L'utilizzo dei nostri Portali è riservata esclusivamente agli Associati di Akkuaria


L'uomo dispone della facoltà di poter realizzare tante cose. Un'aquila vola ma non va sott'acqua,

un pesce vola ma non s'arrampica.

L'uomo ha la facoltà di essere polivalente: è una bellezza poetica potersi cimentare in queste attività.

 

OMAGGIO A D'ARRIGO: l'ANGELO DEL VOLO

AKKUARIA
Presentazione
Statuto Akkuaria
Scrivi a Vera Ambra

 

Akkuaria è una Associazione non profit che opera per i propri iscritti. 

Il volerne far parte deve essere motivato dalla voglia di sviluppare "insieme" l’attività informativa on-line e mettere a disposizione degli "utenti" le conoscenze e la creatività in un contesto che attinge dalle personali esperienze, poiché fermamente crediamo che il nostro è un progetto in grado di fornire il contributo e gli strumenti d'informazione con quella professionalità che fino ad oggi ci ha contraddistinto.

Lettera ad un Angelo di cognome D'Arrigo   

 

Era una domenica di fine novembre alle ore 18, puntuale giunge a Catania nella Libreria di Raffaella Mazzotta che ospita i nostri appuntamenti... Giunge, come una domenica di tantissimi anni fa al Palazzetto dello Sport che ospitava una delle prime edizioni de "Lo Sport per la Vita" e lui, del suo "Sport" ne aveva fatto una ragione di vita.

Ricordo che andai a trovarlo a Calatabiano, nella Sua neonata Scuola di Deltaplano: la sua immancabile tuta arancio e il suo deltaplano a motore. La prima sensazione che provai fu "instabilità". Il pensiero di "volare" mi fece venire le vertigine, ma lui non curante di chi c'era e di che cosa volesse, ad un certo punto, mise in moto e... si lanciò nel vuoto.

Lo stesso vuoto che la notizia della sua scomparsa - quel giorno - mi ha accolta con le ali del silenzio. La notizia mi lasciò senza fiato. M'ha raggelata.

Angelo era in partenza per la sua nuova impresa (ed ultima), ma ugualmente ha trovato un'ora di tempo da dedicare agli amici di Akkuaria. Ricordo l'entusiasmo dell'attesa e il tempo che abbiamo trascorso insieme. Ad accompagnarlo la moglie e i figli.

È stata una emozione indescrivibile sedermi al suo fianco e ascoltarlo.
Non un briciolo di arroganza in quell'uomo dal volto scavato, dagli occhi azzurri come il cielo, dai capelli e dalla pelle bruciata dal vento...

Era andato via, con la promessa che al suo ritorno a Catania ci saremmo rivisti in libreria: avremmo dedicato in suo onore una serata all'insegna della poesia. 
Noi manterremo la nostra promessa: dedicarti la nostra Poesia ...e tu ci sarai.

Ti riabbraccio con lo stesso slancio di quella domenica di fine novembre e lo stesso "In bocca al lupo", adesso che nel cielo ci rimarrai per sempre.

Vera Ambra


Credo che le mie avventure rappresentino il sogno dell'umanità.

Sono felice di volare tutti i giorni, cavalcando le onde meteorologiche del cielo e del vento:

questo mi consente di vivere al quotidiano il mio sogno.


 


 

