SEZIONE DI ARTE CONTEMPORANEA

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Jean Baudrillard

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Jean Baudrillard è uno dei sociologi, semiologi, filosofi e maitre à penser più conosciuti al mondo, in particolare per la sua pungente e spietata analisi del "sistema degli oggetti".

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La realtà come simulazione e rappresentazione, come insieme di segni che ormai rimandano solo a loro stessi e nulla hanno più a che vedere con la sostanza "vera" della realtà.
Intorno a questi temi ruota la mostra di fotografie artistiche di Baudrillard proposta dal Museo di Santa Maria della Scala di Siena, realizzata in collaborazione con l'Università degli Studi e il Comune di Siena.


Si tratta di una selezione, operata dallo stesso autore insieme al curatore Antonio Bertoli, di alcuni cicli di opere che danno conto dell'intero percorso creativo di Baudrillard.

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Dodici serie autonome, ma interrelate di immagini a colori, per un totale complessivo di cinquantuno fotografie, organizzate secondo i seguenti titoli: Voitures, Autoportraits, Architectures, Buenos Aires, Comores,, Luxembourg, Moulin, Homotypie, Sainte Beuve, Nature object, Toronto.

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"L'esilio e l'apparenza" si riferisce all'esilio forzato dell'illusione, che per Baudrillard è l'unico spazio di libertà ancora praticabile nella realtà, dominio invece del simulacro, e che è in grado di ricondurre la verità a se stessa, separandola dall'apparenza, restituendoci a una qualche forma di origine, tramite l'estetica.


L'intento di Baudrillard è "disvelare" l'immagine proponendola nella sua indipendenza dal reale e caricandola di nuove forze evocative e simboliche. Il senso della sua fotografica artistica infatti sta nel recupero della forza dell'illusione primigenia, giocando con le forme, facendole diventare simbolo di qualcos'altro, in un gioco che rimanda solo a se stesso dando vita a un "luogo dell'illusione".

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L'illusione cui aspira Baudrillard è quella radicale del mondo, quella che si riferisce alla magia delle apparenze, l'illusione vitale di cui parlava Nietzsche: un'illusione che è più fondamentale dello stesso reale ed è proprio quella che il mondo della simulazione e della rappresentazione sta sterminando metodicamente.

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Secondo l'autore, oggi il problema dell'arte è quello di ritrovare la potenza dell'illusione e creare una scena diversa da quella "messa in scena" dalla realtà medesima:

"Se dovessi provare nostalgia per qualcosa, sarebbe per la perdita dell'illusione non certo per la perdita del reale."