
ALLA SCOPERTA DELLE
Terre e Radici DEI POPOLI DEL MONDO
Collana di letteratura internazionale
d’interesse e scambio linguistico-letterario
DA MIORIZZA A CRISTIAN POPESCU
Florilegio di poesia romena moderna e contemporanea
a cura di
Geo Vasile
Tra i poeti presenti: Mihai Eminescu, George Bacovia, Ion Vinea,
Gellu Naum, Mircea Ivănescu, Nichita Stănescu, Marin Sorescu, Mihai
Ursachi, Cezar Ivănescu, Virgil Mazilescu, Daniel Corbu, Gellu
Dorian, Ion Mureşan, Aurel Dumitraşcu, Cristian Popescu
Quest’antologia di saggi, testi poetici e lirici romeni ambisce ad
essere un repertorio di poesia moderna e post-moderna, cioè
ulteriore ai nostri classici, come Vasile Alecsandri, George Cosbuc,
Octavian Goga, e anche ad alcuni grandi interbellici già conosciuti
in Italia come Tudor Arghezi (grazie a Salvatore Quasimodo), o
Lucian Blaga (grazie al compianto ex professore di lingua e
letteratura romena presso parecchie cattedre d’Italia, Marin Mincu).
Trattandosi tuttavia di un compendio di poesia romena destinata ad
un lettore straniero, non abbiamo potuto fare a meno di proporre il
nostro più antico testo poetico anonimo chiamato Miorizza (ballata
pastorale epica a doppia origine: dacica e cristica, che la dice
lunga sulla civiltà e cultura romena nell’ambito dei popoli sud-est
e centro-europei. Lo stesso motivo ci ha fatto includere Mihai
Eminescu (1850-1889), conosciuto come l’ultimo romantico europeo,
tradotto a suo tempo, tra gli altri, dal grande romenista, il prof.
Ramiro Ortiz; sempre all’opera di Eminescu, l’autore della prima
rivoluzione del linguaggio poetico romeno, la più illustre romenista
d’Italia, Rosa del Conte, ha dedicato un volume di oltre 400 pagine,
Eminescu o dell’assoluto.
Fra gli innumerevoli poeti rappresentativi della nostra modernità,
in questo volume ci siamo occupati della triade George Bacovia
(simbolismo), Ion Vinea (il classico più equilibrato
dell’avanguardia interbellica) e Gellu Naum (il più longevo
surrealista della Romania e dell’Europa) che secondo noi hanno
delineato tre direzioni fonda-mentali di sviluppo della poesia
ulteriore agli anni sessanta e che continuano fino ai nostri tempi.
Sono loro i tre modelli intorno ai quali gira una moltitudine di
epigoni, nati naturalmente dopo i modelli e pronti a far prova di
aver assimilato la grande stagione poetica interbellica, e allo
stesso tempo di aver fatto una seconda rivoluzione del nostro
linguaggio poetica (malgrado l’inflessibile censura ideologica) tipo
Nichita Stanescu, Virgil Mazilescu, Cezar Ivanescu, Marin Sorescu;
accanto a quest’ultimi imposero il loro stile Petre Stoica, Cezar
Baltag, Mircea Ivanescu, Miron Kiropol, Mihai Ursachi, tutti
demolitori della corrente pro-sovietica che inneggiava al
proletariato e i suoi leader, alla lotta di classe, al realismo
socialista ecc. Una prova di continuità, quindi, ma anche una
rottura nel senso di originalità dovuta alla vocazione e al talento
(immaginario, visione sul mondo, prosodia, biografismo,
quotidia-nità).
Perfettamente sincronizzata a quella europea, la poesia romena di
oggi affascina il lettore per il suo stile colloquiale, ironico,
ludico e soprattutto anticonformista (Marin Sorescu, Ion Muresan,
Aurel Dumitrascu, Cristian Popescu ecc.).
La brillante intelligenza dell’anti-eroe lirico, faceta e grave,
penetrante, impietosa, e al tempo stesso estrosa e burlesca,
preferisce strappare le maschere; sotto una solenne, festosa
apparenza, ci sono le nostre vanità, debolezze, le malinconiche
frustrazioni. Di solito, dopo l’inganno cui ci affidiamo corpo e
anima, viene il disastro.
Le maschere del poeta romeno sono molteplici: buffone del re, re dei
buffoni, dissidente politico (Mihai Ursachi), crepuscolare e
va-neggiante nella biblioteca universale nel senso
goetheano-borgesiano (Ion Muresan). Deliranti nella loro cogitazione
sulla scia di Gellu Naum, alcuni dei nostri autori sono pronti a
ispirarsi all’umiltà della flora spontanea ma anche all’araldica del
cigno. Si muovono con leggerezza tra eros e morte (Cezar Ivanescu),
mentre compongono uno sfondo musicale che sprigiona dagli stessi
interstizi testuali e semantici delle poesie.
I loro universi di sublime supplizio combacia con la più raffinata
naturalezza. C’è anche l’ambizione non di trascrivere sogni, bensì
di creare sogni alla luce del giorno, di istituire una realtà
analoga al sogno. Al tempo stesso c’imbattiamo in sillogismi lirici
nel quadro di una poetica minimalista neo-espressionista. Nel loro
immedesimarsi con la vita segreta della babelica biblioteca
borgesiana, fanno della poesia una sorta di religione, un tentativo
di salvezza un’illuminazione mitopoetica del tramonto planetario che
ci travolge, verso l’ineludibile fin de partie.
Si ha simultaneamente il sentimento mirabile e quello tragico della
vita. Ci lasciamo accattivare dall’elegia pura di Gellu Dorian, ma
anche dai tentativi di ricerca di una nuova autenticità di Aurel
Dumitrascu, sfortunatamente morto giovanissimo.
Soavità e mostruosità, barocco e neo-espressionismo vanno di pari
passo. C’è l’inquietudine dei metafisici inglesi e degli artisti
spagnoli, nonché la tecnica dell’allucinazione. Non si può concepire
l’esistenza e l’amore in assenza della libertà individuale data a
noi dall’Onnipotente Creatore. Questo compendio è uno
dell’infelicità e della fragilità degli autori, sullo sfondo di
varie crisi di nervi, del disgusto, della povertà, delle
umiliazioni, della paura, dell’insicurezza, e soprattutto della “feroce
solitudine”.
Alcuni di loro non ebbero nemmeno il potere di condividere e
affrontare la “graziosa crudeltà del reale” . “Il mestiere di
vivere” da poeta non sembra sia il più facile del mondo.
Il lettore sarà forse sorpreso dell’assenza delle poetesse in questo
primo volume. Fatto sta che l’ulteriore volume sarà dedicato solo a
loro; ci daremo appuntamento con la poesia delle esponenti di spicco
della nostra modernità e post-modernità.
Geo Vasile
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