Angelo D’Arrigo, 44 anni, pilota siciliano di volo libero, cioè il volo senza motore, noto per aver scavalcato l’Everest in deltaplano nel 2004, è rientrato in Italia dall’Argentina dove ha sorvolato l’Aconcagua (6962 m), la vetta regina della Cordigliera delle Ande, la seconda catena più alta al mondo.
D’Arrigo è da tempo protagonista di imprese ispirate, ora dal mondo degli uccelli migratori, ora da quello dei rapaci, quali il Condor delle Ande, il veleggiatore più avanzato della specie, avvistato perfino a quote prossime ai 10000 m.
La partenza della spedizione italiana, denominata “Aconcagua Flight Xplorer 05” e composta da 12 persone, era avvenuta il 6 dicembre. Raggiunta Puente del Inca, cittadina a circa 20 km dalla frontiera con il Cile, sono iniziate le complesse operazioni di ambientazione e preparazione del sorvolo dell’Aconcagua, o “Sentinella di Pietra”, la montagna sacra degli Incas, effettuato poi in due ore.
Successivamente, per le pessime previsioni meteo in questa regione, D’Arrigo si è spostato nella zona di Rivadavia, dove si erge il vulcano Tupungato; qui ha stabilito un nuovo primato di quota toccando i 9100 m.
Il deltaplano di D’Arrigo è decollato al traino di un ultraleggero pilotato dal britannico Richard Meredith, uno specialista di questi mezzi a motore. Dopo lo sgancio, ha proseguito i voli, sfruttando la gigantesca onda meteorologica generata dallo scontro dei venti dell'Oceano Pacifico con le pareti delle Ande, prima di planare a terra. Estreme le condizioni ambientali: temperature intorno a –50°, rarefazione dell’aria e conseguente rischio letale d’ipossia, cioè la mancanza d’ossigeno nel sangue, forti turbolenze e pressione atmosferica ridotta del 75%.
Contrariamente a quanto fece sull’Everest nel 2004, contro l’ipossia D'Arrigo non ha usato il respiratore, ma una tecnica yoga denominata “pranayama”. La preparazione del pilota è stata seguita dal Centro Sperimentale Volo dell'Aeronautica Militare Italiana. Hanno collaborato il Centro Ricerche Fiat-Elasis, la Fiat Auto di Torino e l’Università di Venezia. Sull’impresa sarà realizzato un documentario per il National Geographic Channel. 

Gustavo Vitali - Ufficio Stampa

 

IL SOGNO DI ICARO

Un sogno scaturito da un grande desiderio: la grande voglia di volare e scoprire altri orizzonti verso i quali andare, con la voglia di nuovo. Per me questa è l'avventura.

Angelo D'Arrigo nasce il 3 aprile 1961 da madre francese e padre italiano. Fin da bambino, amante e appassionato della montagna e degli sport estremi, si iscrive presso l'Università dello Sport di Parigi dove si laurea nel 1981.

Dal 1981 si impegna per ottenere i brevetti di istruttore di volo libero con deltaplano e parapendio, infine guida alpina e maestro di sci.

Progetta e realizza sulle Alpi attività nelle sue tre specialità: lo sci estremo, il volo libero e l'alpinismo. Realizza dei documentari amatoriali e si occupa della loro divulgazione nelle scuole e nei centri culturali di Parigi. 

Con Jean Marc Boivin, grande "Avventuriero" degli anni 80, progetta delle "Prime" sulle Alpi  Insieme realizzano un nuovo capitolo dello Sport il "No Limits" che è il risultato dell'unione nelle loro tre specialità: Sci Estremo, Volo Libero, Alpinismo. 

Dal Monte Bianco, dal Cervinio, dall'Aiguille Verte, dall'Aiguille du Midi riescono ad esprimere con successo quest'"Arte". In Francia acquisiscono il titolo di "Les Funambulles de l'Extréme". Ed è questa nuova "Équipe" che progetta di operare anche fuori Europa: l'Himalaya e le Ande.

Dagli anni '90 Angelo è uno dei maggiori contributori mondiali per lo sviluppo e la diffusione culturale degli sport estremi, dove l'individuo e la natura sono i protagonisti assoluti.

In occasione di un reportage per una rete nazionale francese vola per primo dall'Etna, il vulcano più alto d'Europa, in piena eruzione. Il contesto unico e spettacolare combina i quattro elementi Aria, Acqua, Terra e Fuoco: il centro di addestramento al volo libero si trasforma nel tempo in un centro turistico basato sulla pratica di sport estremi, il "No
Limits Etna Center".

Qui in Sicilia, regione alla quale sono legate le sue origini, si stabilisce per creare una scuola di volo libero. Attratto dal contrasto degli elementi del paesaggio, Angelo decide di istallarsi sulle falde del vulcano più alto d'Europa. 

Nasce l'ETNA FLY: una Scuola Nazionale di Volo Sportivo, ambientata in un quadro unico e suggestivo dove i quattro elementi della natura si mescolano con grande armonia.

Sarà in occasione dell'inaugurazione del NO LIMITS°FLYING CENTER che Angelo ritrova un suo vecchio amico francese: Patrick de Gayardon. Insieme creano uno show aereo che impegna entrambi nella propria specialità. 

