoi personaggi si chiamavano allora Li’l Folks piccola gente.

Fu il giornale a imporgli un nome che non gli piaceva: “Peanuts” (noccioline). Da un compagno di liceo Schulz prese in prestito il nome del personaggio in cui mise tutto se stesso: Charlie Brown.

Una donna che nel 1950 respinse la sua proposta del matrimonio fu cambiata in una creatura continuamente nominata ma che nessuno ha mai visto: la ragazzina dai capelli rossi. Nel 1951 Schulz sposò Joyce Halverson, da cui avrebbe divorziato nel 1972 per sposare due anni dopo Jeannie Forsyth. Ebbe un figlio, Craig. Ma considerava suoi bambini anche quelli che disegnava ogni giorno.

Nel ‘55 i ‘Peanuts’ vinsero il premio Reuben, l’Oscar dei fumetti. Il successo mondiale arrivo’ nel 1965, quando Snoopy cominciò a credersi un asso dell’aviazione nella prima guerra mondiale, in lotta contro il Barone Rosso. Da quel momento, la matita di Schulz si trasformò in una macchina da soldi: le immagini dei suoi personaggi per 50 anni hanno dominato su centinaia di giornali in tutto il mondo, nel cinema, alla televisione, nei musical di Broadway. Sono stati oggetti di dibattiti filosofici e perfino religiosi, come nel libro “Il vangelo secondo i Peanuts” di Gary Burghoff. Schulz divenne ancora più timido e nevrotico. Si fece costruire una specie di fortezza a Santa Rosa, in California, dove viveva come una divinità inaccessibile.

Le sue strips, che lo hanno reso popolare nel mondo, sono nate all’inizio degli anni ‘50. Il mondo degli adulti visto da bambini e da animali filosofi era la trama conduttrice delle sue storie, pubblicate da oltre 2400 giornali in 68 paesi diversi.

Il suo è stato un lungo sogno. Il sogno di un bambino che ha compreso in sé tutto il senso della seconda meta’ di questo secolo, psicanalisi compresa, il senso intimo, il disagio personale, il bisogno e la ricerca di valori che sembrano perduti, di umanità soprattutto, mentre nel mondo torna la guerra, in Corea e poi nel Vietnam, e la società diventa sempre più competitiva e cattiva. Proprio come Lucy che continuamente ripropone col pallone la stessa frustrazione a Charlie Brown, che non sa e non può sottrarvisi.

Il ‘68 nacque anche da li’.

La prima striscia fu pubblicata il 2 ottobre 1950, grazie alla tenacia di Schulz che, a forza di insistere, riuscì a farsi ricevere da un alto dirigente della United Features Syndacate.

Fu un sogno che rapidamente fece parte dell’immaginario collettivo, tanto nel ‘69, quando Apollo 10 parte per la luna i due moduli vengono chiamati Charlie Brown e Snoopy.

Oggi il mondo dei Peanuts, arrivato in 75 Paesi e su 2600 testate, conta migliaia di volumi, versioni in cartoni animati, più di un musical teatrale, un parco ‘’Camp Snoopy’’ a Buena Park in California e ultimamente appare come salvaschermo e sui tappetini per mouse. È una vera saga narrativa da toni sommessi quella del timido Charlie Brown, vanamente innamorato della ragazzina dai capelli rossi e tormentato dalla sorellina Sally, ambedue vessati dalla maggiore Lucy, con amici quali Linus con la sua coperta e Schroeder che sul suo piano giocattolo esegue a meraviglia tutto Beethoven. Tutti assieme portano un messaggio di libertà e di desiderio di fuga, di cui rappresentante supremo e poetico il tenero Snoopy, punto di riferimento per tutti loro, mentre lui è perso nei suoi sogni, da Barone Rosso a romanziere di successo, quando non deve dar consigli all’uccellino Woodstock.

