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APPROFONDIMENTI
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* Nota di Mario Guzzardi
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* Intervista
di Laura Rizzo
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Antonio Corsaro
BIOGRAFIA
Il 5
novembre del 1909 nasce in Camporotondo Etneo (Catania),
una conca di sciara e di ginestre, Antonio Corsaro,
battezzato col
nome di Antonino, perché questo è il nome che qui si dà al
santo di
Padova. Il padre, Ludovico, guardia di finanza, muore
tragicamente a
Buenos Aires, dopo pochi mesi che vi è arrivato per cercar
fortuna
insieme con la sposa diciottenne Grazia Longo e il figlio
Antonio di
14 mesi, e che si era impiegato come controllore in una
società tranviaria.
Muore schiacciato dalla carrozza di un tram. Di lui il
figlio
conserva soltanto un medaglioncino ovale con la sua foto e
un taccuino
di poesie d’amore dedicate alla ragazza che sposerà, firmate
invariabilmente: Ludovico poeta.
Antonio e la giovanissima madre tornano a Camporotondo in
casa
del nonno Gaetano, falegname. La madre per vivere fa la
sartina, insieme
a cinque sorelle. Dopo 15 anni di vedovanza si risposa col
fratello
del marito, Angelo, e avrà due tigli, Giuseppina e Ludovico,
che
oggi vivono a Roma, l’una laureata in farmacia e l’altro in
ingegneria
elettrotecnica.
A lei Corsaro dedicherà la raccoltina di liriche: La
Vergine, con
questa epigrafe: “A mia madre viva e dolente”.
1921-1933
Antonio entra nel Seminario arcivescovile di Catania. Il 20
ottobre
del ‘33 è ordinato sacerdote. Legge Art et Scolastique e
Frontières de
la Poésie di Jacques Maritain, due libri che con Hunianisme
intégral
gli svelano talune idee poste in seguito alla base della sua
poetica.
1934-1938
Conseguita la maturità classica, parte per Milano e
s’iscrive alla
Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università Cattolica
del Sacro
Cuore. Si laurea con una tesi sulla Storia dell‘umanesimo in
Sicilia
nei secc. XII-XIII relatore Luigi Sorrento. Ottiene il
massimo dei voti
e la lode. Ma il suo interesse preminente non è la filologia
romanza,
bensì la lettura di Valéry, Gide, Claudel. Con Gide
s’incontrerà a
Taormina, due anni prima che questi morisse. Legge
avidamente A
la recherche du temps perdu di Proust e Ulisse di Joyce
nella traduzione
francese di Valéry Larbaud.
La poesia di Montale e di Ungaretti (con il quale egli
conserverà
un’affettuosa amicizia) è in questi anni al centro di tutte
le polemiche
letterarie. Corsaro s’incontra e scontra con Quasimodo che
sostiene
di essere il fondatore dell’Ermetismo. A Milano, con Alfonso
Gatto,
che preparava Morto ai paesi, instaura un’amicizia che
durerà per
più di quarant’anni, fino alla tragica morte dell’amato
poeta. Gli altri
suoi poeti preferiti sono Saba, Cardarelli, Rebora, Luzi,
Campana; i
critici: Alfredo Gargiulo, Emilio Cecchi, Giuseppe De
Robertis. L’estetica
di Croce e dei crociani gli è estranea. Legge con
compiacenza
una banale stroncatura che ne fa il mistico Guido Manacorda,
autore
di testi contemplativi e traduttore del Faust di Goethe. La
linea della
poesia, cui sente di aderire è quella che va dagli
stilnovisti agli ermetici,
linea platonica e leopardiana. Studia Eliot e tenta di
tradurlo,
Mallarmé, che tradurrà più avanti integralmente. Predilige
Pascal.
Legge sistematicamente Pirandello e alla Fiera del Libro,
dove lo trova,
in un afosissimo pomeriggio milanese, solo e rincantucciato
all’ombra
come una cosa dimenticata.