"THE DREAM OF ICARUS" (Il Sogno di Icaro) così era intitolata questa esibizione che verrà interrotta in seguito alla sparizione di Patrick. Un grande vuoto da colmare nel cuore di Angelo che gli dedicherà i suoi prossimi record.
Con il passare del tempo, accumulando esperienza e sempre rinnovata passione, lo sport estremo diventa la sua vita. La sua carriera agonistica lo proietta in breve ai vertici internazionali del volo sportivo. Angelo D'Arrigo volerà in tutti i continenti, sorvolerà mari, monti, deserti e vulcani. I suoi compagni di avventura più stretti diventeranno aquile e
rapaci di varie specie.

In Francia, patria dell'amico Patrick De Gayardon, altro grande personaggio di spicco del settore, la stampa affibbia ad Angelo il soprannome di "Funambulle de l'Extreme".

Dopo anni di agonismo in volo libero e due titoli mondiali conquistati con il deltaplano a motore, Angelo decide di allontanarsi dal circuito delle competizioni. Si dedica così al superamento dei record di volo e soprattutto all'emulazione del volo dei rapaci per la ricerca del volo istintivo.

«La preparazione psicofisica è fondamentale: lo strumento di cui disponiamo per le imprese è il nostro corpo, e questo è gestito dalla nostra mente. Tutto nel nostro organismo deve funzionare come un'orchestra: sono elementi che vanno accordati tra loro.»

«Vorrei sorvolare le montagne più alte del mondo come fanno gli uccelli durante le loro migrazioni. Loro non hanno maschera, ossigeno, GPS; hanno tutto nel loro istinto. Un istinto che sono convinto abbiamo anche noi se lo addestriamo bene».


«Credo che le mie avventure rappresentino il sogno dell'umanità. Sono felice di volare tutti i giorni, cavalcando le onde meteorologiche del cielo e del vento: questo mi consente di vivere al quotidiano il mio sogno.»


«L'uomo dispone della facoltà di poter realizzare tante cose. Un'aquila vola ma non va sott'acqua, un pesce vola ma non s'arrampica. L'uomo ha la facoltà di essere polivalente: è una bellezza poetica potersi cimentare in queste attività
».


«Un sogno scaturito da un grande desiderio: la grande voglia di volare e scoprire altri orizzonti verso i quali andare, con la voglia di nuovo. Per me questa è l'avventura.»



Inizia un progetto ambizioso intitolato "Metamorphosis": uno studio analitico delle tecniche di volo dei più grandi rapaci dei cinque continenti. Dalle aquile delle Alpi ai rapaci dell'Himalaya e dagli avvoltoi dell'America Latina a quelli Australiani, Angelo D'Arrigo impara ad osservarli e convivere con loro, rispettoso del loro ambiente - l'elemento Aria - e delle loro regole gerarchiche.

La ricerca, le imprese uniche, suscitano un forte interesse mediatico a
livello mondiale. In un percorso naturale, gli studi e i risultati di D'Arrigo vengono messi a disposizione della scienza, dall'etologia (in Italia collabora con il prof. Danilo Mainardi) alla biologia.

 

È il primo uomo a percorrere in volo libero il Sahara, senza ausilio di motore, ad attraversare la Siberia e sorvolare l'Everest, la montagna più alta del pianeta.

 

Nel 2005 pubblica il libro "In volo sopra il mondo", autobiografia in cui racconta le sue principali esperienze: "Chissà come sarebbe stato felice Leonardo da Vinci nel vedere Angelo D'Arrigo volare sui deserti, attraversare il Mediterraneo, volare sopra l'Everest e planare per centinaia di chilometri appeso semplicemente a un marchingegno fatto di bacchette e tessuti", scrive Piero Angela nella prefazione.

 

Angelo D'Arrigo Muore tragicamente il 26 marzo 2006 precipitando con un piccolo aereo da turismo durante una dimostrazione a Comiso (Catania).

 

La preparazione psicofisica è fondamentale:
lo strumento di cui disponiamo per le imprese è il nostro corpo, e questo è gestito dalla nostra mente.
Tutto nel nostro organismo deve funzionare come un'orchestra: sono elementi che vanno accordati tra loro.


