La serata del 3 novembre

APPROFONDIMENTI

* Biografia

* Nota di Mario Guzzardi

* Intervista
di Laura Rizzo

Intervista
 di Piero Isgrò

Antonio Corsaro
 

IL CORSARO BIANCO
 

di Maria Antonietta La Barbera

 


La lettura della nota di Marco Scalabrino del 16.02 ha fatto riemergere, in un balzo, felici anni della mia vita, durante i quali ho avuto il privilegio di condividere tempo ed attività con un uomo davvero speciale: don Antonio Corsaro. Così lo ricordo.

Fu per me un maestro, un allenatore. Un’enciclopedia sempre aggiornata. Con disinvoltura passava da una penetrante interpretazione dei fatti politici al resoconto di un avvenimento sportivo, dalla scoperta delle singolari trovate di un autore sconosciuto alle caratteristiche salutari di un’erba o di un frutto. E tutto sempre soffuso da un finissimo humour.

 

Era della provincia di Catania, dove aveva studiato e insegnato, da dove era tante volte partito e dove era sempre ritornato per vivere e scrivere. Già, uno scrittore, un pensatore, un poeta.

 

Con lui non ti accorgevi dello scorrere del tempo né del luogo dove ti trovavi. Era capace di trascinarti tra le pagine del suo ultimo libro, letto o scritto, poco importa – comunicandoti la voglia di leggerlo per saperne di più. Per sapere di più.

 

Era qualcuno capace di accendere la voglia di un oltre, ma senza mai fare dei discorsi cattedratici, senza aver mai l’aria di insegnare qualcosa. Condivideva la gioia di conoscere, di aver letto, di aver appreso. Nient’altro. Quasi sempre appariva disattento e distaccato, ma si accorgeva di un quadro fuori posto o di un’insalata colorata.

 

Dialogando con lui e leggendo i mille libri che ero quasi costretta a leggere almeno per sapere di cosa parlasse, ho conosciuto tanti mondi, ho dilatato i miei limitatissimi orizzonti di studentessa, riuscendo poi a suscitare l’interesse dei moltissimi giovani che ho incontrato nei miei 35 anni d’insegnamento universitario.
Ricordo che quando m’indicò il titolo della tesi che avrei dovuto elaborare ci trovavamo in macchina: mio marito alla guida ed io nella parte posteriore. Non capii nulla di quanto mi proponeva.

 

Molti dei termini che componevano il titolo mi erano di difficile comprensione; la traccia poi, nel suo insieme, del tutto inaccessibile. Le lacrime scendevano giù abbondanti ed amare e, dopo quasi quarant’anni, ne ricordo ancora il sapore. Lui continuava a parlare di mille cose e non si era per nulla accorto del mio dramma; forse non capiva che una ragazza di vent’anni, quale ero allora, non poteva sapere ciò che lui sapeva né avere gli strumenti critici per poter “leggere” in tutti gli ambiti. Forse era un suo limite non misurare le effettive capacità di chi gli stava di fronte, ma fu la mia grande fortuna. Ero continuamente sollecitata a superare la mia timidezza e la mia ignoranza, volendogli far credere di sapere e di capire cose di cui non conoscevo neppure il nome.

 

E fu così che alla fine del mio corso di studi universitari. cominciai davvero a studiare, a conoscere, a crescere. Imparai a scrivere a macchina e a correggere le bozze, ad insegnare lingua e a partecipare ai Consigli di Facoltà. Ricordo la prima volta che entrai in una tipografia: non avevo mai visto quegli enormi macchinari, le montagne di carta e le pile di libri. Io ero rimasta in auto ad aspettarlo e lui mi sollecitò: «Venga, venga a vedere. Le sarà certamente utile. Tutto serve nella vita». I fotogrammi di quella prima visita sono rimasti intatti nella mia memoria, profezia delle tante tipografie dove avrei realizzato i miei numerosi lavori.
Superai il concorso con cui diventai ufficialmente la sua assistente e collaborai con lui per molti anni, sempre profondamente affascinata dalla sua passione per la scrittura, per la parola, per la verità.
Non potevo non esserci quella mattina in chiesa, a Camporotondo.
Dopo il funerale, un nipote mi accompagnò a visitare per l’ultima volta quella casa dove mi ero recata, soprattutto durante la stesura della mia tesi e dove, con quel singolare professore, avevo trascorsotante ore parlando di poesia e facendo silenzio insieme.
Commozione intensa dinanzi a quel corsaro di terracotta sulla porta, che tante volte avevo osservato incuriosita, mentre, con le mie incerte pagine fra le mani, attendevo di incontrarlo con timore e tremore. Varcata la soglia, era immutato quello spazio pregno di presenza e di scrittura. Libri, riviste, quaderni e carpette straboccanti di fogli fino al tetto, in ogni stanza, ad eccezione della cucina. Sul tavolo dello studio un foglio bianco e di traverso la sua stilografica.