Durante l’estate del ‘36 e del ‘37 frequenta i corsi
universitari di
Debrecen, visita Budapest e tutta l’Ungheria, invitato dal
prof. Oscar
Màrffy, docente di lingua e letteratura ungherese
nell’Università Cattolica
di Milano, che gli affida la traduzione di Szobolcska, di
Janos
Garay e di Ady Endre per l’antologia: Palpiti del cuore
magiaro nella
sua letteratura. In Ungheria resta colpito dai cordiali
rapporti tra
cattolici, ortodossi ed ebrei. Identica impressione riceve
quando si
reca in Cecoslovacchia; celebra messa in una chiesa di
Praga, dove
preti cattolici e pastori hussiti praticano il rito
eucaristico su altari
contrapposti nello stesso tempio. A Praga rimane preso dalla
“presenza”
di Kafka e di Vladimir Holan. Visita Vienna e la Polonia.
Antifascista, non crede nell’impero mussoliniano e si
rifiuta di andare
in Africa, come cappellano militare, alla conquista
dell'Etiopia.
Segue invece con accorata partecipazione la guerra civile
spagnola.
Ne discute anche con due preti esuli a Milano. Lo amareggia
quel
che accade sotto il franchismo. Les grands cimetières sous
la lune di
Georges Bernanos gli mettono in cuore una profonda amarezza.
Gli anni milanesi sono determinanti nella formazione del suo
spirito.
È in questo periodo che egli volge la sua attenzione alle
maggiori
riviste letterarie italiane ed estere come “Vita e
Pensiero”, “Frontespizio”,
“La ronda”, “Solaria”, “Circoli”, “Campo di Marte”,
“Letteratura”,
“Corrente di vita giovanile”, “Convivium”. In un’aula buia
dell’Università statale ascolta, insieme a Vittorio Sereni,
Alfonso
Gatto, Giosuè Bonfante, Giancarlo Vigorelli, il “manifesto”
dell’ermetismo:
Letteratura come vita, scritto da Carlo Bo.
1938-1945
Ritorna definitivamente a Catania per insegnare lettere in
Seminario.
Pubblica: Castello marino, poesie ispirate al Cimetière
marin di
Valéry e al castello sul mare di Acicastello, con una
lettera di Carlo
Bo; esercizi di un ermetismo formale, che risentono di
modelli non
del tutto assimilati e che, ciò nonostante, procurano
all’autore una
lunga e affettuosa lettera di Carlo Betocchi, il quale gli
resterà amico
per sempre. La lettera cominciava: Caro amico e tuttavia
sconosciuto
amico... In Castello marino si avvertiva già il distacco,
nelle composizioni
responsoriali, dai paradigmi ermetici a favore di una più
congeniale forma dell’io oggettivato.
Insegna latino e greco nell’Istituto privato Marchese
(1939-40);
nell’Istituto San Benedetto (1941-42); nel Liceo statale
Spedalieri
(1944-45).
Nel Circolo artistico organizza recital di poeti
contemporanei europei
insieme a un gruppo di giovani, sotto la regia di Gianni
Salvo,
col quale più tardi fonderà il Piccolo Teatro di Catania,
tuttora in
vita, con cartelloni d’avanguardia e programmi di filologia
e informazione
teatrale. Conosce e apprezza le prime prove dell’amico
romanziere
Leonardo Sciascia. Lo scoppio della seconda guerra mondiale
lo costringe a interrompere l’insegnamento in Seminario. Fa
il
cappellano dell’Ospizio dei Ciechi Ardizzone Gioieni.
L’assistenza
morale e religiosa ai ciechi, di queste straordinarie
creature “con gli
occhi caduti in oblio”, gli danno una misura dell’esistenza
di eccezionale
valore e una conoscenza della “alchimie de la douleur”, come
nemmeno Baudelaire gli aveva fatto capire quando in un
sonetto dei
Tableaux parisiens li definiva affreux, chiedendosi: «Que
cherchentils
au Ciel, tous ces aveugles?».
