Caro Angelo
hai vissuto il tuo sogno, un sogno meraviglioso,volare con gli uccelli,come gli
uccelli, imparare da loro, sentire l'aria come loro la sentono
e, nel vivere il tuo sogno hai fatto sognare con te migliaia di uomini e
donne. Di più, hai saputo rendere realtà il sogno con impegno e professionalità e, nel fare questo hai insegnato agli uccelli a
volare, a crescere e diventare padroni "a piccoli passi" della loro
vita, così come tu "a piccoli passi diventavi padrone della tua vita spingendo avanti il tuo
orizzonte". Ancora di più, forse senza accorgertene,
con la leggerezza del tuo sogno, e l'impegno delle tue capacità, hai contribuito "a
piccoli passi a far crescere e migliorare l'umanità spostando avanti i suoi
orizzonti.
Grazie Angelo, resterai sempre nei nostri occhi e nei nostri sogni.
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Ad Angelo D'Arrigo
Come tutti sanno, prima di venire al mondo
scegliamo una pelle, una corteccia, o un
minerale dove trascorrere la nostra esistenza.
Tutto ciò premesso, anche in quel "non spazio e
non tempo", dove ci troviamo prima della nostra
manifestazione nell'universo, non ci son regole
da rispettare ed essendo quell'utopia la sede
della verità, nessuno ha bisogno di mentire e
chiede a se stesso dove e quando sia più
propizio prendere una forma.
Importante è sapere che l'anima non fa
distinzione fra uomo, animale, pianta o
minerale, tutto è voluto, desiderato con uguale
tensione amorosa.
Fu così che l'Anima chiese di diventare
un'aquila e fu immediatamente accontentata,
voleva volare e scorgere dall'alto le balze dei
monti, i mari e le foreste.
Ad un tratto si trovò a beccare il guscio di un
uovo e tutta bagnata uscì dallo stesso per
asciugarsi al soffio degli alisei e al sole di
un tiepido mattino.
Cominciò a pigolare fino a quando sua madre
arrivò con un bocconcino e a forza di bocconcini
la sua peluria si trasformò in penne
meravigliose e gli occhi scorsero al di la del
nido un cielo infinito dove volare e cacciare.
Il primo volo fu sicuramente il più bello tanto
che dall'emozione si fece trasportare dal vento
e si posò sulla cima più alta del mondo per
poter scorgere il sole all'alba e al tramonto.
Da lassù poteva osservare i movimenti degli
uomini, dei pesci e degli altri uccelli che si
inchinavano alla sua maestà guardandosi bene dal
violare i suoi territori.
Divenne la regina del cielo e osservava gli
uomini che per alzarsi a due palmi dal suolo
usavano trabiccoli goffi, rumorosi e fumanti, ma
uno di loro, invero si sforzava più di ogni
altro per somigliare alle aquile, tanto che per
lungo tempo diventò suo inseparabile amico e
compagno di volo.
Il suo regno si perdeva da nord a sud da est a
ovest, non c'era più un solo angolino
sconosciuto a quegli occhi così da perdersi fino
ai confini del sole.
Passarono molti anni e accanto al suo nido figli
e i nipoti spiccavano il volo e tornavano a
nutrire i loro pulcini... ma in un giorno
d'inverno quando le vette dei monti sono coperte
di neve e il sole splende alto a mezzodì chinò
il capo per addormentarsi vide una luce e sentì
un suono che la chiamava in un cielo lontano,
ormai vecchia e stanca si lasciò andare a quel
sogno...
Sempre da quel misterioso nulla, l'Anima decise
di diventare uomo e si trovò subito in un antro
oscuro, avvolto dall'acqua tiepida e
accogliente, ma passati un po' di mesi capì che
sarebbe dovuta uscire di li.
Cominciò a muoversi con uno sforzo immane per
trovare l'uscita e quando finalmente giunse al
cospetto della luce la salutò con un grido
liberatore che riempì i suoi polmoni di un'aria
profumata di fiori e di boschi dopo un
acquazzone estivo.
Divenne presto un ragazzino vivace, passava da
solo ore e ore nei prati dove si sdraiava a naso
in su per poter osservare meglio il volo delle
aquile, sognando di diventare una di loro.
La scuola, in fondo, gli interessava meno della
natura che considerava l'unica maestra di vita.
Quando ormai adulto cominciò a frequentare uno
strano tipo con i capelli raccolti in una
vistosa coda e la barba lunga fino al petto, era
un istruttore di volo e col suo biplano passava
sotto i ponti a pelo d'acqua e si alzava
repentinamente in cielo con una scampanata tra
le nuvole tornava giù in picchiata e a pochi
piedi dal suolo riattaccava con dei tonneau
mozzafiato.
Era burbero, silenzioso, scontroso e mai
contento, ma insegnò presto, al nostro
giovanotto, a volare finalmente da solo!
Ma il biplano era pur sempre una macchina, e
nonostante gli sforzi degli uomini per renderlo
simile ad un uccello rimaneva goffo, rumoroso e
ingombrante, lontano dall'idea delle aquile di
volare nel silenzio assoluto.
Così il nostro giovane amico cominciò a
sfogliare i disegni di Leonardo che un vecchio
angelo custodiva gelosamente
in una soffitta nascosta fra i tetti di San
Frediano.
Si costruì un'ala che opportunamente lanciata da
una vetta altissima poteva sfruttare le termiche
e percorrere in cielo distanze incredibili.
Finalmente poteva diventare come le aquile e
volare con loro e spesso una di queste, che
sicuramente doveva essere la regina del cielo
per il suo mantello di penne lucenti, lo
accompagnava in lunghe trasavolate sopra i
deserti e le catene montuose più estese del
mondo nei cieli freddi delle Ande sui monti
della sua Sicilia.