 

DAL GUESTBOOK DEL SITO UFFICIALE DI ANGELO D'ARRIGO

Caro Angelo

hai vissuto il tuo sogno, un sogno meraviglioso,volare con gli uccelli,come gli uccelli, imparare da loro, sentire l'aria come loro la sentono e, nel vivere il tuo sogno hai fatto sognare con te migliaia di uomini e donne. Di più, hai saputo rendere realtà il sogno con impegno e professionalità e, nel fare questo hai insegnato agli uccelli a volare, a crescere e diventare padroni "a piccoli passi" della loro vita, così come tu "a piccoli passi diventavi padrone della tua vita spingendo avanti il tuo orizzonte". Ancora di più, forse senza accorgertene, con la leggerezza del tuo sogno, e l'impegno delle tue capacità, hai contribuito "a piccoli passi a far crescere e migliorare l'umanità spostando avanti i suoi orizzonti.

Grazie Angelo, resterai sempre nei nostri occhi e nei nostri sogni.

 
 

PI LA MORTI DI ANCILU 

la Poesia di Pino Amatiello dedicata alla scomparsa di Angelo D'Arrigo

Il sogno di Icaro era quello di raggiungere le vette più alte fino al sole, fin dove poteva terminare il mondo visibile. Leonardo ha disegnato i possibili scenari alari che potevano condurre l'uomo a volare non invano. Angelo D'Arrigo ha saputo cogliere la lezione del passato e ha potuto varcare i limiti dell'umano nel rispetto della natura e con l'ausilio della scienza. Per chi - come me, come tante altre persone, come tanti nostri giovani - lo guardava con ammirazione è stato uno scienziato puro, un simbolo di amore per la natura, di sacrificio, di superiorità. Per chi lo conosceva è stato un amico, un grande uomo forte e vigoroso, ed ora è un alto ricordo. Il noto poeta e scrittore Pino Amatiello, nativo di Sciacca e romano di adozione, ha conosciuto personalmente il grande Angelo e gli ha dedicato una composizione encomiastica, nella quale traspaiono alcune caratteristiche della personalità dell'uomo e scienziato catanese. Con movimento di voci alternate d'impronta greca - quella del poeta e quella del corifeo - si vivono i movimenti in crescendo della vicenda umana e pubblica di Angelo D'Arrigo. 

CINZIA EMMI


La nutizia scattacori
mi la desi lu telegiornali: (LEGGI LA POESIA)

 

 
 

 

  Vorrei sorvolare le montagne più alte del mondo come fanno gli uccelli durante le loro migrazioni. Loro non hanno maschera, ossigeno, GPS; hanno tutto nel loro istinto. Un istinto che sono convinto abbiamo anche noi se lo addestriamo bene.  

 

  Ad Angelo D'Arrigo


Come tutti sanno, prima di venire al mondo scegliamo una pelle, una corteccia, o un minerale dove trascorrere la nostra esistenza. Tutto ciò premesso, anche in quel "non spazio e non tempo", dove ci troviamo prima della nostra manifestazione nell'universo, non ci son regole da rispettare ed essendo quell'utopia la sede della verità, nessuno ha bisogno di mentire e chiede a se stesso dove e quando sia più propizio prendere una forma.
Importante è sapere che l'anima non fa distinzione fra uomo, animale, pianta o minerale, tutto è voluto, desiderato con uguale tensione amorosa.
Fu così che l'Anima chiese di diventare un'aquila e fu immediatamente accontentata, voleva volare e scorgere dall'alto le balze dei monti, i mari e le foreste.
Ad un tratto si trovò a beccare il guscio di un uovo e tutta bagnata uscì dallo stesso per asciugarsi al soffio degli alisei e al sole di un tiepido mattino.
Cominciò a pigolare fino a quando sua madre arrivò con un bocconcino e a forza di bocconcini la sua peluria si trasformò in penne meravigliose e gli occhi scorsero al di la del nido un cielo infinito dove volare e cacciare.
Il primo volo fu sicuramente il più bello tanto che dall'emozione si fece trasportare dal vento e si posò sulla cima più alta del mondo per poter scorgere il sole all'alba e al tramonto.
Da lassù poteva osservare i movimenti degli uomini, dei pesci e degli altri uccelli che si inchinavano alla sua maestà guardandosi bene dal violare i suoi territori.
Divenne la regina del cielo e osservava gli uomini che per alzarsi a due palmi dal suolo usavano trabiccoli goffi, rumorosi e fumanti, ma uno di loro, invero si sforzava più di ogni altro per somigliare alle aquile, tanto che per lungo tempo diventò suo inseparabile amico e compagno di volo.
Il suo regno si perdeva da nord a sud da est a ovest, non c'era più un solo angolino sconosciuto a quegli occhi così da perdersi fino ai confini del sole.
Passarono molti anni e accanto al suo nido figli e i nipoti spiccavano il volo e tornavano a nutrire i loro pulcini... ma in un giorno d'inverno quando le vette dei monti sono coperte di neve e il sole splende alto a mezzodì chinò il capo per addormentarsi vide una luce e sentì un suono che la chiamava in un cielo lontano, ormai vecchia e stanca si lasciò andare a quel sogno...