Per due anni insegna latino e greco nel Liceo statale Gulli
e Pennisi
di Acireale e fa parte di commissioni di esami per la
maturità classica.
La guerra, alla quale si rifiuta di andare come cappellano,
anche
a causa del suo antifascismo, lo ricaccia a Camporotondo,
dove trova
i soldati di Hitler e assiste all’invasione dei liberatori,
la faccia arsa
dal sole d’agosto, e al passaggio dell’VIII armata comandata
da
Montgomery. Ha così modo d’incontrare soldati e ufficiali
inglesi
con i quali legge Keats e Hopkins.
È cappellano della Nobile Arciconfraternita dei Bianchi,
amministrata
dall’aristocrazia catanese, verso la quale in diverse
occasioni
esprime il suo dissenso critico sul piano sociale e
religioso. Assume
compiti di assistente ecclesiastico nella FUCI (Federazione
Universitaria
Cattolici Italiani), tra i Laureati Cattolici e nell’Azione
Cattolica
Giovanile, ma vi rinuncia dopo qualche anno. Non se ne sente
adatto.
Per qualche tempo è anche assistente ecclesiastico della
sezione catanese
UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani).
1943-1944
Redige con un gruppo di pittori e scultori catanesi, come M.
M.
Lazzaro, Sebastiano Milluzzo, Francesco Ranno, Francesco
Vaccaielli,
Nunzio Sciavarrello, Eugenio Russo, Pippo Giuffrida, ecc. il
periodico Art Club, nell’intento di rinnovare l’ambiente
artistico ancora
legato a desuete forme tradizionali. Interventi, conferenze,
dibattiti,
mostre (come la Galleria S. Demetrio aperta tra le rovine di
un palazzo bombardato dagli aerei americani e inglesi),
creano attorno
alla sua persona un’atmosfera irritata e apertamente ostile,
da una
parte, e ricca di fermenti e adesioni giovanili, dall’altra.
Irrita i “passatisti”,
per usare un termine messo in voga dal futurismo, un prete
che difende e diffonde l’arte d’avanguardia, Kandinsky,
Mondrian,
Picasso. Qualcuno lo ritiene addirittura pazzo. Ma gli
artisti di Art
Club andranno alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale
di Roma.
Del gruppo catanese s’interessano Giorgio De Chirico e
Renato
Guttuso, il primo con diffidenza, il secondo con
condiscendenza; se
ne interessano pure Emilio Greco, Pericle Fazzini, ecc.
L’idea fondamentale che lo spinge a seguire e favorire i
movimenti
spirituali rivoluzionari o d’avanguardia, tanto in campo
artistico quanto
in quello etico e religioso, oltre a dipendere dal suo
temperamento
inquieto e curioso di tutte le espressioni dello spirito,
nasce dalla sua
convinzione che l’uomo vale soltanto se “si spende”
disinteressatamente
per rinnovare se stesso e il mondo senza un attimo di
tregua.
Partecipa agli “Atti del IV Congresso Nazionale di Arti e
Tradizioni
popolari” con una comunicazione su Leggende catanesi sul
mare
Ionio (Venezia-Roma, O.N.D., vol. II). Collabora al volume
“I grandi
di Sicilia. Scritti celebrativi”, con un saggio su Michele
Amari e
Giuseppe Pitrè.
1945
Scrive una presentazione del catalogo La città del sole, in
occasione
di una mostra del problema nazionale della casa, curata, nel
Palazzo
della Borsa di Catania, da Ireneo Diotallevi e Franco
Marescotti
con la collaborazione degli ingegneri: Colosi, Nigrone; dei
pittori:
Comes, Giuffrida, Magry, Molino, Milluzzo, Pfau, Scandurra,
Vaccaielli;
degli scultori: Giordano, Marino, Marchese, Russo, Ballarò;
dei giornalisti: Maraldi, Simili.