Ormai il suo cuore palpitava assieme a quello
dei rapaci che da bambino osservava sul prato
circondato dagli olivi argentati.
Quel sogno custodito e nutrito amorevolmente si
era avverato!
E quando i sogni si compiono, le anime incarnate
non hanno più la necessità di portarsi dietro il
pesante fardello di un corpo, la loro
manifestazione nello spazio e nel tempo è giunta
alla fine.
E così in un giorno di festa quando tutti i
campanili si rincorrono con i loro richiami e le
rondini garriscono in cielo e i fiori, il fieno
appena tagliato profumano l'aria e le api
ronzano sul rosmarino e il mare festeggia con la
risacca sugli scogli riempiendo i polmoni di
salmastro, ecco la morte inaspettata e
improvvisa, ma....
Si sa che dove dimora l'Anima del mondo non
esiste il fastidio dello spazio e del tempo, ma
per essere perfetta deve vivere anche questo
aspetto della realtà assoluta, gli esempi ci
sono e li cogliamo innumerevoli nella nostra
storia, un breve viaggio di poche migliaia di
anni, che da quel primo sospiro dell'universo
chiamato Big-Bang è veramente un microscopico
esistere rivestito invero dagli uomini di
assoluta immeritata importanza, ma proprio in
questa storia Budda, Krisnah, Gesù sono apparsi
per ricordarci le nostre nobilissime origini e
di non prendere poi molto sul serio questo
piccolo turno di guardia caduco e illusorio.
Ma ritorniamo al nostro racconto.
Questa volta l'Essere volle diventare un angelo,
naturalmente immaginiamo subito un abito celeste
e delle ali che vibrano dietro alle spalle degli
uomini soffrendo delle malefatte di questi
ultimi o proteggendoli dagli inciampi della vita
quotidiana, niente di tutto questo, un angelo è
molto di più ...state a sentire!
Settanta gradini salivano fino ad una soffitta,
in una casa nel centro di Firenze.
Settanta gradini per salire al cielo di un
angelo dagli occhi colore del calcedonio, esile
dai capelli canuti.
Da quella stanzetta sotto il tetto si affacciava
qualche volta per calare un cestino dove i
negozianti mettevano la spesa.
Era così vecchio che non riusciva più a fare le
scale! A malapena, da una porticina stretta
della soffitta riusciva a passare su un
terrazzino, dove minuscoli vasi ospitavano dei
ciclamini selvatici rannicchiati all'ombra di un
glicine arrampicatosi fin lassù!
Era l'avvento, un giorno soltanto aspettava il
Natale, quando un uomo bussò alla sua porta.
"Avanti! E' sempre aperta!"
L'uomo entrò e l'angelo gli sorrise pronunciando
parole che arrivavano dirette al cuore e
sarebbero rimaste misteriose e incomprensibili
per la maggior parte degli uomini, spiegavano la
misteriosa unità fra le stelle, il
fuoco,l'acqua,l'aria e la terra.
La debole luce del sole di dicembre illuminava
il viso dei due mentre una campana in lontananza
suonava il Vespro della Vigilia.
L'angelo prese da una vecchia scatola delle
statuine di cera e piano piano formò un presepio
che racchiuse in una grotta oscura.
"Questa è il nostro inconscio nel quale dobbiamo
portare la luce!"
Dopo una breve pausa continuò:
"Vola... vola più in alto fino alle tue
origini... questo anelito è dentro a ognuno di
noi ...ma è difficile volare tra i desideri più
profondi e la maggior parte degli uomini
preferisce lo stordimento del rumore,e la
dimenticanza di se fra le cose passeggere, tanto
per sopravvivere attimo dopo attimo in un
inutile cercare che finisce per perdersi... vola
con le tue aquile sopra a questo popolo di
"senza nome".
A questo punto l'angelo chiudendo gli occhi
impose le mani sulla fronte dell'uomo e una
musica dolcissima risuonò nella piccola
soffitta...
"Guarda lassù!" Proseguì l'angelo:
"Quelle vette innevate, guarda quell'aquila...si
lascia trasportare nel sogno, nel suo universo
senza un addio. Ti voglio lasciare i suoi
segreti".
Dal cassetto di uno scrittoio, prese un rotolo
di disegni sgualciti e li porse all'uomo che a
guardarli rimase sorpreso, erano gli studi sul
volo di Leonardo!
"Vai sono tuoi!" Sussurrò l'angelo e proseguì
senza parole mugolando una dolcissima cantilena.
Si lasciarono così abbracciati, l'uomo uscì con
le lacrime agli occhi andava incontro al suo
natale su quel campo della Sicilia dove tra gli
ulivi argentati aveva sognato di volare con le
aquile!
...Quella notte l'angelo che aveva dimorato per
molti anni su questa terra e sulla quale si era
incarnato per compassione sentì improvvisamente
di dover tornare nell'utopia.
Per l'occasione si rivestì a festa con gli abiti
eleganti che imponeva la Firenze dell'ottocento,
quando sedeva ai caffè del centro... già... "i
Lorenzini".
L'amico caro, al quale aveva ispirato quel
bugiardo di Pinocchio, riposava ormai da più di
cent'anni alle Porte Sante, ...la regina delle
aquile... il suo amico pilota...erano ormai foto
ingiallite sulle pagine di vecchi giornali... si
sdraiò sulla sua poltrona e dopo aver dato un'
ultima raddrizzatina al papillon... volò nella
direzione di un canto, il richiamo della
nostalgia.
Fuori, le chiacchiere della gente uscivano dalla
Messa di mezzanotte e l'Anima del mondo gioiva
con le campane di Santa Maria del Fiore.
Gabriele Bianchi
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