Sempre da quel misterioso nulla, l'Anima decise di diventare uomo e si trovò subito in un antro oscuro, avvolto dall'acqua tiepida e accogliente, ma passati un po' di mesi capì che sarebbe dovuta uscire di li.
Cominciò a muoversi con uno sforzo immane per trovare l'uscita e quando finalmente giunse al cospetto della luce la salutò con un grido liberatore che riempì i suoi polmoni di un'aria profumata di fiori e di boschi dopo un acquazzone estivo.
Divenne presto un ragazzino vivace, passava da solo ore e ore nei prati dove si sdraiava a naso in su per poter osservare meglio il volo delle aquile, sognando di diventare una di loro.
La scuola, in fondo, gli interessava meno della natura che considerava l'unica maestra di vita.
Quando ormai adulto cominciò a frequentare uno strano tipo con i capelli raccolti in una vistosa coda e la barba lunga fino al petto, era un istruttore di volo e col suo biplano passava sotto i ponti a pelo d'acqua e si alzava repentinamente in cielo con una scampanata tra le nuvole tornava giù in picchiata e a pochi piedi dal suolo riattaccava con dei tonneau mozzafiato.
Era burbero, silenzioso, scontroso e mai contento, ma insegnò presto, al nostro giovanotto, a volare finalmente da solo!
Ma il biplano era pur sempre una macchina, e nonostante gli sforzi degli uomini per renderlo simile ad un uccello rimaneva goffo, rumoroso e ingombrante, lontano dall'idea delle aquile di volare nel silenzio assoluto.
Così il nostro giovane amico cominciò a sfogliare i disegni di Leonardo che un vecchio angelo custodiva gelosamente
in una soffitta nascosta fra i tetti di San Frediano.
Si costruì un'ala che opportunamente lanciata da una vetta altissima poteva sfruttare le termiche e percorrere in cielo distanze incredibili.
Finalmente poteva diventare come le aquile e volare con loro e spesso una di queste, che sicuramente doveva essere la regina del cielo per il suo mantello di penne lucenti, lo accompagnava in lunghe trasavolate sopra i deserti e le catene montuose più estese del mondo nei cieli freddi delle Ande sui monti della sua Sicilia.
Ormai il suo cuore palpitava assieme a quello dei rapaci che da bambino osservava sul prato circondato dagli olivi argentati.
Quel sogno custodito e nutrito amorevolmente si era avverato!
E quando i sogni si compiono, le anime incarnate non hanno più la necessità di portarsi dietro il pesante fardello di un corpo, la loro manifestazione nello spazio e nel tempo è giunta alla fine.
E così in un giorno di festa quando tutti i campanili si rincorrono con i loro richiami e le rondini garriscono in cielo e i fiori, il fieno appena tagliato profumano l'aria e le api ronzano sul rosmarino e il mare festeggia con la risacca sugli scogli riempiendo i polmoni di salmastro, ecco la morte inaspettata e improvvisa, ma....