Insegna religione nel Liceo Cutelli (1945-50).
1947
Pubblica La Vergine, raccoltina di liriche d’ispirazione
rilkiana,
con disegni di Sebastiano Milluzzo.
1948-1949
Pubblica Frammenti di codici scoperti nell‘Archivio di Stato
di
Catania, per la revisione dell’umanesimo in Sicilia,
nell’Archivio
Storico per la Sicilia Orientale (Serie IV, a. 1, 1948).
Escono i Responsori, una raccolta di poesie in forma
dialogata,
echeggianti la melodia gregoriana di otto toni e un
peregrino, su cui il
tenore domina senza piegare, – scrive l’autore in una nota
introduttiva
sul canto responsoriale – guardando con tranquilla sicurezza
le cadenze
che vengono a posarglisi ai piedi, ora dattiliche ora
spondaiche.
Nel ‘49 gli viene assegnato il Premio Roma in Campidoglio.
Contribuisce, con lezioni di semantica, al Metodo
psicopedagogico
per la correzione della balbuzie, in un corso tenuto per
circa sei
anni insieme al maestro Rosario Maria Bonanno, Sebastiano
Milluzzo,
Enzo Arena, Michele Cantarella. Ditale Metodo, primo in
Italia,
sarà ricavato un volume (1949).
1950-1956
Insegna religione nell’Istituto Statale d’Arte. Collabora a
“Traguardo
azzurro” con articoli sulla poesia contemporanea. Inizia la
collaborazione alla terza pagina del quotidiano “La
Sicilia”.
Nel ‘50 pubblica un libro di prose d’arte e di riflessioni:
Plurabella
o delle immagini corali. Il libro non suscita echi
apprezzabili, cade
in un silenzio quasi totale. Qualcuno su “Il Borghese” ne fa
una critica
ironica, una vera stroncatura. Corsaro, che non ha mai avuto
simpatia
per quel rotocalco, ne rimane soddisfatto. Del resto in più
occasioni
ha dichiarato che gli piacciono più le stroncature che gli
elogi.
Di elogi non sa che farsene, come delle cariche e dei
diplomi. Dice di
non meritarli, e poi lo umiliano. In compenso Luigi
Fallacara fa una
recensione cordiale e ammirata di Lo spazio ardente e del
libro stroncato,
tirando in causa Jacopone da Todi. L’editore Vallecchi lo
lancia
tra i Poeti nuovi, raccolti e presentati da Ugo Fasolo. Vi
appare con
un lungo responsono dal titolo: Composizione della nostra
speranza.
Nel ‘52 è incluso nella vallecchiana Antologia della poesia
religiosa
contemporanea, curata da Valerio Volpini, il quale lo
presenta scrivendo
fra l’altro: «La sua è una occasione singolarissima comunque
la si voglia giudicare sul piano dei risultati (che per noi
sono positivi,
s’intende); il suo discorso poetico ha alla radice un
convincimento
teorico che egli ha ripetutamente chiarito in puntuali note,
la coralità;
infatti il verso tende a farsi parola-canto, ad esprimersi
non
nella singolarità della confessione o della dichiarazione
staccata,
ma nell’enunciazione ieratica e profetica, nella espressione
ingigantita
da una necessità di aderire direttamente alla Verità e di
rivestire
il mezzo espressivo stesso di ricchezze letterarie, di un
apparato che
quasi potrebbe essere paragonato a quello sfolgorante della
liturgia
».
Nello stesso anno esce Il Figlio dell’Uomo, preceduto da un
Commento
di Carlo Betocchi, il quale definisce questa raccolta di
poesie
un “incontro di spiritualità terrestre e di infocata
saggezza religiosa”.
Nel ‘52 scrive sette “balletti liturgici” dal titolo L’ombra
del primo
giorno..., fino al settimo. Sono le “ombre” delle civiltà:
greca, romana,
persiana, indiana, ecc., sceneggiate e intercalate da canti.