Un sogno davvero quello di Schulz, che a quindici anni, nel ‘37, pubblica il primo disegno, si diploma a una scuola d’arte e nel ‘43 parte per la guerra in Francia. È nel ‘47 che vende le sue prime vignette intitolate ‘’L’i’l Folks’’ e ci metterà qualche anno prima di sentirsi sicuro di aver messo a punto la prima versione dei suoi Peanuts.

Era un uomo timido e riservato, al centro dell’attenzione del mondo. I suoi personaggi erano eterni perdenti, ma egli aveva conosciuto soltanto trionfi. Era ricchissimo, fortunato in ogni sua impresa, ma l’impero creato dalla sua matita muore con lui. Charles Schulz, indicato dalla rivista Forbes come il vignettista più pagato del mondo, con un reddito annuale di 33 milioni di dollari, non lascia eredi. Fino all’ultimo ha ribadito la volontà: nessun altro potrà mai più disegnare i personaggi di cui egli ha raccontato per mezzo secolo le disavventure.

‘’La sconfitta - ha scritto la biografa Rheta Johnson - era il capo di specializzazione di Charles Schulz'’. Le sue personali nevrosi, coltivate con masochistico narcisistico, erano una fonte continua di ispirazione. 

Michele Serra afferma che Charlie Schulz “ha avuto una parte non secondaria nella formazione culturale e politica di due generazioni almeno’’ tra gli anni ‘60 e ‘70 .Oreste Del Buono - il quale ha portato per primo i Peanuts in Italia come direttore della rivista “’Linus”’ - ha manifestato “la difficoltà di dire addio a un personaggio e ad un mondo che ha avuto così vicino, portavoce della frustrazione, delle nevrosi e della felicità umana, e dire addio all’universo non puerile senza adulti con cui la psicanalisi fece direttamente il suo ingresso in fumetti di immensa popolarità’’.

schulz.jpg (21848 byte)Per Dario Fo, che definisce Schulz “un poeta e un filosofo, perché bastano certe volte pochi segni e poche parole per parlare in profondità alla gente”. I personaggi dei “Peanuts” per il premio Nobel “erano quasi tutti perdenti pur vivendo in una società egoista e competitiva”. “Schulz - aggiunge Fo - è stato un grande raccontatore satirico della società d’oggi, anche se con particolare attenzione a quella americana. Per questo non è un fumetto per bambini ma semmai per ragazzi e adulti che si possono sentire vicini alle insicurezze di Charlie Brown e compagni, aggrappati a uno straccio caldo o con per amico solo un cane, un cane a sua volta frustrato”.

Oreste del Buono rimanda in questa occasione a ciò che scrisse Umberto Eco nel 1963 presentando per la prima volta i Peanuts al pubblico italiano: “Charles .M. Schulz è un Poeta. Ma quando dico Poeta lo dico per far arrabbiare qualcuno. Gli umanisti di professione che non leggono i fumetti, e coloro che accusano di snobbismo gli intellettuali che fingerebbero di amare i fumetti”.

Michele Serra dice che i Peanuts “hanno conquistato il mondo grazie all’universalità dell’infanzia, la divina età, insieme fragile e megalomane, in cui l’uomo non ha mai secondi fini, troppo urgente essendo il primo, quello di esistere e di essere felici’’. Durante gli anni i Peanuts erano divenuti parte della cultura di diverse generazioni, con il loro sottile umorismo, con il loro guardare con occhio disincantato e un po’ ingenuo le umane fobie del vivere quotidiano.

Disegnare ogni giorno, per tanti anni, con una qualità costante e senza stancare (con il segno che con il passare del tempo era divenuto tremolante, ma anche più maturo), costava a Schulz - per sua stessa ammissione - una grande fatica. Fatica che mai aveva accettato di dividere con altri.