 

Avrei tanto desiderato custodirla, conservarla tra i miei oggetti più cari, un segno amato, ma non osai chiederla a chi gentilmente mi accompagnava.
Respirai per l’ultima volta quell’atmosfera, quel profumo di libri, d’inchiostro e di solitudine. Fui profondamente consapevole che era stato per me un dono grande avere incontrato quell’uomo. Se qualcosa di valido ho realizzato nel mio lavoro con i giovani in gran parte lo devo ai molti scrittori che mi ha fatto conoscere, ai tanti libri che, forse senza neppure rendersene conto, mi ha costretto a leggere, a quell’insaziabile voglia di sapere che scaturiva dal suo vissuto, mescolato alla quotidiana pratica della scrittura.
Ma la cosa più importante che ha fatto per me quel piccolo grande corsaro nero dai bianchi capelli lunghi e riccioluti, quel “prete sciolto“, come si denominava in un suo diario, è stata la fiducia che ha riposto in me, la quale, molto più di prediche elevate o di sofisticati insegnamenti, mi ha fatto crescere e mi ha aiutato ad essere me stessa.
 

Grazie, padre Corsaro.
 

* * *
Breve nota
 

Antonio Corsaro (1909-1995) nasce a Camporotondo Etneo il 5 novembre 1909 – l’anno in cui nascono Eugène Ionesco a Slatina (Bucarest) e Simone Weil a Parigi, due autori per i quali don Antonio nutrirà sempre un profondo interesse.

 

Trasferitosi con la famiglia a Buenos Aires quando aveva undici mesi, perde quasi subito il padre, che muore schiacciato dalle ruote di un tram. Ritornato in Italia, entra nel seminario di Catania a dieci anni. Ordinato sacerdote nel 1933, consegue la laurea presso l’Università Cattolica di Milano e s’inserisce nell’ambiente artistico, partecipando attivamente all’Ermetismo. Perfeziona i suoi studi nelle università di Debrecen (Ungheria) e di Parigi. Già a partire dal 1937 iniziano le sue prime collaborazioni a riviste letterarie e artistiche: sarà direttore di Art Club, Cammino, Incidenza e di numerose altre riviste sarà intelligente e fecondo collaboratore. Sempre interessato ai movimenti d’avanguardia darà vita al Verticalismo e, negli ultimi anni, a Universalismo.

 

Prete senza parrocchia, ha comunque insegnato da diverse cattedre: in seminario e nei licei di Catania e Perugia. A Palermo poi, presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Palermo, è stato incaricato per sette anni, a partire dal 1967, dell’insegnamento di Letteratura francese. Intimamente legato alla sua sciara assolata e all’azzurro siciliano, appassionato del patrimonio linguistico e letterario della sua terra, Antonio Corsaro è stato un uomo di grande cultura e pertanto mai chiuso in confini limitanti. Viaggia molto, legge moltissimo e scrive. Scrive poesia, sempre, con la profondità della sua intelligenza e l’armonia della sua ricca personalità artistica. I testi da Castello Marino (1941) alle ultime Quartine cloniche (1993) mostrano un itinerario poetico che si esprime in un linguaggio “fatto di bagliori” e di ermetiche oscurità: ombre luminose le sue quartine, che traducono la maturità stilistica di chi ha sempre vissuto la poesia.
Poesia come percorso conoscitivo, come profezia, come parola di verità- bellezza.
 

Nell’ampio prato delle Oche azzurre
un frullio di parole, le suburre
stellano l’Esquilino. Qual nepente
ci salverà contro l’essere e il niente?

 

Ma oltre ai versi scrive anche saggi, monografie, pièces di teatro, testi di storia fra cui Il Real Collegio Capizzi di Bronte, una delle sue ultime opere. Critico letterario, spazia in campi diversi con competenza e originalità: Ritratto come quartina, Forma e immagine in Villon, Pascal e Proust, Il Nuovo teatro francese sono alcuni dei titoli della produzione relativa agli anni universitari palermitani. Finissimo conoscitore del patrimonio culturale francese, traduttore di vari autori fra cui Mallarmé, Péguy, Bernanos, Claudel, Antonio Corsaro è stato un critico capace di andare oltre il “testo”, proprio per quello sguardo profetico e poetico che lo caratterizzava.
Ma forse più che il numero dei testi scritti, più del numero delle riviste fondate, più della sua cultura, ciò che garantisce la sua autentica grandezza fu la semplicità, che contraddistingue i veri sapienti, e la serenità del suo imperturbabile sorriso che rivelava un uomo distaccato ma mai indifferente, di quel distacco proprio degli spiriti grandi.
Onestà, lealtà, correttezza, senso di responsabilità, amore alla vita e alla verità sono, insieme alla passione per la Bellezza in tutte le sue forme, i valori che ha trasmesso e per cui continua ad essere “presente e vivo” nel cuore e nella mente di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e apprezzarlo.
«Che una voce risponda a un’altra voce; che gettando un grido nella valle si svegli l’eco, parola dello spazio; che l’anima trasalga – nella notte – se il silenzio è rotto dal colloquio di due fantomatici viandanti: è legge d’amore».

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