L’anno successivo pubblica Aaron, balletto liturgico
sacerdotale, sul
modulo dell’Amphion di Valéry, in cui le pietre stesse si
muovono
per costruire un altare.
Dirige frattanto la rivista letteraria Cammino, nella quale
appare il
suo Manifesto del Coralismo, che ha come teoria centrale il
discorso
di Cristo nell’ultima Cena, secondo il Vangelo di Giovanni:
l’unità e
l’amore, il chanan e la charis, la domanda e la risposta. Vi
pubblica
anche una Piccola antologia corale. Traduzioni da T.S.
Eliot, da P.
Claudel e da Pierre Emmanuel. La rivista ha successo tra i
giovani di
tutta Italia.
Ne accettano la collaborazione scrittori, tra gli altri,
come Massimo
Bontempelli, A.G. Bragaglia, Giorgio Caproni, Goffredo
Parise,
Alberto Bevilacqua, il regista Vittorio De Sica, Ferruccio
Ulivi, Giacinto
Spagnoletti. Nella direzione è assistito da Lorenzo
Martucci,
editore e sociologo, e da Vincenzo Di Maria, saggista e
tipografo. La
rivista morrà dietro il fallimento della Casa editrice
Camene.
Nel ‘53 cura, per la stessa Casa, con l’architetto Galassi,
Tutta Sicilia,
una rivista d’arte.
È a Parigi e fa ricerche nella Bibliothèque Nationale;
conosce
Francis Jeanson, filosofo sartriano, che andrà a morire
nella guerra
d’indipendenza d’Algeria; frequenta la redazione di Esprit,
rue de Jacob
e s’incontra col suo direttore, il bernanosiano Albert
Béguin
(giugno 1956). Nel ‘57 fa amicizia con J. M. Domenach,
succeduto a
Béguin nella direzione della rivista. A partire da
quest’anno Parigi
sarà sua meta costante, annuale, fino al 1967.
Col Treno Bianco va pellegrino a Lourdes, capitale della
preghiera
e del dolore. Ne scrive per La Sicilia. Tornerà a Lourdes
ancora due
volte e s’immergerà nelle acque che hanno toccato piaghe
purulente,
senza che ne avesse bisogno per una qualche sua malattia. Le
impressioni
che ne riceve corrispondono a quelle descritte da J.K.
Huysmans
nel polemico e devoto libro Les foules de Lourdes. Collabora
con articoli sulla letteratura italiana contemporanea al
quotidiano cattolico
di Parigi La Croix.
Nel ‘54 e nel ‘55 escono altri suoi due responsori:
Responsorio
dell’Avvento, sulla “Fiera Letteraria” (n.52) e Responsorio
della Passione,
su “La Rocca” (n.6, a. XIV). Per la repressione sovietica in
Ungheria scrive il Responsorio magiaro (La Sicilia, 6
novembre
1956). Invitato da don Giovanni Rossi, direttore de “La
Rocca”, va in
Sardegna, a Cagliari, per un convegno di scrittori
cattolici.
Incontra a Parigi, nella Galérie Clara Vinci del Quartiere
Latino, il
giovane pittore Raza, del quale l’incanta la religiosa
interiorità nel
modo d’intendere la vita e la natura, e si dedica allo
studio della pittura
indiana.
Pubblica due libri di poesia: Pietra di solitudine (1955),
che gli
procura l’amicizia di Elio Vittorini, e Antifone per una
fanciulla santa
(1955).