“Perché i musicisti compongono sinfonie e i poeti scrivono poesie? - ebbe a dire una volta - Lo fanno perché la vita non avrebbe senso per loro se non lo facessero. Questo è il motivo per cui io disegno cartoons… È la mia vita” .Così Schulz, saputo della gravità della sua malattia, aveva annunciato il suo ritiro ‘’per concentrarsi nella sua lotta contro il male” .Nonostante la sua immensa popolarità, Charles Schulz era rimasto una persona schiva. Viaggiava di rado e giustificava questa sua resistenza a spostarsi dicendo: “Non esco volentieri di casa quando so di non poter tornare per cena”.

I suoi personaggi, in parte autobiografici, oltre che sulla carta stampata, sono comparsi in cartoni animati, e sui più disparati oggetti di uso comune. Hanno reclamizzato prodotti, sono stati usati in campagne sociali, hanno dato voce alla protesta e alle richieste della gente, sono stati cantati da musicisti famosi.

I Peanuts hanno generato un immenso volume di affari in tutto il mondo, rendendo plurimiliardario (in dollari) il loro creatore che, nato in un piccolo centro, St.Paul, Minnesota, aveva cominciato a studiare arte dopo aver letto su un giornale l’annuncio "Vi piace disegnare?". 

CHARLES SCHULZ: LA FORTUNA DI ESSERE “NORMALE”

(Intervista raccolta nell’ottobre 1992 da Massimo Sebastiani)

  - Charles Schulz, uomo ostentatamente “normale”, dice di avere i gusti di tutta la gente “comune ed educata” .Settanta anni, di cui 42 dedicati a creare migliaia di strisce con i “peanuts”, due infarti e quattro by-pass, Schulz ci tiene a sottolineare di essere del Minnesota, “il Mid-West della gente comune”, e sostiene che la forza delle sue “idee normali” sulla vita è la stessa che ha decretato il successo di Charlie Brown.

‘’L’universalità dei ‘peanuts’ - dice - sta nella capacità di far vedere che in fondo siamo tutti uguali, che in ogni angolo del mondo si ride per le stesse cose” .A chi gli fa notare di aver creato un fumetto troppo consolatorio, Schulz risponde che “nell’intrattenimento in genere c’è molta volgarità: l’esistenza stessa di Linus o Snoopy significa che c’è ancora posto per l’innocenza e la tenerezza” .

Schulz nega che “un fumetto debba seguire le mode o riflettere la realtà” e difende per questo una certa “immutabilità” dei suoi personaggi. “I protagonisti delle strisce vivono una loro vita autonoma - spiega - sono una comunità parallela, chiusa in se stessa, che sviluppa una propria vita giorno per giorno”. Il creatore di Charlie Brown non vuol sentire parlare di ‘’filosofia dei Peanuts’’ e anzi tende a sottovalutare il ruolo della parola nelle strisce: ‘’Il disegno è molto importante, ed è la cosa più spontanea che c’è in un fumetto: un buon cartoon è come un quadro in cui deve esserci un’armonia e ogni cosa deve avere la sua giusta collocazione'’ .La psicanalisi, le nevrosi, il rapporto con l’autorità, che tormentano Charlie Brown e i suoi amici, sembrano quasi, a Schulz, elementi accessori: “L’importante - dice - è ciò per cui la gente sorride, cioè le disgrazie altrui: questa è la base di ogni commedia, perché è divertente vedere qualcun altro in difficoltà” .Schulz conferma che i ‘’Peanuts’’ moriranno con lui per esplicita richiesta dei suoi figli ‘’che non vogliono vedere rovinato da qualcun’ altro il mondo di Snoopy'’ .Ma niente paura: Charlie Brown continuerà la sua ‘’missione’’ tra i bambini ‘’che è quella di insegnare, attraverso il proprio esempio, ad essere buoni con tutti’’.

Quanto ai guadagni esorbitanti di cui si parla (60 miliardi l’anno di diritti sui “peanuts”), Schulz sostiene ‘’che non è una cifra alta in assoluto: con gli editori non si può barare sul proprio valore, se mi danno tanto vuol dire che valgo tanto. In ogni caso - conclude Schulz - quando disegno non penso a quello che le strisce mi frutteranno e credo che le disegnerei anche per molto meno’’.

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