Si sa che dove dimora l'Anima del mondo non esiste il fastidio dello spazio e del tempo, ma per essere perfetta deve vivere anche questo aspetto della realtà assoluta, gli esempi ci sono e li cogliamo innumerevoli nella nostra storia, un breve viaggio di poche migliaia di anni, che da quel primo sospiro dell'universo chiamato Big-Bang è veramente un microscopico esistere rivestito invero dagli uomini di assoluta immeritata importanza, ma proprio in questa storia Budda, Krisnah, Gesù sono apparsi per ricordarci le nostre nobilissime origini e di non prendere poi molto sul serio questo piccolo turno di guardia caduco e illusorio.
Ma ritorniamo al nostro racconto.
Questa volta l'Essere volle diventare un angelo, naturalmente immaginiamo subito un abito celeste e delle ali che vibrano dietro alle spalle degli uomini soffrendo delle malefatte di questi ultimi o proteggendoli dagli inciampi della vita quotidiana, niente di tutto questo, un angelo è molto di più ...state a sentire!
Settanta gradini salivano fino ad una soffitta, in una casa nel centro di Firenze.
Settanta gradini per salire al cielo di un angelo dagli occhi colore del calcedonio, esile dai capelli canuti.
Da quella stanzetta sotto il tetto si affacciava qualche volta per calare un cestino dove i negozianti mettevano la spesa.
Era così vecchio che non riusciva più a fare le scale! A malapena, da una porticina stretta della soffitta riusciva a passare su un terrazzino, dove minuscoli vasi ospitavano dei ciclamini selvatici rannicchiati all'ombra di un glicine arrampicatosi fin lassù!
Era l'avvento, un giorno soltanto aspettava il Natale, quando un uomo bussò alla sua porta.
"Avanti! E' sempre aperta!"
L'uomo entrò e l'angelo gli sorrise pronunciando parole che arrivavano dirette al cuore e sarebbero rimaste misteriose e incomprensibili per la maggior parte degli uomini, spiegavano la misteriosa unità fra le stelle, il fuoco,l'acqua,l'aria e la terra.
La debole luce del sole di dicembre illuminava il viso dei due mentre una campana in lontananza suonava il Vespro della Vigilia.
L'angelo prese da una vecchia scatola delle statuine di cera e piano piano formò un presepio che racchiuse in una grotta oscura.
"Questa è il nostro inconscio nel quale dobbiamo portare la luce!"
Dopo una breve pausa continuò:
"Vola... vola più in alto fino alle tue origini... questo anelito è dentro a ognuno di noi ...ma è difficile volare tra i desideri più profondi e la maggior parte degli uomini preferisce lo stordimento del rumore,e la dimenticanza di se fra le cose passeggere, tanto per sopravvivere attimo dopo attimo in un inutile cercare che finisce per perdersi... vola con le tue aquile sopra a questo popolo di "senza nome".
A questo punto l'angelo chiudendo gli occhi impose le mani sulla fronte dell'uomo e una musica dolcissima risuonò nella piccola soffitta...
"Guarda lassù!" Proseguì l'angelo:
"Quelle vette innevate, guarda quell'aquila...si lascia trasportare nel sogno, nel suo universo senza un addio. Ti voglio lasciare i suoi segreti".
Dal cassetto di uno scrittoio, prese un rotolo di disegni sgualciti e li porse all'uomo che a guardarli rimase sorpreso, erano gli studi sul volo di Leonardo!
"Vai sono tuoi!" Sussurrò l'angelo e proseguì senza parole mugolando una dolcissima cantilena.
Si lasciarono così abbracciati, l'uomo uscì con le lacrime agli occhi andava incontro al suo natale su quel campo della Sicilia dove tra gli ulivi argentati aveva sognato di volare con le aquile!

...Quella notte l'angelo che aveva dimorato per molti anni su questa terra e sulla quale si era incarnato per compassione sentì improvvisamente di dover tornare nell'utopia.
Per l'occasione si rivestì a festa con gli abiti eleganti che imponeva la Firenze dell'ottocento, quando sedeva ai caffè del centro... già... "i Lorenzini".
L'amico caro, al quale aveva ispirato quel bugiardo di Pinocchio, riposava ormai da più di cent'anni alle Porte Sante, ...la regina delle aquile... il suo amico pilota...erano ormai foto ingiallite sulle pagine di vecchi giornali... si sdraiò sulla sua poltrona e dopo aver dato un' ultima raddrizzatina al papillon... volò nella direzione di un canto, il richiamo della nostalgia.

Fuori, le chiacchiere della gente uscivano dalla Messa di mezzanotte e l'Anima del mondo gioiva con le campane di Santa Maria del Fiore.

Gabriele Bianchi

È vietato l'uso delle immagini e dei testi non autorizzato.
© 2006 Associazione Akkuaria

 

Presentazione Akkuaria - Statuto Akkuaria - Scrivi Akkuaria