1959
Fonda la rivista letteraria “Incidenza” (a. I, n.1,
giugno-luglio
1959), la cui redazione è composta da Sebastiano Addamo,
Vito Librando,
Manlio Sgalambro, Fiore Torrisi. La rivista fa scandalo
negli
ambienti ecclesiastici per il suo programma inteso a
instaurare un
dialogo tra cattolici e marxisti. Vi pubblica una vecchia
dedica di
Bernanos contro i cardinali e i generali francesi, articoli
sui principali
difetti degli intellettuali cattolici italiani, in
corrispondenza con quelli
della rivista Leggere, diretta da Gino Montesanto. Ma sono
alcune
pagine di un suo Diario di un prete, in cui è attaccata la
formazione
seminaristica nella maniera d’interpretare la vocazione a
indisporre
l’arcivescovo di Catania, Guido Luigi Bentivoglio, che gli
intima di
sciogliere la redazione “atea” o non pubblicare più la
rivista, e intanto
lo sospende dall’insegnamento in Seminario.
Pubblica la Collana Poeti di Incidenza e presenta tra i
primi giovani:
Eugenia Di Grazia, Salvatore Mirone, Salvatore Salemi,
Giuseppe
Padalino, Sebastiano Grasso.
1959-1967
Insegna lettere italiane, latine e greche alle alunne del
Pio Istituto
San Benedetto di Catania; e italiano e latino nell’Istituto
San Michele
di Acireale.
1960
È a Bayonne per conoscere i luoghi di Francis Jammes, il
poeta
Les Géorgiques chrétiennes e i baschi franco-spagnoli. Ne
constata,
di questi, le condizioni di miseria e di avvilimento. Passa
qualche
giorno a Biarritz, città che non gli deposita se non un
ricordo di sbaraccata
mondanità. Va quindi a Madrid, prende alloggio vicino al
Prado e visita la casa di Lope de Vega e di Cervantes. Nella
casa del
clero madrileno incontra preti studenti dell’Università e li
invita a
mandare “servizi” per “Incidenza” sulla Spagna cattolica e
sul regime
del Caudillo. I preti gli fanno capire di aver paura: i loro
telefoni
sono controllati e così la loro corrispondenza. A Madrid
celebra su
altari d’oro preziosissimi. Al momento del canone in cui si
prega
“pro duce nostro Franco” salta la preghiera. “Non pro mundo
rogo”,
dirà. Tutta Madrid, al suo sguardo, appare come una grande
calle
scaglionata di ciechi che vendono biglietti della lotteria
nazionale,
chiusa dalla Puerta del Sol. Ha dinanzi agli occhi i grandi
cimiteri
sotto la luna bernanosiani.
1962
Geneviève Burckhardt traduce in francese le sue poesie e le
include
nell’antologia Italie poétique contemporaine (premier
regard),
stampata dalle parigine Editions du Dauphin. Nel corso di
quest’anno
Corsaro si dedica allo studio della cronologia féneloniana e
rileva
le certezze e le incertezze di un esprit à faire peur, come
soleva ripetere
l’aquila di Meaux, Bossuet, per l’amico (e poi nemico,
perché fu
lui a farlo condannare dal papa su talune idee “eretiche”
delle Maximes
des saints), cigno di Cambrai, Fénelon.
Al Cabinet des manuscrits della Bibliothèque Nationale di
Parigi
scopre, con l’aiuto di Jean Adhémar, conservateur, un
carteggio di
Denis Moreau, valet de chambre del giovanissimo duca di
Borgogna
alla corte di Luigi XIV, con Roger de Gaignières e Fénelon.
Il carteggio
sarà pubblicato nel 1968 in un volume dal titolo Ritratto
come
quartina, cioè, “portrait” e “quatrain” che nel sec. XVII
andavano insieme
sulla stampa celebrativa, da Malherbe a Rigaud.
Per la “Nuova collana di poesia contemporanea: Secondo
Novecento”,
Giacinto Spagnoletti cura una scelta delle sue poesie che
prende il titolo: L’isola dell’amore lunare. Pubblica un
saggio sulla
Religiosità di Nino Savarese, scrittore di Enna.
1967
Assistente di letteratura italiana nel Magistero di Perugia.
Sette
mesi di “estasi” francescana. Pubblica la traduzione di
tutte le Poesie
di Mallarmé. Collabora a “I minori” delle Ediz. Marzorati di
Milano.
