La serata del 3 novembre

APPROFONDIMENTI

* Biografia

* Nota di Antonietta
a Barbera

* Intervista
di Laura Rizzo

Intervista
 di Piero Isgrò

Antonio Corsaro
un catanese dal multiforme ingegno
 

di Mario Guzzardi
 

 

Parlare del sacerdote prof. Antonio Corsaro non è impresa da poco perché è impossibile inquadrarlo in uno stereotipo, né è sufficiente conoscere talune delle sue numerose attività per intuire o presumere di capire chi fosse veramente.


È stato un uomo di cultura ad altissimo livello. Rifuggiva da ogni luogo comune e da ogni tipo di condizionamento ambientale. Cercava sempre di mantenere un’assoluta indipendenza di giudizio.
Nato a Camporotondo il 5 novembre 1909, ha mantenuto per tutta la vita un rapporto profondo con il suo paese d’origine su cui ha scritto Storia di Camporotondo Etneo con una cura e un’attenzione ai particolari, degne di miglior causa. Ha sempre vissuto a Catania ma ha viaggiato spesso in tutta Europa, prediligendo la Francia e l’Ungheria di cui conosceva benissimo le lingue, soprattutto il francese che ha insegnato per anni all’Università di Palermo.


Ma, parlare di Antonio Corsaro come docente universitario è molto riduttivo. Era anche poeta, critico letterario, critico d’arte, saggista, oratore e traduttore. Ha collaborato alla stesura del Dizionario della Letteratura Mondiale del ‘900, insieme a Gianni Salvo ha fondato il Piccolo Teatro di Catania, ha scritto regolarmente nella terza pagina de La Sicilia, ed ha collaborato alla rivista letteraria catanese Arte e Folklore di Sicilia fin dai primi numeri.


Aveva una personalità e un fascino straordinari che arricchivano umanamente e culturalmente chiunque veniva in contatto con lui.


Nel suo studio ogni giorno s’incontravano artisti e uomini di cultura.
Si parlava di Stephane Mallarmé, di Jean-Paul Sartre, di Albert Camus (molto prima che gli fosse assegnato il Nobel), di Pablo Picasso, ecc.
Era sempre serio e aveva una visione austera della vita. Probabilmente nessuno lo ha mai visto ridere, al massimo ogni tanto sorrideva.


Eppure la sua compagnia non era per nulla noiosa, ma piuttosto stimolante. I suoi argomenti erano sempre di tipo culturale ed era completamente avulso dai problemi pratici della vita privata di tutti i giorni. Ognuna delle sue attività era svolta con il massimo impegno e con la più attenta professionalità. Ascoltare in chiesa le sue omelie era un vero piacere e un arricchimento anche per chi non era un abituale frequentatore di funzioni religiose.


Come didatta era straordinario. Capitò una volta che un suo allievo fosse convinto che Machiavelli si scrivesse con due c. Non era una ’idea del tutto peregrina perché, come non capita spesso, anche nel nord Italia questo nome viene pronunciato con una notevole enfasi proprio sulla c. Lui si guardò bene dal prendere in giro lo studente o dal trattarlo con sufficienza ma si limitò a manifestare l’idea che si scrivesse con una sola c, quasi che fosse un’ipotesi che stava formulando per la prima volta. Oltre all’italiano, egli diede una bellissima lezione di didattica, prendendo per mano il ragazzo e portandolo verso la conoscenza.
Nei confronti della Chiesa era abbastanza critico ed è stato un precursore, con 40 anni di anticipo su Giovanni Paolo II che chiese perdono per gli errori della Santa Sede.


Non aveva nulla dell’atteggiamento umile e discreto dei preti di quell’epoca. Verso gli altri era corretto, ma pienamente cosciente dei suoi meriti e della sua statura. Non era superbia ma consapevolezza.
Nessuno la subiva perché tutti gliela riconoscevano.


Il 18 settembre 1995, nel trigesimo della sua scomparsa, Carlo Bo scrisse un articolo nella terza pagina del Corriere della Sera (era stato suo compagno alla Cattolica di Milano) in cui dice tra l’altro: «Era un piccolo prete pieno di curiosità e sempre pronto a difendere le ragioni del nuovo e del libero». Poi più avanti: «Corsaro era un irregolare e un cuore indipendente». Quindi: «Corsaro stava con gli umili, con i poveri, ma anche con artisti e letterati». «… nulla sfuggiva alla sua attenzione». «…Negli anni ’70 diventò teorico del verticalismo… ».


È stato sepolto nel cimitero di Camporotondo, secondo il suo desiderio, dopo la cerimonia funebre officiata dall’arcivescovo di Catania, mons. Bonmarito. Egli ha veramente onorato ed arricchito Catania con la sua cultura e con la sua straordinaria personalità. Sarebbe un vero peccato se i catanesi dovessero perderne la memoria.

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