1968-1982
Insegna lingua e letteratura francese nell’Università di
Palermo.
Pubblica: Astrattismo nella poesia francese del seicento e
altri studi
(1968) ed il primo saggio di questa raccolta è segnalato
come “tesi
originale” dall’Accademia dei Lincei; Il nuovo romanzo
francese
(1970); Forma e immagine, saggi su Villon, Pascal, Proust;
Su Beckett
(1972); Lettura retorica, strutturale e critica (1973); 11
nuovo
teatro francese (1973); in versi, Il potere è la morte.
Narrazione per
Camio Torres (1972); Tel Quel/La poesia, saggi su Denis
Roche,
Marcelin Pleynet, Jean-Pierre Faye (1978); la traduzione
delle Cinq
Grandes Odes di Paul Claudel (1969) e di La nouvelle
histoire de
Mouchette di Georges Bernanos (nelle Edizioni Logos col
titolo
Mouchette, 1980).
Collabora alle edizioni francesi dell’Università di Dublino.
È in
corrispondenza con Jules Brody della Columbia University per
gli
studi fèneloniani. Collabora alle due edizioni del
Dizionario della
letteratura mondiale del 900 nelle sezioni italiana e
francese. Sue
pièces teatrali: Pluto, pasticciaccio aristofanesco, messo
in scena dal
Piccolo Teatro di Catania; Le uova fatali della gallina
volante, per le
Edizioni del Verticalismo (1980); Operetta solubile nel
fuoco, per le
stesse edizioni; Commissario, ho fame, mi arresti!, in
“Sicilia oggi”;
I fiori del male di Baudelaire, sceneggiatura per il Teatro
Gamma di
Catania sotto la regia di Gianni Scuto. In questi anni è a
Roma, a
Pisa, ad Alba, a Rimini, ed a Loreto (1976), per partecipare
ai convegni
del “Gruppo di Presenza Culturale” ed a quelli dei sacerdoti
decenti
universitari.
Dirige “Sicilia oggi”, un rotocalco quindicinale di
politica, economia
e cultura.
Le Edizioni Logos di Roma pubblicano il Diario d’un prete
sciolto,
e ristampano, in seconda edizione rivista e ampliata, Il
Figlio dell’Uomo,
e La Vergine, con l’aggiunta di una “Orazione corale per
salutare
la Madre di Dio”, un “Responsorio di presentazione della
Sicilia
alla Madonna della Sciara” e un’ode a “La Vergine della
Risurrezione”.
La stessa Editrice ha in preparazione nella collana
“Classici
Logos”, con il titolo L’isola dell’amore lunare, tutte le
sue opere in
versi (1941-1981).
Luigi Fallacara, nel maggio 1956, scrisse su “Città di
Vita”:
«Corsaro non coglie dal di fuori la bellezza creata, ma dal
di dentro,
che anzi la sua potenza lirica si manifesta rendendo
oggettivi gli
stessi suoi sentimenti in quanto toccano, abbracciano la
realtà desiderata
ed amata, in modo che essa non rimane affidata all’immagine,
a una rapida armonia, o a una meditazione astratta, ma si fa
realtà vivente, nel dolore, nella gioia, nell’attesa e nel
desiderio».
Giudizio che ha trovati concordi E.F. Accrocca, P.
Bargellini, Lanfranco
Caretti, Enrico Falqui, Paolo Marletta, P.P. Pasolini,
Leonardo
Sciascia, Sebastiano Addamo, Silvano Nigro, Santi Correnti,
Leonardo
Patanè.
La sua Storia dei papi, in 303 quartine (una per ogni papa,
da Pietro
a Giovanni Paolo II, compresi gli antipapi) è una “summa”
che
racchiude un passato e indica una svolta nel segno di una
fede che in
un mondo morso dalla credibility gap è tanto più vera quanto
più
sofferta:
“Crainte chaste, piété, force, conseil, science,
intelligence, sagesse,
que dirait-on d’une oeuvre où l’on reconnaitrait les traces
de ces
dons?”. E anche: “C’est de souffrance et de bonté”.
Antonio Corsaro (5.11.1909 – 18.08.1995)
Opere e riconoscimenti
· Anni ’30 sue traduzioni di autori ungheresi vengono
inseriti nell’antologia
Palpiti del cuore magiaro nella sua letteratura curata
dal prof. Oscar Màrffy, docente di Lingua e Letteratura
Ungherese
all’Università Cattolica di Milano, dove Corsaro si era
laureato
a pieni voti con lode in Lettere e Filosofia.
· 1941 Castello marino, poesie ispirate al Cimitière marin
di Paul
Valéry (1871-1945).
· 1943-44 redige il periodico Art Club - collabora al
volume: “I
grandi di Sicilia. Scritti celebrativi” con un saggio su
Michele
Amari (1806-1889) e Giuseppe Pitré (1841-1916) entrambi
poeti
palermitani.
· 1947 La Vergine raccolta di liriche che riporta
l’epigrafe: “A
mia madre viva e dolente”, con disegni di Sebastiano
Milluzzo
che era assiduo frequentatore del suo studio.
· 1948-49 pubblica Frammenti di codici scoperti
nell’archivio di
Stato di Catania per la revisione dell’Umanesimo in Sicilia.
· 1949 gli viene assegnato il premio Roma in Campidoglio.
· 1950 Plurabella o delle immagini corali, libro di prosa
sull’arte,
che non suscita apprezzamento critico. Nello stesso anno
pubblica
la raccolta di poesie: Il Figlio dell’Uomo, che il poeta
Carlo
Betocchi (1899-1986) definisce nella prefazione-commento: “…
incontro di spiritualità terrestre e di infuocata saggezza
religiosa”.
· 1952 viene incluso nell’Antologia della poesia religiosa
contemporanea,
Vallecchi editore, a cura di Valerio Volpini (per anni
direttore de L’Osservatore Romano).
· 1955 pubblica due libri di poesia: Pietra di solitudine,
che gli
procura l’amicizia con Elio Vittorini (1908-1966) e Antifone
per
una fanciulla santa.
· 1958-62 collabora alla rivista mensile Sicilia Arte, di
lettere ed
arte, fondata e diretta da Sebastiano Milluzzo. Alla rivista
collaborano
anche prestigiose firme della cultura italiana come Leonardo
Sciascia (1921-1989), Carlo Levi (1902-1975), ed altri.
· 1959 fonda la rivista letteraria semestrale Incidenza che
propugna
il dialogo tra cattolici e marxisti, con quasi un ventennio
d’anticipo sul Compromesso storico di Enrico Berlinguer e
sulle
Convergenze parallele di Aldo Moro.
· 1965 fonda il Piccolo Teatro di Catania, insieme a Gianni
Salvo.
· 1972 Il potere è la morte, opera in versi.
· 1982 Storia dei Papi, opera in versi: 303 quartine, una
per ogni
Papa, compresi gli antipapi.
· 1987 Storia di Camporotondo Etneo commissionatagli dal
sindaco
del suo paese natale, tratta di storia e di geologia.
· 1993 Quartine cloniche, opera in versi edita da Il
Girasole.
· 2004 Istituzione della Targa Antonio Corsaro, premio di
poesia
in memoria dell’eclettica figura di sacerdote e pensatore,
già primo
ospite d’onore nell’edizione 1989 del Premio Nazionale di
Poesia “Natale” di Tremestieri Etneo.
Inoltre traduce opere poetiche dal francese, dall’inglese e
dall’ungherese,
tra cui quelle di Stephane Mallarmé (1842-1898), Paul
Claudel (1868-1955), Georges Bernanos (1888-1948), Charles
Peguy
(1893-1978), Thomas Sterns Eliot (1888-1965).
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